Omicidio Mongillo, il gip lascia in carcere Antonio Zampella: “Mente, sapeva della pistola carica”

Il giudice Nicoletta Campanaro sull’indagato: “Una persona assolutamente incapace di governare la propria aggressività e i propri impulsi criminali. La sua versione inverosimile è smentita sia da sua fratello che da quello della vittima”

Sapeva tutto, sapeva che quella pistola era carica. Il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Nicoletta Campanaro, delinea un quadro di schiacciante responsabilità per Antonio Zampella, il 19enne accusato dell’omicidio del coetaneo Marco Mongillo, morto venerdì a Caserta con un colpo di pistola alla testa mentre era in casa del fratello di Zampella, Umberto, agli arresti domiciliari per una rapina a mano armata. Nel convalidare l’arresto del giovane, il gip lo definisce “una persona assolutamente incapace di governare la propria aggressività e i propri impulsi criminali”. Nell’interrogatorio di stamattina, durante l’udienza, il 19enne si era difeso parlando di una “disgrazia”, e affermando di di aver pensato “che la pistola fosse scarica”. Una versione che ribadisce l’ipotesi di un “tragico gioco” fra ragazzi finito male, forse una roulette russa, come era emerso nelle ore successive alla morte. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice invece motiva così il provvedimento: l’indagato avrebbe fornito una versione dei fatti “palesemente difensiva, a tratti inverosimile, finalizzata a ridimensionare le sue responsabilità e a ricondurre l’evento mortale nell’alveo di una condotta di tipo colposo”.

 

Secondo il gip “non appare logicamente sostenibile che l’indagato ignorasse la presenza dei proiettili all’interno del serbatoio, atteso che, per sua stessa ammissione, si trattava di un’arma nella sua piena ed esclusiva disponibilità, accuratamente custodita”. Zampella sostiene di aver comprato la pistola alcuni mesi fa per difendersi da una possibile aggressione di un rivale,per questioni legate a una ragazza. Ma è “del tutto inverosimile – scrive il gip – che l’arma fosse stata acquistata senza verificare la presenza di munizioni”. Ed anche il ritrovamento nell’appartamento di un proiettile inesploso “pare indicare come l’arma fosse già stata in precedenza caricata, senza successo, provocando l’espulsione di un proiettile”. Per gli inquirenti, subito dopo il delitto, Antonio Zampella potrebbe aver ceduto la pistola a qualcuno per farla sparire. Quel qualcuno potrebbe già essere finito nel registro degli indagati. Un altro macigno sul racconto dell’accusato viene posto dal giudice Campanaro, secondo cui sia il fratello di Zampella che quello della vittima ne smentiscono le parole. In particolare, non si dà credito alla versione che avrebbe visto l’indagato premere il grilletto prima contro se stesso, senza che l’arma esplodesse il colpo, e poi contro Marco Mongillo. Quanto alla circostanza che i quattro amici avessero fumato degli spinelli poco prima, per il giudice non inficia l’elemento volontaristico: la droga “ha allentato i freni inibitori agevolando l’azione omicida”.

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