Fumarola rifiuta la mobilitazione sociale. Nessuna posizione netta su genocidio a Gaza e riarmo in Ucraina
In un Paese attraversato da forti tensioni sociali, precarietà dilagante, repressione del dissenso e una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni, la CISL continua a distinguersi per una linea che, più che autonoma, appare sempre più allineata e funzionale agli equilibri di governo.
Durante un convegno promosso da Forza Italia a Livorno, la segretaria generale Daniela Fumarola ha chiarito ancora una volta la posizione del sindacato: nessuna adesione allo sciopero generale proclamato dalla CGIL per il 25 ottobre. «Non andiamo agli scioperi generali perché nel nostro DNA la cifra preponderante è quella di ricercare sempre e comunque il confronto», ha dichiarato. «Vogliamo continuare ad essere un sindacato pragmatico, riformista, assolutamente autonomo».

Ma in cosa consista oggi questo “pragmatismo” è difficile da comprendere, se non come una strategia deliberata di non conflitto, di astensione dalla mobilitazione, di neutralizzazione del dissenso sociale. In un momento in cui il mondo del lavoro, l’università, la scuola e ampie fasce della popolazione chiedono giustizia, diritti e pace, la CISL sceglie la linea dell’attendismo, dell’ambiguità calcolata, della connivenza istituzionale.
La postura della CISL si rivela con ancora più evidenza sulle grandi questioni internazionali. Di fronte all’aggressione israeliana a Gaza, alle decine di migliaia di civili uccisi, alla pulizia etnica in corso e alla crescente denuncia di genocidio da parte di giuristi, ONG e organismi internazionali, la Confederazione si limita a iniziative umanitarie di facciata. Nessuna condanna netta, nessuna richiesta di cessate il fuoco immediato, nessuna posizione sulle responsabilità politiche e militari di Israele. Solo raccolte fondi per i bambini, come una dama di carità disinteressata al contesto che produce il dolore.
Lo stesso schema si ripete con l’Ucraina. Dall’inizio del conflitto, la CISL ha sostenuto in modo pressoché acritico la linea del governo italiano, allineandosi alla retorica atlantista, alla fornitura di armi, e alla narrazione di una guerra “giusta” da combattere senza porre domande. Nessuna apertura a una riflessione sul ruolo della NATO, sulle responsabilità geopolitiche di lungo periodo, sul fallimento della diplomazia. Nessuna opposizione al riarmo generalizzato e alla militarizzazione crescente della politica estera.
In entrambi i casi, la CISL ha scelto una collocazione precisa: con il governo israeliano e con il governo ucraino, quindi con le scelte internazionali dell’esecutivo italiano. Il resto è silenzio. O peggio: complicità mascherata da prudenza.
Quando si parla di conflitto sociale interno, il copione è lo stesso. A proposito dello sciopero generale del 3 ottobre scorso, Fumarola si è detta «rispettosa delle leggi: ha risposto il Garante, io mi attengo a quello che il Garante ha risposto». Una dichiarazione che tradisce un’idea tecnocratica e sterilizzata del sindacato: quello che “rispetta le regole”, anche quando le regole impediscono la protesta, anche quando limitano il diritto allo sciopero, anche quando – come sempre più spesso accade – si punisce il dissenso e si scoraggiano le mobilitazioni.
La CISL sembra non cogliere che il compito di un sindacato non è solo “contrattare” ma anche rappresentare. E rappresentare, oggi, significa anche rompere il silenzio, assumere posizioni nette su temi scomodi, esporsi, schierarsi.
Come se non bastasse, sul piano interno, la CISL si trova coinvolta in vicende che ne minano la credibilità. In Piemonte e a Napoli, dirigenti della FILCA CISL – il sindacato degli edili – sono nell’occhio del ciclone per episodi gravi legati mala gestione e relazioni opache. Una questione di cui la segreteria nazionale si guarda bene dal parlare pubblicamente, nel timore che possa incrinare l’immagine di “buona gestione” che si è costruita negli anni. Il silenzio è diventato un metodo. La rimozione, una linea politica.
Che la CISL sia ormai una corporazione, un Fan Club più vicino al governo che al mondo del lavoro è una dato di fatto. Non è un dettaglio che Luigi Sbarra, fino a pochi mesi fa segretario generale della Confederazione, oggi sia stato nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Meloni. Una continuità che salda definitivamente il legame tra l’organizzazione sindacale e le politiche governative più conservatrici e reazionarie degli ultimi decenni.
L’autonomia rivendicata da Fumarola appare, alla prova dei fatti, solo formale. In realtà, la CISL ha scelto da tempo di non disturbare il manovratore, di garantire la pace sociale al prezzo della propria irrilevanza politica.
Oggi la CISL si presenta come un sindacato “pragmatico”, ma non si capisce più al servizio di chi. Non scende in piazza, non sciopera, non si schiera sulle guerre, evita ogni parola netta su repressione, sfruttamento, apartheid, militarizzazione, autodeterminazione dei popoli. Insegue il “confronto” come fine, non come mezzo.
In un tempo che richiede chiarezza, la CISL ha scelto l’ambiguità. In un tempo che richiede conflitto, ha scelto il silenzio. In un tempo che richiede opposizione, ha scelto l’allineamento.
E in questa scelta, il rischio non è solo quello di diventare irrilevanti. È quello, ben più grave, di diventare complici.
Alma

