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Nuovo studio sui Campi Flegrei: il sollevamento del suolo è legato a una “sorgente deformativa”. Esclusa la risalita del magma 

Redazione by Redazione
9 Novembre 2023
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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La ricerca è stata pubblicato sul Journal of Volcanology and Geothermal Research con il titolo “The effects of hot and pressurized fluid flow across a brittle layer on the recent seismicity and deformation in the Campi Flegrei caldera (Italy)”

 Arriva una nuova ipotesi scientifica sulle cause del sollevamento del suolo nell’area dei Campi Flegrei.

Secondo una ricerca dell’Università di Bologna e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il principale indiziato sarebbe un cilindro di roccia alto 500 metri, del diametro di circa 5 chilometri e situato a due chilometri di profondità, proprio sotto la caldera dei Campi Flegrei.

La sua dilatazione – e non la risalita del magma – spiegherebbe sia il tasso di sollevamento che l’andamento della sismicità, proprio come avvenne all’inizio degli anni ’80, quando l’arrivo di fluidi caldi e a elevata pressione, contribuì alla deformazione del cilindro di roccia e al conseguente bradisismo.

La conclusione alla quale sono giunti gli studiosi escluderebbe quindi la risalita del magma che avrebbe al più un ruolo secondario.

“Questa sorgente di deformazione era già nota per aver contribuito al sollevamento del suolo che si è verificato nell’area dei Campi Flegrei tra il 1982 e il 1984″, spiega Massimo Nespoli, ricercatore al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna e primo autore dello studio. “I risultati della nostra indagine mostrano come le serie temporali di sollevamento del suolo osservate negli ultimi 18 anni possano essere riprodotte assumendo la riattivazione di quella stessa sorgente deformativa”.

In questi episodi di sollevamento – evidenziano gli studiosi – il ruolo del movimento di magma sarebbe quindi secondario rispetto a quello di fluidi caldi e pressurizzati che si muovono all’interno delle rocce del sistema idrotermale della caldera.

“Anche se il contributo magmatico non può essere escluso – aggiunge Nespoli – i risultati ottenuti con la modellazione fisica di questa sorgente di deformazione, legata all’arrivo di fluidi caldi e pressurizzati, consentono di spiegare efficacemente sia il tasso di sollevamento che l’andamento della sismicità, senza il bisogno di invocare la risalita di magma negli strati superficiali della caldera dei Campi Flegrei”.

Lo ricerca è in controtendenza rispetto alle conclusioni alle quali è arrivata la Commissione Grandi Rischi, stando a quanto riportato dal ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci.

“L’insieme dei risultati scientifici rafforza l’evidenza del coinvolgimento di magma nell’attuale processo bradisismico di sollevamento del suolo”, ha detto martedì il ministro citando le conclusioni della Commissione.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Volcanology and Geothermal Research con il titolo “The effects of hot and pressurized fluid flow across a brittle layer on the recent seismicity and deformation in the Campi Flegrei caldera (Italy)”. Gli autori sono Massimo Nespoli, Maria Elina Belardinelli e Maurizio Bonafede del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna, insieme a Anna Tramelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano. 

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