Olio e burro oltre il 49%, caffè a +50,8%, verdura a +34%. E abitazione, luce e gas segnano un +43,3%. Le famiglie spendono di più per comprare meno
Non è più soltanto una questione di inflazione alta o bassa. Il problema, per le famiglie italiane, è il livello raggiunto dai prezzi dopo cinque anni di shock. Dal Covid alla guerra in Ucraina, dall’impennata delle materie prime alle conseguenze della crisi climatica, il costo della vita ha accumulato aumenti che continuano a pesare sui bilanci anche ora che l’inflazione ha rallentato.
A raccontarlo sono i dati Istat rielaborati nelle tabelle interattive del Fatto Quotidiano: tra luglio 2021 e luglio 2026 i prezzi di alimentari e bevande analcoliche sono cresciuti complessivamente del 29,5%, mentre l’indice generale dei prezzi al consumo per l’intera collettività è aumentato del 21%. Una differenza che si sente soprattutto davanti agli scaffali del supermercato.
Alcuni prodotti hanno subito rincari ancora più pesanti. Oli e burro hanno superato il 49%, mentre il caffè è arrivato a +50,8%. Nel primo caso hanno pesato lo shock provocato dalla guerra in Ucraina, che ha messo in difficoltà l’export di olio di girasole, e la siccità che ha colpito la produzione di olio d’oliva, soprattutto in Spagna. Nell’estate del 2024, proprio l’olio aveva raggiunto prezzi quasi doppi rispetto al 2020.
Sul caffè, invece, incidono le condizioni meteorologiche estreme nei principali Paesi produttori, Brasile e Vietnam. Anche frutta e verdura hanno risentito direttamente del clima: ortaggi e legumi sono aumentati del 34%, la frutta di oltre il 28%, tra caldo record, gelate anomale e piogge estreme. Latte, formaggi e uova hanno registrato un incremento vicino al 28%, mentre cereali, carne e salumi hanno viaggiato intorno al +27%. Il pesce è salito del 22,5%. Acqua confezionata e bevande analcoliche costano oggi oltre il 30% in più.
E il conto non si ferma alla tavola. La voce più pesante per i bilanci familiari, quella relativa a abitazione, acqua, elettricità e gas, ha registrato in cinque anni un aumento del 43,3%. Sul fronte dei viaggi, il record spetta al trasporto aereo: volare costa l’87% in più rispetto al 2021. Guardando a un decennio, l’aumento arriva addirittura al 116%. I pacchetti vacanza hanno rincarato del 47%, mentre ristoranti e strutture ricettive segnano un +27,4%.
Più contenuti gli aumenti di altre voci: trasporti +19%, servizi finanziari e assicurativi +17%, servizi alla persona, asili e Rsa +15,1%, arredamento e manutenzione della casa +14,8%, attività ricreative, sportive e culturali +14,7%. Abbigliamento (+8,1%), istruzione (+7,1%) e servizi sanitari (+6,9%) restano sotto la soglia del 10%. In controtendenza le comunicazioni, i cui prezzi sono diminuiti di oltre il 12%, soprattutto grazie al calo del costo di apparecchiature e dispositivi telefonici.
Il punto è che il rallentamento dell’inflazione non significa affatto un ritorno ai prezzi di qualche anno fa. Dopo la fiammata concentrata soprattutto tra la fine del 2021 e il 2023, gli aumenti sono diventati più moderati, ma si sono sommati a una base ormai molto più elevata. Per chi ha visto lo stipendio crescere meno dei prezzi, il risultato è una perdita di potere d’acquisto.
Lo dimostra anche l’andamento delle vendite al dettaglio. Dal 2021 il loro valore nominale è cresciuto, ma le quantità acquistate sono rimaste più basse: oggi i volumi sono ancora 6,5 punti sotto il picco raggiunto a metà 2021. In sostanza, si spende di più per portare a casa meno prodotti.
Nel frattempo è cambiato anche il modo di fare acquisti. I negozi tradizionali hanno progressivamente perso terreno, mentre l’e-commerce ha accelerato: a giugno l’indice delle vendite online ha raggiunto quota 159,2, con 2021 posto uguale a 100. Particolarmente pesante il bilancio dei piccoli negozi alimentari, che nello stesso periodo hanno perso circa 20 punti.
E all’orizzonte non mancano nuovi rischi. Il caro carburanti può trasferirsi lungo tutta la catena logistica e aumentare il prezzo dei beni trasportati su strada. A questo si aggiungono le possibili conseguenze sui raccolti legate agli eventi climatici estremi. Per le famiglie, dunque, la vera misura dell’economia non è soltanto quanto cresce il Pil pro capite in termini nominali, ma quanta spesa riesce ancora a sostenere concretamente una busta paga.
Alessandro Manna
