Le proposte del sindacato non sono nuove: introdurre il reato specifico di omicidio sul lavoro, istituire una procura specializzata in incidenti e violazioni della sicurezza, potenziare gli organi ispettivi. Ma fino a oggi, il legislatore ha fatto orecchie da mercante
Cinque operai morti in due giorni. Studenti feriti durante i percorsi scuola-lavoro. Famiglie distrutte, silenzi istituzionali, rabbia crescente. In Italia il lavoro continua a essere un campo minato, dove la sicurezza è spesso sacrificata sull’altare del profitto o dell’efficienza. Ma in Campania, la situazione ha assunto da tempo i contorni di un’emergenza permanente.
“Più di 2.500 morti dal 1990”: la Campania paga un prezzo altissimo
È un grido che arriva dalle fondamenta del settore edile, quello lanciato da Vincenzo Maio, segretario della Fillea Cgil Campania. Una voce che non si limita ai numeri, ma punta il dito contro un sistema che continua a produrre vittime. “Dal 1990 – denuncia – sono oltre 2.500 i lavoratori morti nella nostra regione. Un dato spaventoso, che peggiora nonostante l’impegno di molti, anche dentro le istituzioni”.
Secondo Maio, l’Italia ha una delle migliori cornici normative d’Europa in tema di sicurezza, ma la realtà racconta tutt’altro. Le leggi, da sole, non bastano. I controlli sono insufficienti, gli strumenti per la prevenzione depotenziati da riforme inefficaci e i dispositivi sanzionatori spesso disattesi.
Richieste ignorate: “Serve il reato di omicidio sul lavoro”
Le proposte del sindacato non sono nuove: introdurre il reato specifico di omicidio sul lavoro, istituire una procura specializzata in incidenti e violazioni della sicurezza, potenziare gli organi ispettivi. Ma fino a oggi, il legislatore ha fatto orecchie da mercante. “La patente a punti è un palliativo – sottolinea Maio – non affronta il cuore del problema: l’assenza di una cultura vera della sicurezza”.
Giovani a rischio: aumentano gli infortuni negli stage scolastici
La crisi della sicurezza colpisce anche chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Nei primi tre mesi del 2025, le denunce di infortunio tra gli studenti coinvolti nei percorsi Pcto sono aumentate del 2%. L’Unione degli Studenti parla di sfruttamento mascherato da formazione: “Sempre più giovani lavorano per necessità economica – spiega Tommaso Martelli, coordinatore nazionale – spesso senza tutele e in condizioni borderline”.
Tre studenti sono già morti durante esperienze di alternanza scuola-lavoro. Un bilancio tragico, che ha spinto l’Uds a chiedere l’abolizione dei Pcto e un ripensamento profondo del rapporto tra formazione e lavoro. “Servono percorsi sicuri, non tirocini trappola”, incalza Francesco Valentini, dell’esecutivo nazionale.
Cinque morti in 48 ore: a pochi giorno dal Primo Maggio
A pochi giorni dalla Festa del Lavoro, l’ennesima serie di tragedie: un operaio folgorato in un impianto fotovoltaico, un muratore ventiquattrenne precipitato da un’impalcatura, un uomo schiacciato da una motrice. Le regioni coinvolte – Campania, Lazio, Lombardia e Veneto – raccontano che il problema è nazionale, non locale. Il Presidente dell’Anmil, Antonio Di Bella, lancia un appello accorato: “Non possiamo continuare a contarli. Dobbiamo impedirli”.
I dati Inail: meno infortuni, ma più morti
Nel primo trimestre del 2025 le denunce di infortunio complessive sono leggermente diminuite rispetto allo stesso periodo del 2024. Ma i decessi sul lavoro sono aumentati del 9,9%. A crescere in modo drammatico sono le vittime nei settori agricolo (+26%) e nei trasporti (+38%). Le costruzioni fanno eccezione, con un calo del 16%. Un dato che qualcuno attribuisce all’introduzione della “patente a punti”, ma che molti – come Maio – considerano ancora troppo fragile per cantare vittoria.
8-9 giugno: i referendum sul lavoro
Nel frattempo, studenti e sindacati guardano all’appuntamento referendario di giugno come a un’occasione decisiva. Quattro quesiti per cambiare le regole del gioco, tra precarietà, appalti e licenziamenti. “Voteremo sì – dicono dall’Uds – perché questa battaglia riguarda tutti. La sicurezza non è un privilegio, è un diritto”.
Conclusione: cambiare rotta, prima che sia troppo tardi
Il lavoro in Italia non può più essere un rischio calcolato. Non servono solo leggi migliori, ma una volontà politica e culturale che metta davvero al centro la dignità umana. E finché morire sul lavoro sarà la normalità, nessuna festa del Primo Maggio potrà essere pienamente celebrata.
Ciro Crescentini
