Alcuni degli indagati sono ritenuti affiliati al clan Bidognetti

Le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nelle prime ore della mattinata i carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Dda, nei confronti di 10 indagati (9 in carcere ed uno ai domiciliari). Alcuni sono ritenuti affiliati al clan dei Casalesi, fazione Bidognetti.
Al centro dell’indagine numerosi episodi di estorsione perpetrati in danno di commercianti, che sarebbero stati realizzati attraverso la pretesa di somme di denaro comprese tra i 500 e i 3.000 euro, in prossimità delle canoniche festività di Natale, Pasqua e Ferragosto, dal 2007 al 2011. Secondo quanto emerso nell’indagine, il “pizzo” era chiesto a titolari di attività commerciali nell’area dell’agro aversano, tra Cesa, Lusciano e Parete e Trentola Ducenta.

 

LE INDAGINI: ECCO CHI PAGAVA – L’inchiesta ha al centro le attività di Francesco Chianese, considerato il referente a Parete dei Casalesi, e del figlio Pietro. “Pigliate i ferri e partite, sennò vi dobbiamo sparare”. Così gli estorsori si rivolgevano agli operai del cantiere edile dei fratelli Giuseppe e Pasquale Mastrominico, imprenditori coinvolti in inchieste sul clan dell’ex boss oggi collaboratore Antonio Iovine, che si erano aggiudicati l’appalto pubblico da 3,5 milioni di euro bandito dal Comune di Villa Literno per i lavori di riqualificazione urbana, riuscendo poi ad ottenere la tangente.  Dai costruttori ai titolari di supermercati, agli operatori degli addobbi e delle luminarie, per anni sono stati obbligati a pagare il pizzo.

 

NELL’ALTRO FILONE COINVOLTI DUE EX PARLAMENTARI –  Ci sono altri filoni d’indagine. Uno, per cui il gip non ha ritenuto sussistere elementi di colpevolezza, riguarda ipotesi di truffe a banche e società finanziarie. Un altro invece concerne una ipotesi di truffa elettorale per firme false presentate a sostegno di liste in Veneto in recenti elezioni, e per questo il gip si è dichiarato incompetente, inviando gli atti a Venezia. Francesco Chianese sarebbe, per gli inquirenti, l’organizzatore delle truffe. Nel primo filone, tra gli indagati compaiono l’ex senatore siciliano del Pd Vladimiro Crisafulli, e l’ex deputato lombardo di Lega e Udeur Luca Bagliani. I due ex parlamentari non rispondono di reati di camorra, ma di alcune truffe ai danni di banche e società finanziarie poste in essere con l’emissione di titoli falsi. Crisafulli si è dichiarato estraneo alle vicenda “non avendo rapporti con la Campania da almeno trent’anni e non conoscendo nessuno delle persone che sarebbero coinvolte nell’indagine, tanto meno l”ex deputato Luca Bagliani. Pertanto – afferma l’esponente del Pd – ho già dato mandato al mio legale di fiducia, l’avv. Giovanni Palermo, al fine di interporre e intraprendere tutte le azioni giudiziarie a tutela della mia immagine ed onorabilità, riservandomi di presentare denuncia per calunnia”.

 

 

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