Aperta la due giorni di Capri per promuovere il progetto

CAPRI – Cultura, innovazione, giovani. Questo il motore su cui bisogna investire. Così il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, nel lanciare la due giorni di dibattito a Capri sullo sviluppo del Mezzogiorno. E la partenza di un progetto culturale delle Università per il rilancio del Mezzogiorno che ha come capofila l’ateneo romano. Il dibattito è promosso da A.Pro:M, associazione per il progresso del Mezzogiorno. “L’immenso patrimonio del Sud  – afferma Gaudio – è il punto di partenza per rilanciare le sorti di questa parte del paese con un ricco patrimonio di beni culturali, tradizione enogastronomica e esperienze imprenditoriali talvolta poco visibili”.

Alla tavola rotonda anche Gaetano Manfredi, rettore della Federico II e presidente della Crui. “No alle politiche di assistenza, servono interventi di sistema – dice Manfredi – . Il tema capitale umano non riguarda solo il Mezzogiorno, ma il paese. Se confrontiamo l’Italia all’Europa ci sono differenze enormi. Vediamo alcuni dati. In Italia nella formazione c’è stato un investimento di sette miliardi di euro, mentre in Germania di 24 miliardi di euro. Nel nostro paese il numero dei laureati è pari al 20% tra le persone che hanno tra i 24 e i 32 anni. Mentre in Germania la percentuale sale al 40%. Andiamo a vedere l’aspetto salariale. Il differenziale tra salario medio di un laureato e un diplomato è il più basso d’Europa”. Gli fa eco Giuseppe Paolisso, rettore seconda Università di Napoli. “La Germania – sostiene – durante la crisi ha investito in innovazione, in Italia no. Se non investiamo in ricerca non generiamo opportunità., posti di lavoro, impresa. Quando non c’è flusso tra Università e industria. Bisogna investire anche in servizi con mezzi di trasporto e residenze efficienti per portare i ragazzi a studiare al Sud. Altrimenti la forbice si amplia. Se non c’è connessione tra ricerca e attività produttiva il sistema va in difficolta. Il Pil del Mezzogiorno è la metà di quello del nord.  Questo vuol dire che non si è competitivi. Un dato: 700 ricercatori del sud sono andati al nord”.

 

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