Il cameriere di un pub avrebbe riferito alla polizia dettagli sul raid in cui ha perso la vita Genny Cesarano. Il genitore: “Non era lui il bersaglio”

NAPOLI – C’è un testimone dell’omicidio di Genny Cesarano, il 17enne ammazzato domenica alla Sanità. E’ il cameriere di un pub della zona, ascoltato in Questura dagli investigatori della squadra mobile. E’ una voce disposta a raccontare quanto sa dell’agguato, dando seguito alla rabbia del quartiere, che ieri è sfilato gridando contro la camorra e gli stereotipi sull’omertà. A svelare gli sviluppi delle indagini è Antonio Cesarano, il padre del ragazzo ucciso. Parla alla stampa nello studio del legale Marco Campora. Si sfoga di nuovo contro chi descrive il figlio come un piccolo boss, bersaglio del raid di altri camorristi in erba. “Hanno sparato all’impazzata”. Il suo è un lento copione di elaborazione del lutto. Parte domenica sera, quando lui, disoccupato delle liste Bros, era allo stadio Olimpico per vendere bibite al concerto di Antonello Venditti, uno dei tanti modi di arrangiarsi. Sulla via del ritorno lo avvertono che il figlio ha avuto un incidente. Una bugia pietosa, perché in realtà è già morto, freddato dai killer. L’uomo prosegue con la battaglia lunga quattro giorni per restituire l’onore a quel ragazzino, già bollato come un malavitoso. “Basta fango. Io sono certo di chi era veramente mio figlio: ero suo padre e se ci fossero stati dei problemi lo avrei scoperto”. Rammenta quelli che per lui sono errori commessi dal ragazzo, impegnato a riscrivere la propria vita, per cancellare i precedenti per rapina e resistenza a pubblico ufficiale. “Genny non era l’obiettivo dei killer. Lo ha detto chi era presente, e lo ha detto a me e alla polizia”.

Difendere la memoria di Genny è anche evitare quello che, per la famiglia, sarebbe l’estremo oltraggio. “Non devono negargli il funerale, l’ho detto anche alla Questura”. Il padre si dice pronto a far celebrare le esequie lontano dalla Sanità, pur di garantirgli quella normalità difficile da inseguire, in una vita bruciata troppo presto nel rione dove “tutti sanno che si spara”. Una vita, l’uomo giura, lontana dai giri sbagliati. Perfino quelli del tifo violento, che nelle ultime ricostruzioni di stampa accostano l’omicidio alla maxi rissa al San Paolo. Lo scontro che ieri ha portato alla denuncia di dieci persone. Una di loro, Pasquale Pica, è della Sanità ed è stato arrestato per una presunta rapina. “Mi figlio lo conosceva – dice Antonio Cesarano – perché qui si conoscono tutti, ma solo per quello”.

OK AI FUNERALI PUBBLICI – I funerali di Gennaro Cesarano si potranno celebrare nel suo quartiere, ma alle 7.30. Il questore ha autorizzato la celebrazione di venerdì prossimo, 11 settembre, nella chiesa della Sanità, di fronte alla quale il ragazzo è stato ucciso. Domani la famiglia dovrebbe avere lo svincolo ufficiale della salma. La decisione è arrivata solo in tarda serata, dopo l’appello del padre e dopo che gli accertamenti investigativi hanno consentito di accertare l’estraneità a dinamiche criminali del giovane ucciso.

girobe

(Foto Renato Cavallo/Videoinformazioni)

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