Reddito di cittadinanza, Campania prima per beneficiari: boom provincia di Napoli

Proiezioni del Sole 24 ore: interessate 229mila famiglie napoletane (20,6% del totale). Ma in rapporto ai residenti, il primato nazionale va a Crotone (27,9%). Tra le prime dieci anche Caserta. Salerno è 18esima, Avellino 28esima e Benevento 31esima

Reddito di cittadinanza, il maggior numero di potenziali beneficiari si trova in provincia di Napoli, e la Campania risulta la prima regione in percentuale. La graduatoria è frutto di un’elaborazione del Sole 24 Ore su dati “Il nuovo Isee. Rapporto di monitoraggio 2016”, ministero del Lavoro, e Istat. Le proiezioni prendono in esame le famiglie con Isee ordinario fino a 9mila euro, e l’incidenza percentuale sul totale delle famiglie residenti. Dunque, quando sarà in vigore la misura, inserita nella manovra del governo, 229mila nuclei napoletani (20,6% del totale) ne saranno percettori. A seguire, ci sono le province di Roma (173.200), Milano (103.600), Palermo (100.800) e Torino (95.900). “Ma queste cifre vanno rapportate agli abitanti – precisa il quotidiano-. Se a Napoli e Palermo l’incidenza supera il 20% delle famiglie residenti, a Torino e Roma è intorno al 9%, mentre a Milano non arriva al 7 per cento. Di fatto, le prime 34 province per frequenza degli interessati sono tutte al Sud e nelle Isole”. E infatti, è Crotone (27,9%) la prima provincia in assoluto, nel rapporto tra beneficiari e nuclei residenti. Napoli è comunque seconda in classifica. Dietro troviamo Palermo (20,5), Caltanissetta (19,8), Medio Campidano (18,6), Catanzaro (18,4), Catania (18,0). L’ottava provincia è Caserta (17,9), dove sono 62.000 le famiglie interessate. Tra le altre province campane, Salerno è 18esima con il 15,2 (65.300 nuclei), Avellino 28esima con il 12,4 (20.900 famiglie) e Benevento 31esima con l’11,9 (13.200). Ne consegue che la Campania sia prima regione in termini percentuali (15,3% del totale), registrando 391.300 famiglie coinvolte: il 18,0% di quelle residenti sul territorio regionale, quasi due su dieci. “I valori dell’Isee, d’altra parte – chiosa Il Sole 24 ore – sono storicamente più bassi nel Mezzogiorno, dove i redditi sono inferiori, la disoccupazione più alta, le famiglie mediamente più numerose e i depositi bancari e gli investimenti minori. Né basta a controbilanciare gli altri fattori la percentuale di proprietari di casa, più alta che al Centro-Nord. Tutto ciò si riflette sulla mappa: fatte 100 le famiglie con i requisiti d’ammissione, 48,6 sono al Sud e nelle Isole, 19 al centro e 32,4 al Nord”. Anche il rapporto Svimez dei giorni scorsi conferma il peso del Mezzogiorno, cui andrebbero il 63% delle risorse disponibili.

 

ISTAT: CON LA MISURA +,0,2-0,3% NEL PIL – Con il reddito di cittadinanza aumenterebbero i consumi, contrariamente a quanto molti dicono. A fornire le cifre è il presidente facente funzioni dell’Istat, Maurizio Franzini, nel corso dell’audizione sulla manovra di fronte alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato. Secondo l’istituto, la misura potrebbe portare a un aumento del Pil dello 0,2% rispetto allo scenario di base che potrebbe arrivare allo 0,3% “nel caso in cui si consideri l’impatto del reddito di cittadinanza come uno shock diretto sui consumi delle famiglie”. L’Istat, inoltre, comunica che le famiglie in povertà assoluta che non sono in affitto (56,3%) si dividono tra quelle che abitano in case di proprietà (40,7%) e quelle che hanno case in usufrutto o in uso gratuito (15,6%). E quelle proprietarie, in quasi un caso su cinque, pagano un mutuo, di importo mensile medio pari a 525 euro (564 euro Nord; 480 euro Centro, 387 euro Mezzogiorno). Per l’Istat, “il titolo di godimento dell’abitazione incide in misura rilevante sulle condizioni di vita, poiché il canone sottrae risorse che potrebbero essere destinate ad altre spese necessarie. Queste evidenze – afferma l’istituto di statistica – pongono, dunque, un problema di equità che potrebbe essere risolto in diversi modi ed in particolare fissando soglie di accesso che tengano conto oltre che dei diversi livelli di reddito anche delle condizioni di godimento dell’abitazione”.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest