Tra i destinatari dell’ordinanza cautelare il fratello del primo cittadino Magliulo e alcuni imprenditori accusati di contiguità all’ex boss Iovine

VILLA DI BRIANO – Al centro dell’inchiesta, appalti di opere pubbliche nel comune casertano di Villa di Briano, assegnati a imprese ritenute vicine ai Casalesi. Sette persone accusate di appartenere alla fazione Iovine del clan sono state arrestate nell’operazione dei carabinieri scattata all’alba e coordinata dalla Dda di Napoli. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, turbativa d’ asta, abuso d’ufficio, estorsione, truffa, incendio doloso, corruzione, concussione, peculato, il tutto con l’aggravante del metodo mafioso. Nell’ inchiesta sono coinvolti anche imprenditori e amministratori municipali.

 

GLI INDAGATI – Tra gli arrestati anche Nicola Magliulo, geometra dell’ufficio tecnico del Comune e fratello del sindaco Dionigi Magliulo, a sua volta indagato. Nicola Magliulo è accusato di essere il “braccio di Iovine” nel Comune. Arrestato anche Nicola Coppola, secondo gli inquirenti braccio imprenditoriale di o’ ninno. Tra le opere pubbliche sotto esame, anche lo svincolo della Nola-Villa Literno.

 

L’INDAGINE – Ha messo a disposizione uomini e mezzi del Comune per ripulire un mobilificio cui era stato appiccato, anche da uomini del clan, un incendio con l’obiettivo di truffare l’assicurazione. Questa una delle accuse rivolte dalla dda di Napoli al sindaco Magliulo, sospeso dal Pd per decisione della segreteria provinciale. Dionigi Magliulo è indagato per peculato e abuso d’ufficio insieme al responsabile dell’Ufficio tecnico comunale Arturo Ciccarelli. Il quadro tratteggiato dai magistrati parla di un Comune completamente asservito ai Casalesi. Secondo gli inquirenti il clan veniva a sapere dei bandi di gara e delle griglie dei bandi ancora prima che fossero banditi. Un controllo che avveniva attraverso il fratello del sindaco, definito nell’ordinanza “il vero sindaco di Villa di Briano”. L’inchiesta dei carabinieri era partita nel periodo in cui Iovine era latitante. Dalle carte emerge come, dopo il pentimento dell’ex primula rossa, gli intrecci tra amministratori locali, imprenditori e camorra sarebbero stati attirati nell’orbita della fazione Schiavone dei Casalesi. Il Gip scrive che Nicola Magliulo e Ciccarelli rendevano possibile l’aggiudicazione delle gare pubbliche alle ditte del clan, come quelle degli indagati Gianluca Pagano, Antonio Cecoro, Pietro Pirozzi, coinvolto anche nell’inchiesta sulla Cpl Concordia, e Paolo Caterino, cugino dell’ex boss Antonio Iovine. Pirozzi vinse a la gara per lo svincolo di Villa di Briano della Nola-Villa Literno, un affare da 2,5 milioni di euro con fondi strutturali europei attraverso la Regione, che prima sarebbe stato assicurato a Iovine, poi aggiudicato a ditte vicine al clan capeggiato da Sandokan e i suoi figli. I due tecnici, quando la gara d’appalto era ancora in corso, avrebbero aperto le buste sigillate contenenti le offerte presentate delle ditte “pulite”, e consigliato alle aziende colluse, tramite i fedelissimi di Iovine e del suo luogotenente Corrado De Luca, la percentuale di ribasso utile per vincere la gara e ottenere l’affidamento. L’indagine, oltre che con dichiarazioni di diversi pentiti, tra cui Iovine, Nicola Panaro e Giacomo Caterino, è stata supportata anche da attività tecniche.

IOVINE: “AUTORITA’ NON REAGIVANO” – “Le autorita’ non hanno reagito denunciando quello che accadeva attorno a loro e mi sono sempre chiesto la ragione perché nei casi più evidenti non interveniva”. A lanciare l’accusa è proprio Antonio Iovine. “Voglio farvi un esempio  – dice l’ex boss ai pm – che mi coinvolge direttamente. Dal 1989 una impresa a me direttamente riferibile ha gestito gli appalti per la refezione scolastica in numerosi comuni dell’agro aversano. Era noto a tutti che quella era un’impresa di Antonio Iovine eppure nessuno si ea mai opposto a questo sistema”.

 

 

 

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest