Commozione e rabbia ai funerali del dipendente Eav. La moglie: “Non fu fatalità, ora verità e giustizia”
Una cattedrale gremita, un silenzio tagliente, un dolore collettivo che attraversa due comunità intere. Castellammare di Stabia e Vico Equense si sono strette oggi in un unico abbraccio per salutare Carmine Parlato, il 59enne macchinista dell’Eav vittima del disastro della funivia del Faito, avvenuto lo scorso 17 aprile. Insieme a lui, in quella tragica corsa verso il vuoto, hanno perso la vita anche tre turisti stranieri, mentre un quarto lotta ancora in ospedale.
Le esequie si sono svolte nella cattedrale stabiese, in Piazza Giovanni XXIII, sotto gli occhi commossi di centinaia di cittadini e istituzioni. A concelebrare il rito funebre, il vescovo Francesco Alfano, insieme ad altri nove sacerdoti. Presenti i rappresentanti delle istituzioni civili e politiche: il sindaco di Castellammare Luigi Vicinanza, i deputati Marco Sarracino e Sandro Ruotolo, il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio, il presidente della commissione trasporti della Regione Campania, Luca Cascone, i sindaci di Vico Equense e Meta,Giuseppe Aiello e Giuseppe Tito, il prefetto di Napoli Michele Di Bari.
Fuori, in piazza, lo schieramento silenzioso delle forze dell’ordine – carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco – ha testimoniato la gravità di una ferita che ha toccato profondamente l’intero territorio.
Ma è stata la voce di Elvira, moglie di Carmine, a rompere il silenzio e a trasformare il dolore in denuncia. Un discorso intenso, pronunciato con la forza di chi non si rassegna: «Carmine, sarò la tua voce. Terminati i momenti del plauso, viene il momento della giustizia. Avete strappato Carmine alla vita. Questa tragedia merita risposta». Nessuna fatalità, ha ribadito più volte, ma responsabilità precise che ora devono emergere. Parole che non hanno lasciato spazio all’ambiguità: «Chi con negligenza e leggerezza ha messo a repentaglio vite umane ne risponda».
Il suo è stato un appello accorato, rivolto anche ai colleghi del marito e alle istituzioni: “Mi rivolgo ai suoi colleghi, partendo dall’ultimo al primo, a chi doveva proteggere i dipendenti e i viaggiatori. Quello che è successo non può essere la conseguenza di un singolo momento. Non possiamo accettare la fatalità”.
Il ricordo personale si è intrecciato con la richiesta pubblica di verità e giustizia. “A noi tocca sopravvivere a questo dolore immane, oggi, domani e per tutti i giorni della nostra vita”, ha detto Elvira, con un pensiero anche alle altre vittime: “Chi era con lui, in quel momento, era la sua famiglia. Anche per loro meritiamo risposte”.
Toccanti le sue ultime parole rivolte direttamente a Carmine, con la voce rotta dal pianto: “Questa è una promessa che ti faccio e che manterrò fino alla fine dei miei giorni”.
Alla fine della cerimonia, è stato il prefetto Michele Di Bari a raccogliere idealmente l’appello della moglie, sottolineando il lavoro “encomiabile e rapido” degli inquirenti della Procura di Torre Annunziata, e ricordando che questo è il momento della solidarietà: “Dobbiamo essere accanto alla famiglia, alla moglie e al figlio di Carmine”.
Nel cuore della città, resta l’eco di un dolore che chiede risposte. E un nome, Carmine Parlato, che da oggi diventa simbolo di una tragedia che non può e non deve essere dimenticata.
Alma
