Tagli di governo e regione, chimera trasporti pubblici per 270mila pendolari in Campania

Sul settore al collasso la scure dell’esecutivo Renzi e della giunta Caldoro. Le corse sono state tagliate, ridimensionate  per precise, mirate scelte politiche, amministrative o per mancanza di manutenzione

Il trasporto pubblico per 270 mila pendolari napoletani e campani è in via d’estinzione. Aumentano i  disagi per l’utenza, i lavoratori e gli studenti. Le corse sono state tagliate, ridimensionate  per precise, mirate scelte politiche, amministrative o per mancanza di manutenzione. I tagli indiscriminati nel settore  operati dalla precedente giunta regionale guidata da Stefano Caldoro hanno prodotto una situazione drammatica, dolorosa e preoccupante. Cento milioni di euro  tagliati negli ultimi tre anni. Altri 122 milioni di euro del fondo nazionale trasporti destinati alla Campania sono stati tagliati dal governo di Matteo Renzi. Intanto, permangono i disagi,  le difficoltà per i cittadini. Non viene garantita la funzionalità dei servizi. Nell’occhio del ciclone la Circumvesuviana, gestita dall’Ente Autonomo Volturno, società di proprietà regionale. La tratta Napoli che trasporta fino a Sorrento migliaia di turisti e pendolari è nei fatti un calvario. In tanti vengono lasciati nelle stazioni senza alcuna informazione. Tre  ore per arrivare  a Sorrento.  Treni vecchi che si fermano puntualmente per guasti o mancanza di pezzi di ricambi. Centinaia di stranieri abbandonati. Emergono ancora una volta le carenze della Circumvesuviana che gestisce sei linee che coprono 142 stazioni.  Pochissimi i treni disponibili.  Attualmente su 143 treni in dotazione solo 51 sono utilizzabili. Per garantire una sufficiente funzionalità del servizio ne occorrerebbero almeno 70. Negli organici mancherebbero 28 capotreni in organico. Almeno 40 sarebbero risultati inidonei, con tanto di certificazione sanitaria e trasferiti negli uffici amministrativi. Senza i capotreni, sono aumentati inevitabilmente le ore di straordinario. Una gravissima situazione aziendale che causa ritardi, cancellazione delle corse, la rottura dei treni per mancanza di pezzi di ricambio, offrendo agli utenti, e ai turisti un servizio pessimo. Vetture sporche e  senza aria condizionata  in piena estate.

 

E non finisce qui. Anche i mezzi di trasporto “via mare” non garantiscono più livelli minimi di funzionalità.  Le vie del mare hanno dato una pessima prova. Spesso, gli aliscafi diretti alle isole vanno in tilt, si bloccano improvvisamente. Il sistema del trasporto pubblico regionale  è stato  praticamente smantellato. Avanzano i gruppi privati pronti  a gestire il servizio e acquistare le aziende partecipate a “prezzi stracciati”. Una privatizzazione che determinerà esuberi di personale. Il blocco dei trasporti pubblici campani  è la punta di un iceberg che riguarda tutto il sistema dei trasporti pubblici locali del paese.

 

 

Il governo regionale ha ridotto del 27 per cento i finanziamenti per bus, tram, metro e treni regionali. Effetti dirompenti sull’utenza. Lo specchio del fallimento della Regione. I tagli alle risorse hanno praticamente affondato le aziende. Ai tagli si somma la crisi di liquidità delle aziende dovuto al ritardo dei pagamenti da parte degli enti locali.  Tagli. Solo tagli. L’ente di via Santa Lucia ha scelto di  ridurre drasticamente le corse  della linea 2 della Metropolitana per riaprire i servizi ferroviari nelle stazioni di Avellino e Castellamare di Stabia, sopprimere undici treni e altri quattordici a percorrenza ridotta. L’elenco dei convogli candidati alla soppressione riguardano soprattutto i  collegamenti con la Calabria e in quelli tra Napoli, l’area beneventana e irpina. Rischia di bloccarsi il servizio di trasporto collettivo finora garantito dalla Compagnia Trasporti Pubblici (CTP), di proprietà della Provincia di Napoli. La Ctp con circa 14 milioni km/bus eserciti nell’ambito delle Province di Napoli e Caserta (Bacino di utenza  circa   1 milione 700 mila abitanti) trasporta oltre 26 milioni di viaggiatori all’anno. 900 i dipendenti iscritti nei libri paga aziendali.  La società ha prodotto milioni di euro di perdite di bilancio. Perdite non coperte dalla precedente amministrazione provinciale di centro destra.  Tensione all’Anm e Metronapoli azienda del trasporto locale di proprietà del comune di Napoli. Gli autobus che girano per la Città e la provincia sono sempre meno. Mancano i treni per la metropolitana. Le funicolari spesso si bloccano. Gli stipendi di 11 manager, però, risultano “consistenti”. Il parco autobus Anm è composto da mezzi vecchi e inaffidabili. Il 23% dei bus ha più di quindici anni e il 27% oscilla tra i dieci e i quindici.

Ciro Crescentini

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