Ucciso da pallottola vagante a Capodanno, individuata pistola

La pistola era stata ripescata in mare a qualche giorno dopo l’omicidio di Giuseppe Veropalumbo, avvenuto durante la notte di San Silvestro nel 2007. Dopo i recenti esami si è accertato che è quella con cui fu ucciso il giovane carrozziere. La moglie Carmela Sermino: “Mio marito vittima innocente di camorra, ho fiducia nella giustizia”

Svolta nelle indagini per l’omicidio di Giuseppe Veropalumbo, ucciso da una pallottola vagante la notte di Capodanno 2007 a Torre Annunziata. La polizia ha accertato senza dubbi che la pistola semi automatica calibro 9×21 marca Tanfoglio e modello Limited 921, ripescata in mare qualche giorno dopo l’assassinio, è l’arma da cui è partito il colpo mortale. La pistola era stata trovata da un pescatore, che l’aveva consegnata alla polizia. L’esplosione ruppe il vetro della finestra di un appartamento al nono piano. Attraverso l’utilizzo di sofisticate apparecchiature, tra cui un microscopio compratore ad alta definizione (Vision-X) e una ‘lavatrice’ a ultrasuoni che ha liberato la pistola dalle incrostazioni, è stato provato che è quella che ha esploso anche altri colpi in direzione del palazzo di corso Vittorio Emanuele III al civico 16. La ricostruzione delle traiettorie avvenuta con raggi laser e con l’ausilio di un drone, ha consentito agli esperti della balistica di individuare il percorso del proiettile. Altri frammenti sono stati recuperati, negli ultimi giorni, sulla facciata esterna dell’edificio, grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco. Tutte le ipotesi rimangono in piedi per spiegare la morte del giovane carrozziere, colpito al cuore mentre teneva tra le braccia la figlia di 18 mesi e giocava a carte con i parenti, ma la più probabile rimane quella degli spari in aria per festeggiare il nuovo anno.

 

LA MOGLIE: “FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA, GIUSEPPE VITTIMA INNOCENTE DI CAMORRA” – “Chi e perché? Sono queste le due semplici domande che, con le lacrime agli occhi, sin da quella maledetta sera di Capodanno del 2007 ho continuato a porre”. Così Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo, commenta la svolta investigativa. “Sono passati dieci anni e continuo a porre le stesse domande. Le ho poste in tutte le sedi – scrive la donna -. Sono le domande che ho rivolto agli inquirenti, ai magistrati, agli Organi amministrativi dello Stato, a chi mi è stato vicino. Le risposte non le ho avute. Anzi in più di un’occasione ho avvertito un certo fastidio a questa mia richiesta di verità e di giustizia.Mia figlia ed io, abbiamo avuto la vicinanza di tante persone perbene, che in vario modo hanno cercato di aiutarci. Spesso, però, abbiamo sofferto la solitudine istituzionale. Abbiamo sopportato i dinieghi ministeriali ed in qualche sentenza si è persino scritto che la vedova di Giuseppe Veropalumbo e la sua piccola Ludovica non avevano alcun diritto di considerarsi vittime della camorra e neanche della violenza criminale comune”. Ad oggi, infatti, a Giuseppe Veropalumbo non è stato concesso lo status di vittima innocente della criminalità organizzata. Ma Carmela Sermino è da molti anni in prima linea nelle battaglie per la legalità e la memoria delle vittime innocenti di camorra. “Ho sempre sostenuto che Giuseppe Veropalumbo è stato vittima del contesto in cui purtroppo vivevamo – spiega -. Un contesto molto simile a quello dei Paesi del Centro America, dove le bande criminali e dei narcotraffici si combattono a suon di colpi di arma da fuoco, uccidendo anche gli innocenti. Torre Annunziata, il quadrilatero delle carceri, come Medellìn, come Bogotà, come le favelas di Buenos Aires. Questo era quell’inferno di quartiere. Questo ho sempre sostenuto. Ed è difficile smentirmi. Le cronache sono lì. Basta leggerle”. Ma la donna lascia aperta la porta al raggiungimento della verità.

 

“C’è stato anche chi non si è dato per vinto, come  – dichiara – i magistrati della Procura di Torre Annunziata, che hanno più volte riaperto le indagini, restituendomi la speranza. Ora apprendo che la Procura ha individuato un nuovo filone di indagine e che la Polizia di Stato ha impiegato nuovi e moderni strumenti scientifici per tentare di fare luce sull’assassinio di mio marito. Il ritrovamento di una pistola che secondo le sofisticate analisi ha sparato quella notte a Giuseppe e l’individuazione della traiettoria dei proiettili esplosi, mi fanno ben sperare e mi danno ancora motivi di continuare a credere nella giustizia. Sono solo una madre, alle prese con le difficoltà della vita, e non comprendo bene gli spetti tecnici e scientifici, ma conoscendo gli inquirenti ed i magistrati che li coordinano, sono fiduciosa che stiano svolgendo un ottimo lavoro. Un lavoro che sono certa rafforzerà la mia convinzione che Giuseppe Veropalumbo sia stato ucciso da uomini affiliati alle bande di camorra, che – si badi bene – possono anche decidere di regolare un conto in sospeso anche la notte di Capodanno”.

 

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