Dalla gogna mediatica all’archiviazione: il caso diventa simbolo di libertà di pensiero.
Una sentenza che ristabilisce la verità dei fatti, tutela il diritto alla libertà di opinione e segna un punto fermo nella lotta alla mistificazione. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura in merito al procedimento che coinvolgeva Nives Monda, titolare della trattoria Taverna di Santa Chiara, accusata in seguito a un diverbio con due turisti israeliani avvenuto lo scorso maggio.
La decisione del giudice conferma che non vi è stata alcuna condotta minacciosa o violenta da parte della ristoratrice napoletana. Una conclusione chiara e limpida, che smentisce categoricamente le ricostruzioni iniziali circolate su stampa e social.
«Il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione perché nei comportamenti della signora Monda non è emerso alcun atto di violenza né di intimidazione», ha dichiarato l’avvocato Domenico Ciruzzi, intervenuto in conferenza stampa proprio all’interno del locale teatro dei fatti.
«Anche i querelanti hanno confermato che non ci sono state minacce dirette, né atteggiamenti aggressivi. Il video prodotto a supporto della denuncia, anzi, mostra l’assenza totale di elementi penalmente rilevanti», ha aggiunto il legale.
Non solo. Il giudice ha escluso in maniera netta anche l’aggravante dell’odio razziale o religioso prevista dall’articolo 604 ter del codice penale, giudicando insussistente qualsiasi intento discriminatorio.
«La signora Monda ha espresso una riflessione morale, collegando la tragedia dei bambini palestinesi alle operazioni militari dello Stato di Israele. Una posizione che rientra nella libertà di espressione, soprattutto se sostenuta da riferimenti al diritto internazionale», ha chiarito ancora l’avvocato Ciruzzi.
A difendere la ristoratrice anche l’avvocata Stella Arena, che ha annunciato azioni legali nei confronti di alcune testate giornalistiche.
«È nostro dovere tutelare la reputazione della città e di chi vi lavora onestamente. Non è accettabile che si venga sottoposti a pubblica gogna per aver espresso opinioni che trovano fondamento giuridico e umanitario. Denunceremo chi ha violato il diritto all’onorabilità della signora Monda», ha dichiarato l’avvocata.
Profondo il dolore umano vissuto dalla protagonista di questa vicenda, che ha voluto sottolineare l’ingiustizia subita non solo a livello personale, ma anche collettivo.
«Non cercavo visibilità né conflitti. La mia preoccupazione era per i miei collaboratori, che sono stati travolti da una tempesta mediatica costruita in poche ore», ha affermato Nives Monda. «Sono bastati dieci minuti perché partissero recensioni diffamatorie. Dopo poche ore ero bersaglio di minacce di morte provenienti persino dall’estero. Nessuno mi ha protetta, nemmeno l’amministrazione comunale, che ha dato ascolto solo ai turisti senza nemmeno accertare la verità».
Eppure, dal caso è nata anche una presa di coscienza collettiva. L’indignazione spontanea della città, che ha riconosciuto l’ingiustizia mediatica e istituzionale subita dalla ristoratrice, ha acceso i riflettori su una questione più ampia: il diritto a manifestare solidarietà al popolo palestinese senza essere accusati di odio.
«La mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale è un primo passo importante. Ora tocca alle istituzioni darle concretezza, ad esempio monitorando il traffico di armi nel porto di Napoli. Non possiamo restare in silenzio di fronte a un genocidio», ha aggiunto la ristoratrice.
«Mi prenderò un po’ di tempo prima di parlarne approfonditamente. Nel frattempo, condivido con voi questa notizia e, soprattutto, lo faccio affinché possa servire ad altre e altri: dire che c’è un genocidio ai danni del popolo palestinese non è reato, reato è compierlo», ha concluso Nives
Con la chiusura dell’indagine, la giustizia ha fatto il suo corso. Ma il caso Monda resta un simbolo: quello di una battaglia per la verità, la libertà di pensiero e la dignità umana. E di una Napoli che, tra dolore e coraggio, ha saputo schierarsi dalla parte giusta della storia.
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