Non sono mancati atti simbolici legati alla difesa della scuola pubblica: nei pressi dell’Università “Federico II”, alcuni studenti hanno esposto una bara di cartone per denunciare il rischio di un sistema educativo sempre più in difficoltà, segnato dalla scarsa attenzione e dai tagli ai fondi.
Cinquemila persone hanno attraversato oggi le strade di Napoli, unendo la celebrazione della Resistenza del 25 aprile alla lotta per i diritti e la giustizia sociale. La città, che nel giorno della Liberazione celebra la memoria storica della Resistenza italiana contro il fascismo, si è tinta di solidarietà e impegno per il popolo palestinese, ma anche contro le politiche di riarmo e le recenti leggi sulla sicurezza.
Il corteo, partito da piazza Garibaldi ha visto la partecipazione di una vasta e variegata coalizione di gruppi e sigle. Dall’ANPI ai centri sociali come Insurgencia ed Ex Opg, passando per il Movimento di Disoccupati 7 novembre, il sindacato Si Cobas e gli studenti di Uds e Kaos, il 25 aprile a Napoli ha dato voce a chi quotidianamente lotta per un futuro migliore. Non solo organizzazioni politiche e sindacali, ma anche una folta rappresentanza di società civile, con tanti giovani che hanno dato vita a un corteo pacifico, ma determinato.
“Il 25 aprile non deve essere solo un esercizio della memoria”, hanno dichiarato alcuni manifestanti, ribadendo che la libertà e la democrazia vanno difese ogni giorno. Un messaggio forte che ha attraversato le strade di Napoli, attraversando non solo la storia della Liberazione, ma anche le sfide moderne a cui il paese è chiamato a rispondere.

In prima linea, infatti, è stato portato anche il grido di solidarietà al popolo palestinese, che sta subendo da mesi l’aggressione di un governo israeliano responsabile di massacri. Una presenza importante, quella della solidarietà per la Palestina, che ha rafforzato l’intensità del corteo, rendendo evidente come il 25 aprile non sia solo la memoria di una guerra passata, ma una battaglia per la pace e la giustizia, ancora aperta.
La protesta ha avuto anche un altro aspetto simbolico e deciso. Durante il percorso, un gruppo di manifestanti ha incendiato dei mitra di cartone davanti alla sede di Fratelli d’Italia, per protestare contro il riarmo europeo.

Non sono mancati atti simbolici legati alla difesa della scuola pubblica: nei pressi dell’Università “Federico II”, alcuni studenti hanno esposto una bara di cartone per denunciare il rischio di un sistema educativo sempre più in difficoltà, segnato dalla scarsa attenzione e dai tagli ai fondi. Significativo il volantino diffuso durante la manifestazione: “a fronte della media europea del 2,1%, e della media OCSE del 2,5%, il nostro paese destina appena l’1,4% del PIL a ricerca e sviluppo. Questo sottofinanziamento determina la presenza di una quota fisiologica di figure precarie su cui si regge, di fatto, il funzionamento dell’Università pubblica, e la rende inoltre sempre più dipendente da finanziamenti esterni, pubblici e privati, spesso finalizzati alla ricerca per strumenti di controllo delle popolazioni e sistemi d’arma sempre più sofisticati. “All’interno di questa cornice ci preoccupano gli effetti a breve e a lungo termine del taglio in finanziaria di mezzo miliardo agli atenei e del disegno di legge 1660, la cosiddetta riforma “Bernini-Resta”, attualmente giacente in Senato. Le due cose insieme, oltre a impoverire un’università strutturalmente fragile, comporteranno l’espulsione di circa un terzo del personale e il ricorso a figure ancora più precarie e marginalizzate, rendendo l’accesso al ruolo universitario un percorso a ostacoli impossibile da sostenere per chi non proviene da famiglie agiate. Questa situazione non riguarda soltanto chi ha un lavoro precario: anche chi studia dovrà fronteggiare corsi sempre più affollati, l’impossibilità da parte dei docenti di seguire adeguatamente le tesi di laurea, l’assenza di strutture pubbliche come mense e residenze che, soprattutto in grandi città divorate dalla turistificazione come Napoli, sono vitali per garantire il diritto allo studio“

“Mai come oggi abbiamo bisogno di ribadire le nostre battaglie”, ha affermato uno degli organizzatori del corteo. “La lotta contro il riarmo, contro il decreto sicurezza e a favore di un futuro più giusto per tutti. La Resistenza, infatti, non è solo un ricordo, ma una pratica viva e quotidiana di difesa dei diritti umani, della giustizia sociale e della libertà“. Un messaggio che ha attraversato le strade di Napoli con forza, portando alla luce come la lotta di oggi sia un continuum con quella del passato, contro l’oppressione e per i diritti.
A Largo Berlinguer, un’altra iniziativa, seppur separata, ha visto la partecipazione di circa cinquanta persone, in gran parte appartenenti alle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. Qui, il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, ha ribadito l’importanza di difendere la democrazia e la Costituzione, sottolineando come il governo attuale stia cercando di minare questi valori. “Questo governo non perde occasione per dimostrare la sua vera natura antidemocratica. Quest’anno ricorre l’ottantesimo del 25 aprile, una data da ricordare e festeggiare, così come stiamo facendo, a difesa della democrazia e per denunciare tutto ciò che sta avvenendo nel mondo”, ha dichiarato Ricci.

L’iniziativa, che ha visto la lettura della Costituzione e brani della letteratura italiana legati alla Resistenza, è stata arricchita dalla partecipazione di attori come Nando Paone, Antimo Casertano, Valeria Vaiano, Arduino Speranza, Angela Rosa D’Auria e Anna Damasco. Ricci ha poi ricordato che Napoli, con le Quattro Giornate, riuscì a liberarsi per prima dall’oppressione nazifascista, diventando simbolo della battaglia per la libertà e la democrazia. “Oggi siamo in prima linea per difendere i diritti del mondo del lavoro. Tanti cittadini, pensionati, giovani sono in piazza con noi per dire a voce alta: difendiamo la Costituzione, difendiamo la democrazia, antifascisti sempre”, ha concluso il segretario della Cgil.
Infine, un altro aspetto importante di entrambe le iniziative è stato il rinnovato impegno nella difesa dei diritti sociali ed economici. La Resistenza, infatti, non è solo un ricordo, ma una pratica viva e quotidiana di difesa dei diritti umani, della giustizia sociale e della libertà.
Oggi, come ieri, Napoli ha mostrato che non si arrende e che, nella città partenopea, la resistenza vive nelle strade, nelle piazze, nei corpi che lottano per un futuro migliore, per una società più giusta e solidale.
Ciro Crescentini
