Aversa, scoperti i furbetti del cartellino all’Asl: sospesi 13 medici e infermieri

Ventitré persone coinvolte nell’indagine. Beneficiavano anche dello straordinario senza andare a lavoro

I carabinieri del Nas di Caserta hanno scoperto 13 “eroici” furbetti del cartellino che truffavano le casse sanitarie pubbliche. Lasciavano sistematicamente il posto di lavoro all’Asl di Aversa (Caserta) per svolgere faccende private facendole risultare “servizi in missione” che poi eliminavano dal sistema. E, talvolta, si mettevano anche in straordinario. La Procura di Napoli Nord tramite i militari dell’Arma ha notificato a 13 “furbetti”, dipendenti della struttura pubblica, altrettante misure di interdizione emesse dal gip. A nove dei ventidue dipendenti individuati nell’ambito delle indagini non è stato emesso alcun provvedimento in quanto la stessa Asl ha provveduto a licenziarli.

A coordinare le indagini è stata il sostituto procuratore di Napoli Nord Stefania Faiella, che qualche giorno fa è stata trasferita alla Procura di Salerno. La fase finale dell’attività  investigativa è stata quindi presa in carico dal sostituto procuratore Giovanni Corona.

I provvedimenti riguardano 7 dirigenti medici (a cui sono state notificate altrettanti sospensioni dall’esercizio dalle pubbliche funzioni) e 6 tecnici amministrativi ed infermieri (a cui è stata notificata la sospensione dall’esercizio del pubblico servizio). A tutti viene contestata la truffa al Servizio Sanitario Regionale. Complessivamente sono stati accertati 270 casi di allontanamento illecito, alcuni addirittura quotidianamente. Un dipendente, su 58 giorni di presenza registrati, si sarebbe allontanato illecitamente ben 36 volte. Ad operare le modifiche era l’addetto alla registrazione delle presenze. Le indagini sono iniziate nel 2017, dopo una segnalazione della Direzione Generale dell’Asl di Caserta la quale si era accorta che un dipendente modificava, accedendo al sistema, quasi quotidianamente le sue attestazioni di presenza.

Il Nas ha poi accertato che erano 22 le persone (tra dipendenti e collaboratori) che truffavano l’Asl, alcune delle quali, però, nel frattempo, hanno cessato il rapporto di lavoro con la struttura sanitaria.

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