Il contratto di affitto, valido fino al 2028, disdetto per una presunta riqualificazione degli spazi
Trenta lavoratori e lavoratrici buttati in mezzo a una strada. Una comunicazione secca, fredda, recapitata con sette giorni d’anticipo: chiusura definitiva, licenziamento collettivo. Così si spegne, dopo 28 anni, il Burger King della Stazione Centrale di Napoli, uno degli snodi più frequentati della città. Una scelta che sa di beffa e che puzza di speculazione commerciale, dove a pagare il prezzo, ancora una volta, sono gli ultimi: cuochi, cassieri, addetti alle pulizie, personale che ha garantito per decenni un servizio a ritmi massacranti, ora messi alla porta senza alternative.
Dietro la facciata di un semplice “trasloco commerciale” si nasconde una storia di ordinaria violenza padronale. La Cigar 1 Srl, società che gestiva in franchising lo storico fast-food, ha annunciato il licenziamento dei suoi 30 dipendenti il 7 ottobre, il giorno dopo una riunione con i sindacati. La data di chiusura è fissata per lunedì 13 ottobre. Una settimana scarsa per organizzare la propria vita, per capire come pagare l’affitto, come mandare avanti una famiglia. Senza alcuna trattativa, senza alcun piano di ricollocazione. Nessun rispetto, nessuna vergogna.
Una decisione dall’alto, per fare spazio al “nuovo”
A determinare la chiusura è stata la volontà di Grandi Stazioni Retail, la società che gestisce gli spazi all’interno della stazione. Da aprile, la proprietà è cambiata. Il contratto d’affitto per il locale – valido fino al 2028 – viene stracciato unilateralmente con la scusa della “riqualificazione degli spazi”. Ma riqualificare cosa? A quale prezzo? E soprattutto: per chi?
Le voci che circolano parlano già di nuovi marchi pronti a insediarsi negli stessi locali, in un’operazione che sa tanto di sostituzione dei lavoratori con nuovi contratti, magari più precari, più flessibili, più “convenienti”. Nessuna tutela, nessuna clausola sociale. Solo l’ennesimo gioco al ribasso sulla pelle di chi lavora.
“Dateci dignità”: la rabbia esplode davanti al fast food
Questa mattina i lavoratori hanno risposto come potevano: con un presidio davanti al locale, con bandiere, striscioni, parole forti. “Dateci dignità”, gridano. Non stanno chiedendo l’elemosina, ma giustizia. Al loro fianco si sono schierati i sindacati di categoria, CGIL e UIL, che chiedono trasparenza e denunciano l’ennesimo attacco all’occupazione. La Filcams CGIL Napoli ha espresso “forte preoccupazione per la grave crisi occupazionale che si è aperta in uno dei luoghi simbolo del traffico ferroviario del Sud”.
Ma preoccupazione non basta più. Servono risposte. Serve una mobilitazione più ampia. Perché il Burger King della Stazione non è un caso isolato: è il paradigma di un sistema che smantella diritti, svuota i contratti, riduce il lavoro a una voce da tagliare nel bilancio.
Un appello a Napoli e al Paese intero: non lasciamoli soli
Da lunedì, quei 30 lavoratori saranno formalmente disoccupati. Ma non sono disposti a sparire in silenzio. Hanno annunciato un’assemblea permanente e non escludono nuove forme di protesta. E fanno bene. Perché la dignità non si svende, e il lavoro non si cancella con una mail.
Chi decide di far chiudere un’attività storica senza offrire un’alternativa concreta si assume una responsabilità sociale enorme. Chi tace, acconsente. Napoli ha già pagato un prezzo altissimo in termini di precarietà e disoccupazione. Questa nuova ferita non può passare inosservata.
È tempo che le istituzioni, i cittadini, le organizzazioni sociali prendano posizione. “Il silenzio, oggi, è complicità.”
Alma
