Gomorra spettacolarizza il male senza denuncia, vietiamola agli under 18

La serie di Sky è un capolavoro cinematografico ma il realismo nudo e crudo non lascia nessuno spazio a qualcosa di positivo

Gomorra la Serie piace molto, crea morbosamente assuefazione tanto da richiedere un doppio episodio a settimana per placare il pubblico, indubbiamente si tratta di un capolavoro cinematografico da piccolo schermo, che sta raccogliendo velocemente e giustamente successi anche all’estero (la serie è stata venduta e tradotta in oltre 120 paesi).

Da napoletano sembra di vedere anni di cronaca nera e leggende sub metropolitane diventare realtà cinematografica, le parole del libro di Saviano interpretate dalle scelte di regia di Stefano Sollima prendono vita, molte delle scene più assurde della serie non sono neanche frutto di fantasia, sono ispirate a fatti realmente accaduti o presunti tali, molti personaggi poi sono parafrasi degli stessi capi clan.
Il problema principale che si pone chi contesta Gomorra, è di natura morale, lo Stato, vedi la scena della processione (episodio 3 serie 2), è rappresentato da poliziotti goffi e inefficaci che inseguono senza mai prenderli  e in modo grottesco, i ragazzi sui motorini, la processione contro la droga (suggerita al prete dallo stesso boss Conte che gestisce la piazza di spaccio di fronte la chiesa) è un piccolo gruppetto accerchiato dagli uomini del clan, in una via buia e deserta una scena ripresa con un drone dall’alto riduce il già esiguo numero della processione con una visione ancora più claustrofobica, i palazzoni di cemento inghiottono quasi il gruppetto, la speranza che qualcosa possa cambiare non è neanche paventata. Il messaggio trasmesso è quasi a dire “E’ tutto inutile” questa è Gomorraland.

 

I fatti del film risalgono ad un ipotetico 2004-05 e la realtà cruda rappresentata definita da alcuni critici “emulabile” non ha bisogno di filtri, essendo una copia neanche troppo romanzata della realtà’ dei fatti. Quello che  non piace al sottoscritto senza neanche scendere nella questione morale è la totale assenza di contrappasso, il senso di impunità, come dice Genny “Accirere è na strunzata”, Ciro ex braccio destro dei Savastano sopravvive diverse volte ad agguati, sparatorie, sfiora la morte per esecuzione ben tre volte! Guadagnandosi il meritato titolo di “immortale”. Dalla pellicola sembra così semplice scalare la “vetta” ridicolizzando più volte il contorno di umili mestieri. Le paranze di ragazzi vestiti all’ultima moda con orologi e catenine scintillanti sembrano quasi la normalità, tutto questo lascia un po’ (tanto) l’amaro in bocca a chi in quei posti ci vive e ogni giorno ci prova a far cambiare qualcosa.

La serie non dovrebbe assolutamente essere visionata da under 18, il realismo nudo e crudo non lascia nessuno spazio a qualcosa di positivo, Gomorra è come quegli slasher (horror film) in cui l’assassino massacra senza motivo e gratuitamente gli abitanti di una casa, menomandone i corpi e scomparendo nel nulla. E’ spettacolarizzazione voyeuristica del male, della violenza, della tragedia nella miseria.

Ci si immedesima facilmente in questi profili di personaggi megalomani non troppo lontani dal provincialismo, dal vizio, dalla bigotteria. Un linguaggio forte, volgare, pieno di espressioni e gergo di strada, di quello più sporco quasi intraducibile in Italiano, tanto da richiedere i sottotitoli.
Le case popolari, il travestito, le donne mascoline reggenti del clan, le pistole i macchinoni, gli scooter di grossa cilindrata si sprecano i luoghi comuni. Questo non è Pulp Fiction o Scarface, non c’è fantasia, ma c’è pretesa di realismo, accuratezza maniacale nel dettaglio. Manca quel dito di denuncia del primo Gomorra (il film), crudo si, spettacolarizzatore si, ma che almeno chiude tutto con il monito, che se fai “chesti cos” fai una brutta fine. E’ Gomorraland l’immagine venduta (svenduta) della città al costo dell’abbonamento satellitare.

A farne le spese non sarà certo la produzione della serie o gli incassi dei milioni di spettatori da royalties televisive internazionali: di recente la pagina facebook della celebre emittente satellitare distributrice per Austria ha annunciato con enfasi (quasi si trattasse degli Avengers) per promuovere la serie “hai presente la Napoli che conoscevi? , dopo questa serie cambierai idea” come si può permettere una simile associazione?  Le spese poi quando i riflettori si spegneranno c’è le faranno chi da quei palazzoni ci è uscito bene e che tutte queste storie se le butterebbe volentieri alle spalle. Cosa lasceranno sui set (reali e non) a parte i rottami di scena e qualche sogno infranto di attori e comparse? Sinceramente non so rispondere.

Luca Negroni

 

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