Il tecnico: “Il nostro orizzonte è il Genoa, non parliamo d’altro. Zuniga? E’ monitorato, non gioca perché è indietro di condizione”

NAPOLI – Gioca fino in fondo il ruolo di normal one, l’antidivo cresciuto con valori lontani dallo star system pallonaro. “Siamo alla settima vittoria consecutiva  – sbotta Sarri – e mi chiedono solo di Insigne e Mertens”. E qualcuno anche di Zuniga, che oggi aveva rotto un lungo silenzio, per ribellarsi al sistematico parcheggio ai box. E allora, tanto per cominciare “nessun giocatore è contento di uscire, più esce arrabbiato meglio è. Vale anche per Mertens”. Sarri vorrebbe liquidarla così, come un caso da raptus agonistico. La doppia incazzatura dell’uscente e dell’entrante, che però salta all’occhio, nel Napoli galactico. E allora il tecnico deve precisare. Sì, Lorenzo “ha mancato di rispetto a chi entrava e anche a chi restava in panchina”.  E allora sono attese le scuse, anzi forse sono già arrivate. “Dovrà essere lui a spiegarlo ai suoi compagni”. Un caso da sgonfiare al più presto, auspica l’allenatore di certo infastidito. Uno sfogo da riportare nell’alveo naturale: lo spogliatoio. “Perché lo spogliatoio è sacro” ammonisce Sarri. Tra le mura di Castel Volturno, il Napoli ha cementato un ruolino da rullo compressore. E da quello spazio inviolabile deve ripartire. Alle porte bussa il Genoa. Manco a dirlo, un osso duro per l’inflessibile Sarri. “E’ un campo storicamente difficile per tutti, il nostro orizzonte temporale finisce lì”. Inutile insistere, il tecnico non molla l’osso. Vietato parlare di sogni, proibito evocare smanie di grandezza. “Non eravamo brocchi prima, non siamo fenomeni adesso”. Volare bassi sì. Ma una sterzata Sarri se la concede. “La società non mi ha mai parlato di Zuniga, è un giocatore come gli altri, lo stiamo monitorando e anche i dati raccolti parlano una differenza di condizione rispetto agli altri. In questo momento giocano gli altri perché stanno meglio”. E adesso lo spogliatoio si richiude.

 

 

 

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