Si valuta una verifica straordinaria su sei anni di erogazioni assistenziali
Dopo lo scandalo esploso alla Cassa Edile di Napoli, anche a Caserta si fa sempre più concreta l’ipotesi di un’inchiesta interna per far luce su presunti abusi e irregolarità nell’erogazione di prestazioni assistenziali. Il presidente Enrico Landolfi e la vice presidente Irene Velotti dell’ente bilaterale casertano starebbero valutando l’ipotesi di attivare controlli interni su alcune prestazioni erogate – in particolare borse di studio, assegni di natalità, assegni matrimoniali e sussidi straordinari. Un’indagine interna che dovrebbe partire da un audit rigoroso della documentazione allegata alle domande, in particolare per quelle presentate negli ultimi sei anni.
Intanto, il popolare social TikTok si trasforma in un inedito palcoscenico di autocompiacimento: circolano video, audio e fotografie provenienti direttamente dai cantieri, in cui alcuni operatori casertani di una nota organizzazione sindacale degli edili – tra l’altro presente con propri rappresentanti nel comitato di gestione della Cassa Edile di Caserta – si esibiscono vantandosi di essere capaci di “far recuperare tanti soldi dalla Cassa Edile”. La foto, l’audio si commentano da soli. Una spettacolarizzazione grottesca dei diritti dei lavoratori, che rischia di trasformare un ente bilaterale in un supermarket di prestazioni, un vero e proprio bancomat fuori controllo.
Selfie su TikTok che trasformano la Cassa Edile in un supermarket

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Il confine tra diritto e favore si fa sottile, mentre il pudore istituzionale sembra vacillare. In questo contesto, è auspicabile – e doverosa – una presa di posizione chiara e pubblica da parte delle sigle sindacali Fillea Cgil, Filca Cisl. Feneal Uil e dell’Associazione Costruttori Edili di Caserta. Il silenzio sarebbe complice.
Nel frattempo, a Napoli, il Comitato di Gestione della Cassa Edile avrebbe approvato il bilancio, ma secondo fonti attendibili ci sarebbe stata una forzatura, un passaggio che, se confermato, rischia di minare la credibilità dell’intero organismo.
Ma cosa è accaduto esattamente a Napoli? A far scattare le indagini è stata la confessione di un operaio, raccolta da un dirigente della Fillea CGIL, che ha fatto emergere una rete di frodi ben più ampia. Borse di Studio, assegni di natalità e matrimonio, sussidi straordinari, rimborsi malattia sarebbero state presentate con documentazione falsa – spesso a insaputa degli stessi operai – da operatori di una nota sigla sindacale che siede nel Consiglio di Amministrazione dell’ente.
Ma i dati concreti restano avvolti nel mistero. Quanti sono i lavoratori effettivamente coinvolti nelle truffe? Quante risorse sarebbero state sottratte alla Cassa Edile di Napoli? Quante denunce sono state formalmente presentate? A quanto pare, tutte queste informazioni sarebbero già note alla Presidenza e alla Direzione della Cassa Edile, ma non sono mai state rese pubbliche.
In un clima di opacità e improvvisazione comunicativa, cresce l’esigenza di trasparenza. L’edilizia – settore strategico per la ripresa economica e sociale del Paese – non può permettersi zone d’ombra. E i lavoratori onesti, che ogni giorno sudano nei cantieri, hanno diritto a un sistema che li protegga, non che venga strumentalizzato per fini privati o clientelari.
RED
