Minori napoletani a rischio, appello ai candidati al Comune

L’Uneba: “Mettere il disagio minorile al centro delle consultazioni amministrative”

“Minori a rischio oggi: nuove frontiere di prevenzione e tutela”. Sono questi i temi affrontati nel corso di aggiornamento organizzato dall’Uneba (Unione degli Enti di Assistenza sociale di Napoli,aderenti alla Conferenza Episcopale Italiana) per gli operatori sociali e gli educatori impegnati negli oltre trenta Centri Polifunzionali della città partenopea associati all’Uneba. Il corso si è svolto nelle scorse settimane presso il Centro Opera Don Guanella, anche in considerazione delle numerose “emergenze minori” che si sono verificate sul territorio metropolitano e ha visto impegnati oltre cento educatori che lavorano nella zone più difficili della città. Su questo sfondo sociale così critico, dietro le retoriche sul riconoscimento dei diritti, sulla cittadinanza e la democrazia partecipativa si celano le difficoltà delle Istituzioni di selezionare beneficiari e prestazioni, compromettendo la stessa presenza del Welfare a Napoli e nella intera Campania. Si sta avvicinando il momento, secondo il Presidente Regionale Uneba Lucio Pirillo, che dalle parole si passi ai fatti, se si vuole pensare concretamente a implementare la sussidarietà; considerando, poi, che l’aumento di forme di povertà sociale e morale rischia di mettere in crisi irreversibile tutta l’area metropolitana, il futuro di intere generazioni ed il lavoro di migliaia di operatori ed educatori sociali. L’appello che si rivolge,conclude Pirillo ,è che nella prossime consultazioni amministrative si metta al centro del dibattito il disagio minorile,in tutte le sue espressioni, e di impostare le politiche sociali come elemento di risposta finalizzata alla creazione di un futuro concreto e possibile per tanti giovani della Napoli meno fortunata: per rispondere in maniera “non assistenziale” alla gravissima crisi economica,sociale e morale che attraversano i nostri territori. “Sarebbe uno stimolo per invogliare la gente comune a riprendere interesse per la politica come pratica del buon governo”.

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