Conti pubblici, bocciati i Comuni di Napoli e Salerno: disastro servizi partenopei

Lo studio sull’efficienza è dell’Osservatorio diretto da Carlo Cottarelli: su 52 enti municipali, Palazzo San Giacomo al 50esimo posto, Palazzo di Città 47esimo

Osservatorio di Carlo Cottarelli, il Comune di Napoli è in fondo alla classifica dell’efficienza. Salerno lo precede di appena due posti. Palazzo San Giacomo è 50esimo su 52 enti municipali, tutti capoluogo di provincia in regioni a statuto ordinario, con una popolazione superiore agli 80mila abitanti. Palazzo di Città è 47esimo. Una bocciatura netta, per le uniche due città della Campania inserite nella graduatoria dell’Osservatorio sui Conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano. L’indagine si basa su informazioni del 2016 raccolte da Sose spa, società partecipata dal Ministero delle Finanze, e da Banca d’Italia. Per i risultati, si utilizza un indicatore di efficienza, ricavato dal confronto tra spesa e offerta di servizi. “L’indicatore di spesa – spiega il ricercatore Alessandro Banfi, curatore dello studio – ci dice di quanto la spesa di un comune differisce dalla spesa “standard” (o fabbisogno standard) che un comune con certe caratteristiche dovrebbe avere. L’osservazione di una spesa superiore allo standard non indica necessariamente una inefficienza. La spesa potrebbe essere maggiore dello standard perché il comune offre una maggiore quantità di servizi. È per questo che, per misurare il grado di efficienza, occorre confrontare se un eccesso della spesa rispetto allo standard può essere spiegato dall’indicatore di offerta, che invece misura quanto la quantità offerta di servizi differisce dalla media”. Il confronto tra indicatore di spesa e indicatore di offerta viene effettuato per sei funzioni svolte dai comuni. L’efficienza complessiva si calcola come media ponderata dei sei indicatori: smaltimento rifiuti (peso del 25,9% sul budget); amministrazione (20,75%); istruzione pubblica (17,90%), attività sociali (14,26%); viabilità e territorio (14,05%); polizia locale (7,16%). Salerno, tuttavia, rientra fra i Comuni non valutati sui servizi del settore sociale.

 

NAPOLI, DISASTRO SERVIZI. Il punteggio di Napoli (-57,93) è pesantemente condizionato dall’indicatore dell’offerta (-51,6), il penultimo d’Italia. L’amministrazione de Magistris, tuttavia, riesce a mantenere un livello accettabile nell’indicatore di spesa (6,33), non troppo distante dal suo fabbisogno standard. Ma il disastro nei servizi pubblici rende utopica ogni rincorsa all’efficienza, almeno secondo l’Osservatorio.

 

SALERNO, SPESA FUORI CONTROLLO. Lo scenario di Salerno è opposto a quello di Napoli. Qui il basso punteggio (-41,10) scaturisce anzitutto dallo scarto tra spesa standard e indicatore di spesa (42,68). La quota di risorse destinata ai servizi, in sostanza, è molto al di sopra del fabbisogno di un Comune come Salerno. Uno smacco per il governatore Vincenzo De Luca, che nel proprio feudo vede vacillare “la sfida di costi standard ed efficienza”, spesso evocata nel duello sull’autonomia differenziata alle regioni del nord. Rispetto a tutte le città meridionali in lista, Salerno presenta una migliore offerta di servizi (1,58), l’unica col segno più. Ma è comunque distante dai livelli rilevati nei Comuni del centro nord, e non controbilancia l’eccesso di spesa.

 

IL QUADRO GENERALE. La classifica dipinge l’ennesimo affresco dell’Italia a due velocità, ormai rituale. Il Comune più virtuoso è Pisa (139,50 punti): con una spesa non troppo superiore al suo fabbisogno standard (13,54), offre servizi in quantità assai più ampia (153,04), rispetto alla media di una città con tali dimensioni. A seguire troviamo Parma (85,31 punti), Padova (71,92), Piacenza (71,31 ), Cesena (61,38), Reggio Emilia (61,26). Maglia nera, invece, Foggia (-69,14 punti), preceduta da Brindisi (-68,27). “A livello regionale – afferma Banfi – si piazzano bene le regioni del Nord: spicca tra tutte l’Emilia-Romagna per il numero consistente di comuni presenti nella parte alla della classifica. Fanno bene anche Veneto, Toscana (eccezion fatta per Grosseto) e Lombardia. Sono 4 su 5 i comuni pugliesi inclusi nel campione a dominare la parte più bassa. Posizioni basse in classifica sono occupate anche dai comuni campani e calabri, con Catanzaro e Reggio Calabria rispettivamente al 42 e al 46esimo posto”. Ma non è una novità.

Gianmaria Roberti

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