Non c’è due senza tre. La cronaca della terza serata del Festi-uall di Sanremo

Sarah a nonna ma che sono ‘ste cover -Le reinterpretazioni in chiave più o meno personale di canzoni del passato. –Meno male, così stasera sentimm’ ‘coccos”

 

Rassicuratici dell’esistenza in vita di Vessicchio, dell’assoluta incapacità di Garko a premere pure il bottone dell’ascensore per salire al terzo piano e del sadismo dell’estetista della Ghenea, ci accomodiamo al godimento della terza serata, quella dedicata alle cover.

#garkovaiacasa

 

Ma attenzione: prima c’è il solito avvincente match tra le nuove proposte. A sfidarsi in prima battuta, Miele, una Mercoledì Addams con delle deliziose gambe a tronchetto che canta uguale a Noemi, e – finalmente – un essere materassabile (il primo dopo Nino Frassica) che poverino non devono avergli fatto mettere le scarpe ortopediche da piccolino che ogni tanto gli partiva l’anca.

Vince prima Miele, poi no abbiamo sbagliato, scusate, vince quell’altro.

 

Seconda sfida: Maicol qualcosa VS Mahmood, interprete che tradisce nel nome e nell’abbigliamento chiare origini finlandesi. I pezzi sono entrambi penosi, in più Mahmood sembra avere urgente bisogno di un logopedista chè emette dei suoni assai curiosi.

Ma siccome l’Italia non è un paese razzista, e neanche uno che se la piglia con quelli che non si capisce quello che dicono, vince lui.

#garkovaiacasa

 

Entriamo nel vivo della serata: prima cover Noemi, che canta Dedicato. Un po’ troppo curva B, ma nel complesso efficace. Seguono i Dear Jack, che come mi fa notare qualcuno ‘ce li dobbiamo zucare a puntate, che non potevano restare tutti assieme’ che scelgono di interpretare un brano del Quartetto Cetra.

Con l’occasione non solo scopriamo che il loro frontman è l’unico nero stonato nella storia della musica mondiale, ma anche che in realtà i membri del mitico Quartetto non sono morti di morte naturale, bensì si sono suicidati tutti.

#garkovaiacasa

 

È il turno degli Zero Assoluto che forse sono troppo giovani per ricordarsi che una cover melodica della sigla di Goldrake è stata fatta proprio uguale uguale da Alessio Caraturo, napoletano classe 1972, almeno una dozzina di anni fa.

Seguono Coso&Cosa che decidono di stuprare nuovamente (è la seconda volta in tre giorni) la memoria di Pino Daniele in un duetto che fa rimpiangere Aleandro Baldi e Francesca Alotta, primato ad oggi imbattuto.

Tutto il blocco, comunque, vince Noemi.

#garkovaiacasa

 

Passiamo al secondo gruppo: prima ad esibirsi  colei che da tre giorni siamo costretti a chiamare la regina della musica italiana. Con un gesto di umiltà veramente prezioso, Patty Pravo sceglie di fare una cover di un suo stesso pezzo. I primi 60 secondi dell’esibizione sono deliranti: lei è perfettamente muta mentre agita le braccia a scacciare mosche immaginarie, mentre un sedicente rapper le canta intorno.

#garkovaiacasa

 

E siccome potevamo solo migliorare passiamo al transfugo dei Dear Jack che canta A mano a mano di Rino Gaetano, che scopriamo –o almeno scopre chi scrive- essere stata scritta in realtà da Cocciante.

Segue Dolcenera con Amore disperato: chiamatevela per favore, infine Clementino che si misura con Fabrizio De Andrè e la sua Don Raffaè. Sembra Federico Salvatore ma il risultato è sopportabile.

#garkovaiacasa

 

Vince Clementino, ma l’entusiasmo è tutto per i Pooh che con la buonanima di Riccardofò tornano insieme e ci regalano i loro pezzi più trascinanti. Con i Pooh -vecchi e buoni- ci si sbatte, non c’è storia, e mentre la platea è in delirio (e nel mio piccolo anche io, da dentro al letto) Riccardo Fogli piange. Ma serio.

Che secondo me pensa ma tu vedi per andare appresso a quella jatta che mi sono perso per 40 anni.

#garkovaiacasa

 

Il terzo blocco, preceduto da un momento di altissima televisione: Gabriel Garko, forse raggiunto da quell’Everest di critiche che gli sono piovute addosso, prova a fare il simpatico.

Legge un biglietto per dire che non è vero che lui legge i biglietti.

Lo fa anche con un certo garbo, poverino, ma niente. Non fa ridere nessuno. Qua più che L’Onore e il Rispetto è L’Imbarazzo e il Dileggio.

#garkovaiacasa

 

Terzo blocco, dicevamo: Elio spacca tutto con Quinto Ripensamento, una cover di Ludovico Van, Arisa con Cuore di Rita Pavone, carina, ben cantata, giusta. Segue Rocco Hunt/il mio accento si deve sentire, che sceglie di cantare Tu vuò fa l’americano del compianto Carosone, arricchendolo con un furore da palazzetto dello sport assolutamente fuori luogo.

Infine Francesca Michelin che smesso il grembiule da bidella, sale sul palco con sandali e cazettini.

E dai Michelin, basta.

#garkovaiacasa

 

Il quarto gruppo – coraggio ragazzi, ce l’abbiamo quasi fatta – è composto da Neffa che canta O’ sarracino, gioioso ma inutile, Scanu che fa Io vivrò (Senza te) di Battisti, Irene Fornaciari con Se perdo anche te, interpretazione di una debolezza difficile da restituire a parole, e i Bluvertigo con La lontananza di Modugno: nessuna sorpresa (che quello Morgan o fa Modugno, o fa Tenco o fa Piero Ciampi).

Vince Valerio Scanu con un’esibizione giusta, molto sanremese, senza guizzi ma senza eccessi.

È pettinato come Zed (ve lo ricordate Zed?), ma si merita la vittoria.

#garkovaiacasa

 

Una breve apparizione sul palco di Nicole Orlando, atleta con la sindrome di Down che pure riesce a mettere in imbarazzo. Gabriel Garko introduce il quinto ed ultimo gruppo: si parte con Lorenzo Fragola/fuori c’è il sole che canta La Donna Cannone.

Io non so se ci siete mai stati ad un concerto di De Gregori: ma di solito quando arriva questo momento, il Principe che è dotato di tanto talento quanta scostumata arroganza, dice al pubblico in sala: adesso per favore, state zitti.

Fragola, tu forse questo fatto non lo sapevi.

#garkovaiacasa

 

Con ‘A canzuncella portata sul palco da Enrico Ruggeri siamo al quarto pezzo in napoletano. L’anno prossimo chiamate Gloriana a presentare Sanremo, secondo me sparagnate una cosarella di soldi.

Segue Ruggieri una convincente Annalisa con America di Gianna Nannini, e gli Stadio che con una scelta che sorprende davvero tutti portano sul palco un pezzo di Lucio Dalla. Nulla questio, sono bravi, il pezzo è bello e ben cantato, che infatti vincono tutto il vincibile. Forza Curreri.

 

E’ finita pure la terza serata, quella dedicata alle cover. Ma la cover migliore di tutte, diciamocelo, è quella di Virginia Raffaele il cui talento è troppo grande da poter essere raccontato in poche righe.

E mi raccomando, ora e sempre #garkovaiacasa

Sarah Galmuzzi

 

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