Lsu, perché per la stabilizzazione serve una legge nazionale

Nessun piano di assunzione o di riconoscimento dei contributi previdenziali arretrati potrà essere concretizzato senza l’intervento del governo nazionale per attivare un piano generale per collocare complessivamente 40 mila lavoratori e lavoratrici impegnati soprattutto in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria

Gli ‘ordini del giorno’ approvati in consiglio comunale rappresentano solo un sostegno simbolico per la stabilizzazione occupazionale dei 550 lavoratori impegnati nelle attività socialmente utili negli uffici del comune di Napoli. Ben altre sono le iniziative sindacali e politiche per tutelare i diritti dei precari. Nessun piano di stabilizzazione o di riconoscimento dei contributi previdenziali arretrati potrà essere concretizzato senza l’intervento del governo nazionale per attivare un piano generale per collocare complessivamente 40 mila lavoratori e lavoratrici impegnati soprattutto in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. “E’ necessaria una legge nazionale che consenta agli enti in predissesto di stabilizzare i precari” – sottolinea Rosario Andreozzi capogruppo del movimento DemA nel consiglio comunale di Napoli. Andreozzi è stato per oltre un decennio un Lsu, un delegato della Cgil, un leader indiscusso dei lavoratori. Rosario conosce molto bene, il loro dramma, le loro vicissitudini. Sulla vertenza sono mobilitate da tempo le organizzazioni regionali e nazionali di Cgil, Cisl, Uil e Usb. Dunque, il governo dovrebbe garantire i finanziamenti triennali per l’avvio della fase di stabilizzazione, le coperture finanziarie per consentire agli enti locali di concretizzare la stabilizzazione occupazionale procedendo alle assunzioni senza i limiti imposti dal patto di stabilità. I lavoratori Lsu svolgono tuttora un ruolo insostituibile all’interno delle istituzioni, dei nostri comuni, province, regioni, in particolare, con un salario e un livello di tutele e di ore di lavoro molto inferiore a quello dei loro colleghi assunti a tempo indeterminato. La stabilizzazione dei precari sarebbe un atto di giustizia in favore di questi lavoratori che per troppi anni sono stati lasciati nel limbo della precarietà. Ma per fare questo bisognerà tenere conto che molti Comuni in dissesto non potranno mai provvedervi e, quindi, occorre una precisa disposizione normativa che estenda la possibilità di stabilizzazione a questi lavoratori legittimando deroghe per i Comuni in dissesto, ai vincoli assunzionali, al patto di stabilità. Per evitare che si perpetri nei confronti di questi lavoratori l’ennesima ingiustizia, i Presidenti delle regioni e i parlamentari di tutte le forze politiche delle regioni interessate dovrebbero intervenire nelle sedi opportune per assicurare anche agli Lsu ed Lpu i benefici del Piano di stabilizzazione straordinario per i precari della Pubblica Amministrazione.

Ciro Crescentini

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