I lavoratori Areco chiedono lavoro e stipendi arretrati dopo la rescissione del subappalto. Filca Cisl e Feneal Uil rivendicano un accordo con Xenia
C’è un’immagine che più di altre racconta la giornata di oggi a Salerno: decine di lavoratori egiziani davanti alla Prefettura, insieme alla Fillea Cgil, per chiedere di non essere lasciati senza lavoro dopo la rescissione del subappalto di Areco.
Sono circa 60 operai. Lavoratori edili, migranti, impiegati nel lotto 1A Battipaglia-Romagnano della nuova Alta velocità Salerno-Reggio Calabria.
La loro azienda, Areco Srl, è finita al centro della maxi-inchiesta della Procura di Napoli sull’Alta velocità Napoli-Bari. Nell’inchiesta vengono contestati anche episodi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il filone sul caporalato ha portato gli investigatori a ricostruire condizioni di lavoro pesantissime per lavoratori egiziani: turni fino a 20 ore, riposi ridotti, paghe inferiori ai minimi contrattuali e problemi sul fronte della sicurezza. La società è la stessa e il tema dello sfruttamento della manodopera migrante è al centro della vicenda giudiziaria.
E oggi, davanti alla Prefettura, alcuni lavoratori hanno raccontato condizioni di lavoro definite «non umane». La Fillea Cgil nazionale ha parlato di lavoratori migranti sottoposti al ricatto legato al rinnovo del permesso di soggiorno, di turni massacranti e di condizioni di lavoro inaccettabili. Il segretario generale della Fillea, Antonio Di Franco, ha chiamato in causa anche Rfi: «Non è possibile che Rfi non si accorga mai di nulla».
Ma c’è un altro elemento che merita di essere raccontato. Filca Cisl e Feneal Uil sono due delle principali organizzazioni sindacali del settore delle costruzioni. Da anni, nei documenti e nelle campagne pubbliche, rivendicano il ruolo del sindacato nella tutela dei lavoratori, nella sicurezza nei cantieri, nella difesa dei lavoratori migranti e nella lotta allo sfruttamento. Eppure oggi, nel giorno in cui circa 60 operai edili egiziani sono arrivati davanti alla Prefettura per chiedere lavoro e salari arretrati, al loro fianco non c’erano né Filca Cisl né Feneal Uil.
Non è un dettaglio irrilevante. Perché non stiamo parlando di una vertenza astratta. Stiamo parlando di lavoratori edili migranti che dicono di aver perso il lavoro dopo la rescissione del subappalto della loro azienda e che, attraverso la Fillea, chiedono alle istituzioni una soluzione.
Filca e Feneal, però, sostengono di avere seguito la vicenda fin dall’inizio e di avere già raggiunto un accordo con il Consorzio Xenia per il reimpiego della manodopera, la permanenza al Campo Base, vitto e alloggio e il recupero delle somme arretrate. Ed è proprio qui che nasce la domanda.
Ma quell’accordo riguarda anche i 60 oeprai egiziani?
Nel comunicato congiunto diffuso da Filca e Feneal non compare il numero 60. Non compare la parola «egiziani». Non viene specificato quanti lavoratori siano compresi nell’accordo. Le due organizzazioni parlano genericamente di «lavoratori Areco», di «maestranze» e di «manodopera».
E allora bisogna essere chiari: se l’accordo tutela davvero tutti i lavoratori egiziani, perchè oggi davanti alla Prefettura 60 lavoratori edili di origine egiziana hanno ancora bisogno di manifestare per chiedere continuità occupazionale?
E se invece l’accordo riguarda una platea diversa, o soltanto una parte dei lavoratori, chi è rimasto fuori? Sono domande alle quali Filca e Feneal dovrebbero rispondere con numeri e documenti, non con formule generiche. Perché c’è una differenza sostanziale tra dire «abbiamo tutelato i lavoratori Areco» e spiegare concretamente quanti lavoratori sono stati ricollocati, con quale contratto e da quando.
La contraddizione che resta
Non è corretto affermare, sulla base degli elementi oggi disponibili, che Filca Cisl e Feneal Uil abbiano deliberatamente abbandonato o escluso i lavoratori egiziani. Ma è altrettanto difficile ignorare il contrasto.
Da una parte ci sono 60 lavoratori migranti davanti alla Prefettura, insieme alla Fillea, che chiedono di tornare al lavoro e di ricevere gli arretrati. Dall’altra ci sono Filca e Feneal che rivendicano un accordo già raggiunto ma che, nel loro comunicato, non dicono se quei 60 lavoratori siano tutti dentro quell’accordo.
E allora il problema non è soltanto capire quale sindacato abbia ragione. Il problema è capire chi sta rappresentando concretamente quei lavoratori. Perché quando si parla di diritti dei migranti, di dignità nei cantieri, di contrasto al caporalato e di sfruttamento, le parole contano. Ma contano ancora di più le persone che si hanno davanti e quelle per le quali ci si mette in piazza.
Oggi, davanti alla Prefettura di Salerno, quei lavoratori erano lì. La Fillea Cgil era con loro. Filca Cisl e Feneal Uil no.
Ora spetta a queste ultime due organizzazioni spiegare perché e, soprattutto, dire pubblicamente se i 60 operai egiziani sono tutti compresi nell’accordo che rivendicano con Xenia. Perché se sono compresi, la domanda è: perché sono ancora in piazza?
Ciro Crescentini

