Venezuela: l’Unione Europea vuole la guerra, pressioni sull’Italia

 Il governo Conte contro qualsiasi ingerenza negli affari interni del governo venezuelano, favorevole al dialogo tra le parti. In favore del golpe Partito Democratico, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega pronti a votare una mozione

Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania e altri Paesi europei  hanno deciso di riconoscere come “Presidente del Venezuela” Juan Guaidò, il  leader dell’opposizione venezuelana che si è  auto-proclamato come tale il 23 gennaio scorso in violazione della costituzione e delle leggi del suo Paese. L’Unione Europea si accoda agli Stati Uniti per attuare un  vero e proprio colpo di Stato con l’obiettivo di  rimuovere  il legittimo governo venezuelano di Nicolas Maduro, eletto da regolari elezioni che si sono svolte lo scorso Maggio, sostenuto da un forte consenso popolare e dall’esercito. Le scelte assunte dai governi europei rischiano di legittimare un clima di destabilizzazione e la guerra civile nel paese latino americano.  In Italia, il partito democratico ha presentato oggi  una mozione per  riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim. I primi a firmare la mozione sono stati il capogruppo Andrea Marcucci,  Matteo Renzi, Pier Ferdinando Casini e Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri.  Il documento sarà sostenuto in aula da Fratelli d’Italia, Forza Italia. Un documento che legittima, sostiene anche un eventuale intervento armato esterno da parte degli Stati Uniti. Anche la Lega potrebbe votare il documento.  “Maduro è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo. L`auspicio sono libere elezioni il prima possibile”.  E’ questa la posizione della Lega sul Venezuela, secondo quanto si apprende da fonti del Carroccio.

La posizione assunta dal governo Conte è la più realistica e non è  isolata: nessuna ingerenza politica negli affari interni del Venezuela, attivare tutte le iniziative possibili per favorire il dialogo tra governo e opposizione. La linea del dialogo sostenuta, tra l’altro, da due paesi sudamericani Messico e Uruguay. Una posizione condivisa da Liberi e Uguali. “Sul Venezuela, da parte di tanti Governi della Ue, è stato estremamente pericoloso l`ultimatum dato otto giorni fa ed è ancora più pericoloso il riconoscimento oggi dell`autoproclamato presidente Guaidò. È un riconoscimento che contraddice la posizione del Consiglio di Sicurezza dell`Onu, come quella dell`Organizzazione degli Stati Americani che, invece, riconoscono la legittimità del Presidente Maduro” – ha dichiarato  Stefano Fassina deputato Leu – “L`Onu –  ha aggiunto – non conta più nulla per i governi europei così attenti ai principi del multilateralismo? Oppure, si rispetta a la carte? Le condizioni disastrose del Venezuela sono evidenti, come sono evidenti le responsabilità del Presidente Maduro. Tuttavia, le opposizioni non sono campioni di democrazia liberale e si muovono in un quadro di ingerenze statunitensi pesantissime, finalizzate soltanto alla salvaguardia di uno spazio geopolitico. La via d`uscita è il negoziato, sulla base della posizione Onu, per arrivare a elezioni al più presto”.

Di Battista(M5s): “coraggiosa la posizione neutrale dell’Italia”La quantità di ‘democrazia’ che si vuole esportare in un paese e’ sempre direttamente proporzionale alla quantita’ di petrolio li’ presente. Se il Venezuela non avesse la prima riserva di petrolio al mondo oggi nessuno si interesserebbe ai diritti del suo popolo. Ci vuole coraggio a mantenere una posizione neutrale in questo momento, lo so. L’Italia non e’ abituata a farlo. Ci siamo sempre accodati in modo vile agli ‘esportatori di democrazia'”. Lo scrive su facebook Alessandro Di Battista (M5s). “L’abbiamo fatto in Iraq, in Afghanistan, in Libia- aggiunge-.
Oggi i pavidi di allora piangono lacrime di coccodrillo come fa Junker rispetto alla Grecia. Se avessimo mantenuto una posizione neutrale nel 2011 la Libia non sarebbe diventata l’inferno che è oggi. Il mondo e’ spaccato in due. Da una parte Russia e Cina sostengono Maduro. Dall’altra Trump ha dichiarato che l’intervento militare è un’opzione. Poi c’e’ l’Unione Europea incapace di comprendere che la linea del dialogo tra governo e opposizioni suggerita da Messico e Uruguay andrebbe sostenuta nell’interesse dell’Europa stessa oltre che del popolo venezuelano”. “Suggerisco coraggio e lungimiranza e soprattutto una difesa sostanziale dell’art.11 della nostra Costituzione. Perche’ le guerre vanno ripudiate il giorno prima che scoppino, farlo il giorno dopo e’ troppo facile”, conclude.

 Contro qualsiasi ingerenza o invasioni armate in Venezuela si sono schierati l’Onu, la Russia, la Cina e i  leader della sinistra europea Jean Luc Melenchon e Jeremy Corbyn. Non è la Francia che sostiene i golpisti in Venezuela. E’ soltanto Macron. Resistete! Insieme all’Onu diciamo: Nicolas Maduro è il presidente del Venezuela. Pace e libertà per il Venezuela!”, ha twittato Melenchon, subito dopo che il ministro degli Esteri francese ha annunciato il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Il leader del partito laburista del Regno Unito, Jeremy Corbyn, ha detto venerdì che l’intervento in Venezuela e la richiesta di tutte le sanzioni contro il governo di Nicolas Maduro sono “sbagliate” e che solo i venezuelani hanno il diritto di decidere il proprio destino. “Il futuro del Venezuela è una questione dei venezuelani: la richiesta del Segretario degli Esteri U.K. Jeremy Hunt di ulteriori sanzioni contro il Venezuela è sbagliata”, ha sottolineato Corbyn – Ci opponiamo alle interferenze esterne in Venezuela, sia degli Stati Uniti che di qualsiasi altra parte. C’è bisogno di un dialogo e di un accordo negoziato per superare la crisi”. La Russia  stigmatizza il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela, parlando di tentativo ” di legittimare una usurpazione del potere” e di “ingerenza diretta e indiretta” negli affari interni del paese latino americano.  “Qualsiasi soluzione della crisi politica interna del Venezuela è possibile solo tramite i venezuelani”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, secondo il quale il riconoscimento di Guaidò espresso da diversi paesi europei “non contribuisce in alcun modo ad un accordo pacifico, effettivo e praticabile della crisi che stanno sperimentando i venezuelani”. Anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha criticato il riconoscimento di Guaidò da parte di diversi paesi europei, dopo che il presidente Nicolas Maduro ha rifiutato di convocare nuove elezioni entro la giornata di ieri. “Questa non è una mediazione, ma un ultimatum”, ha affermato. L’Ue “crede di avere il diritto di dettare le condizioni per gli sforzi internazionali di mediazioni – ha detto – sarebbe più civile ed efficace, per tutti gli interessati alla soluzione della crisi, riunirsi e negoziare“.

 

 

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