Aumentano i licenziati, calano i contratti stabili: il jobs act è fallito anche per il ministero

I dati del secondo trimestre 2016: i licenziamenti sono stati 221mila, in aumento del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, ovvero, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso

Dalle comunicazioni obbligatorie pubblicate oggi, emergono due dati: nel secondo trimestre di quest’anno i licenziamenti sono stati 221mila, in aumento del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, ovvero, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso. Che il jobs act sia un flop, allo stato, lo certifica il ministero del Lavoro. Dati che ribadiscono quanto emerso dall’Inps: da molti mesi frenano i nuovi contratti, a causa del taglio degli sgravi contributivi in vigore dal primo gennaio. Insomma: non era la flessibilità l’arma in grado di far crescere l’occupazione, come sosteneva il governo, ma gli incentivi. Finiti quelli, la “bolla” jobs act è scoppiata.

 

Nel secondo trimestre del 2016 sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Tra le altre cessazioni sono aumentate quelle promosse dal datore di lavoro (+8,1%) mentre si sono ridotte quelle chieste dal lavoratore (-24,9%). Nel dettaglio sono aumentati i licenziamenti (+7,4% sul secondo trimestre 2016). Ma a Palazzo Chigi la notizia deve ancora arrivare.

(Foto Clash City workers/Fb)

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