La Russia non ha mai avuto intenzioni aggressive verso l’Europa», dichiara il leader del Cremlino
Un drone si è schiantato nella notte su un edificio residenziale a Galati, in Romania, città situata vicino al confine con la regione ucraina di Odessa. L’impatto ha provocato un incendio e il ferimento lieve di due persone. L’episodio, avvenuto nel territorio di un Paese membro della Nato, ha immediatamente alimentato tensioni diplomatiche internazionali.
Secondo le prime dichiarazioni diffuse dall’Alleanza Atlantica e dalle istituzioni europee, il velivolo sarebbe riconducibile alla Russia, considerato il massiccio attacco in corso nelle stesse ore contro la regione di Odessa.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato: «Difenderemo ogni centimetro europeo dagli attacchi di Mosca». Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas hanno condannato duramente la Russia, annunciando che Bruxelles starebbe già lavorando al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Dal Cremlino, tuttavia, è arrivata una netta smentita. Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato alla cautela, sostenendo che attribuire immediatamente il drone alla Russia sarebbe prematuro senza un’analisi tecnica dei resti del velivolo.
«Nessuno può dire quale sia l’origine di un determinato velivolo finché non viene effettuata un’analisi tecnica del mezzo», ha affermato Putin durante una conferenza stampa ad Astana. Il presidente russo ha inoltre ricordato che «droni ucraini sono entrati anche in Finlandia, in Polonia e in alcuni Paesi baltici», sottolineando che in casi precedenti «la prima reazione è stata esattamente la stessa: “Arrivano i russi, i russi attaccano”. Poi, dopo poco tempo, si è scoperto che non avevano nulla a che fare con velivoli russi».
Secondo il leader del Cremlino, anche quanto avvenuto in Romania potrebbe essere stato causato da un drone ucraino fuori controllo: «Molto probabilmente si è trattato di un UAV ucraino che ha perso la rotta sotto l’effetto della guerra elettronica o per problemi tecnici».
Putin ha quindi proposto una cooperazione investigativa con Bucarest: «Ci consegnino i resti del drone e condurremo un’indagine obiettiva». Ha inoltre ricordato che Mosca avrebbe già condiviso in passato con Washington «informazioni e frammenti di droni che avevano tentato di colpire una delle residenze del Presidente della Federazione Russa».
Anche la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha respinto le accuse occidentali: «Tutte le accuse che sentiamo, in particolare quelle riguardanti i droni presenti da qualche parte nell’Unione Europea, sono infondate; non è stato presentato un singolo fatto, materiale o prova».
Nel corso delle dichiarazioni rilasciate ad Astana, Putin ha accusato l’Occidente di utilizzare la vicenda per alimentare ulteriormente il confronto con Mosca e giustificare nuove spese militari: «Le dichiarazioni dei politici occidentali sulla minaccia dell’aggressione russa sono bugie e sciocchezze». E ancora: «La Russia non ha mai avuto intenzioni aggressive nei confronti dei Paesi europei».
Il presidente russo ha ribadito che la guerra in Ucraina sarebbe «il risultato delle politiche europee», sostenendo che il mancato rispetto degli accordi di Minsk avrebbe costretto Mosca a riconoscere le repubbliche separatiste del Donbass e a intervenire militarmente.
Sul piano diplomatico, Putin ha dichiarato che alcuni contatti con Kiev sarebbero ancora aperti: «Non abbiamo mai rifiutato di negoziare. I contatti sono preservati, ma non ci sono negoziati in quanto tali».
Nel frattempo, la tensione resta alta lungo il confine orientale dell’Alleanza Atlantica. La Nato monitora l’episodio di Galati mentre proseguono i bombardamenti russi sull’Ucraina meridionale e il confronto politico tra Mosca e l’Occidente continua a intensificarsi.
Ciro Crescentini

