Parole d’autore – Ken Saro Wiwa, l’urlo del poeta contro il marcio delle multinazionali

Attivista ambientale e autore di versi, portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano l’ecosistema della zona. Sarà impiccato negli anni ’90

1994, Nigeria. Un uomo, un poeta e attivista ambientale verrà impiccato per aver combattuto il potere delle multinazionali, a danno della natura, per il perseguimento del lurido profitto. Si parla di Ken Saro Wiwa, uno dei tanti “eroi dei nostri tempi”. Esponente di spicco del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (di cui ne faceva parte) decise di alzare la testa e pugno nei confronti di una delle tante multinazionali di cui il petrolio era, ed è, linfa vitale. Nel processo, durato fino al 2009, sarà coinvolta anche la Shell, fino ad un patteggiamento pari a 15,5 milioni di dollari “per invogliare il processo di riconciliazione”. Si sa però che il potere dei poeti risiede per lo più nelle parole, che colpiscono più veloci di un battito di ciglia. De la “La vera prigione” non sappiamo il momento in cui fu scritta, probabile durante la prigionia antecedente la morte; ma è facile capire il messaggio che voleva lasciare; la vera prigione va al di la delle mura imposte, del sangue innocente: “Non è il tetto che perde Non sono nemmeno le zanzare che ronzano Nella umida, misera cella. Non è il rumore metallico della chiave Mentre il secondino ti chiude dentro. Non sono le meschine razioni insufficienti per uomo o bestia Neanche il nulla del giorno Che sprofonda nel vuoto della notte Non è Non è Non è”. Per Saro Wiwa la prigione vera è altrove, dunque. Il tutto parte dal marcio imposto dalla società alla vita corrente:” Sono le bugie che ti hanno martellato Le orecchie per un’intera generazione È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari In cambio di un misero pasto al giorno. Il magistrato che scrive sul suo libro La punizione, lei lo sa, è ingiusta- per poi giungere ad un crescendo che sa di cazzotto- La decrepitezza morale L’inettitudine mentale Che concede alla dittatura una falsa legittimazione La vigliaccheria travestita da obbedienza In agguato nelle nostre anime denigrate È la paura di calzoni inumiditi Non osiamo eliminare la nostra urina È questo È questo È questo Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero In una cupa prigione”.
Ricapitolando: inettitudine mentale, decrepitezza morale, falsa legittimazione, vigliaccheria. E ricapitolando ancora, e ancora:
È la paura di calzoni inumiditi Non osiamo eliminare la nostra urina, È questo Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero In una cupa prigione.
“ Tutti noi siamo di fronte alla Storia”.

Vincenzo Perfetti

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