Intendono zittire chi denuncia il genocidio a Gaza’: il governatore campano scende in difesa della relatrice ONU nel mirino di Washington.”
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, è finita recentemente nel mirino del governo statunitense, che ha annunciato sanzioni nei suoi confronti. Una misura che ha scatenato una forte ondata di solidarietà in Italia e acceso i riflettori sulla sua attività di denuncia delle violazioni dei diritti umani in Palestina.
“Vogliono intimidire me e chiunque cerchi di dire la verità sul genocidio in corso a Gaza, usando metodi che ricordano quelli della mafia. Ma non ci riusciranno, perché io continuerò a fare il mio lavoro con la schiena dritta”, ha dichiarato Albanese in un’intervista a la Repubblica. “Chiederò il coinvolgimento della Corte penale internazionale. Il premier israeliano Netanyahu deve essere giudicato all’Aia”.
Le sue parole arrivano dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto ONU intitolato “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”, in cui denuncia l’esistenza di un sistema economico che sostiene e trae profitto dal conflitto: aziende attive nei settori degli armamenti, della sorveglianza, della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, ma anche istituzioni finanziarie, fondi pensione e banche, che garantirebbero un flusso costante di capitali verso l’occupazione israeliana.
“La guerra non si ferma per le ambizioni territoriali di Israele, sostenute da interessi economici potenti. E queste armi le stiamo comprando anche noi”, afferma la relatrice ONU. “Ma la notizia non sono io. La vera notizia è il tentativo di silenziare le denunce di genocidio. Questa è solo l’ultima mossa disgraziata degli Stati Uniti dopo il mio ultimo rapporto”.
Albanese ha scritto finora sei rapporti per le Nazioni Unite, affrontando temi come la detenzione arbitraria, il trattamento dei minori palestinesi e le responsabilità potenziali in crimini contro l’umanità. Ribadisce con forza la necessità di un’azione giuridica internazionale:
“Ho chiesto che la Corte penale internazionale accerti le responsabilità. Ma gli Stati Uniti, oggi, sono un Paese allergico alla giustizia. È il potere economico e politico che cerca di silenziare chi lo critica, dopo averlo ridicolizzato e diffamato. Denuncio questo sistema, che funziona solo se la gente si lascia impaurire e dividere”.
In Italia, la reazione non si è fatta attendere. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha definito le sanzioni “una vergogna” e ha espresso pubblicamente “la più completa e affettuosa solidarietà” alla giurista originaria della Campania.
Anche a Firenze si è mossa la politica. Il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune ha presentato in Palazzo Vecchio una mozione per conferire ad Albanese la cittadinanza onoraria, accompagnata dalla proposta di sostenerne la candidatura al Premio Nobel per la Pace.
“La professionalità del suo lavoro è attestata da una vita spesa a sostegno del diritto e della dignità dei popoli”, ha dichiarato il capogruppo Dmitrij Palagi. “Gli attacchi che sta subendo sono un insulto all’idea stessa di una comunità internazionale impegnata per la pace”.
Mentre da una parte viene isolata e colpita sul piano internazionale, dall’altra Francesca Albanese continua a raccogliere sostegno per una missione che molti considerano necessaria e coraggiosa: denunciare la sistematica violazione dei diritti umani, anche quando a farlo significa affrontare potenze mondiali e interessi economici trasversali.
Alma

