Decisive le immagini di videosorveglianza e le testimonianze. Emanuele Alfano fa ritrovare il bastone: Mario Spedaliere resta gravissimo al Santa Maria delle Grazie.
La violenza cieca e insensata del tifo ultrà torna a macchiare di sangue il calcio campano. È di otto arresti il bilancio dell’operazione lampo condotta dopo la feroce rissa scoppiata domenica scorsa a Pozzuoli. Un pomeriggio di follia costato caro a Mario Spedaliere, 34enne sostenitore del Portici, che si trova ora ricoverato in condizioni critiche, in fin di vita, nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie”. Per l’aggressione c’è già un reo confesso, ma la vicenda segna anche uno spartiacque giudiziario nazionale: per la prima volta in Italia, infatti, è stata applicata la misura della flagranza differita a tre minori, come previsto dal recentissimo Decreto Sicurezza approvato il 23 ottobre.
L’agguato e le indagini lampo
Una domenica che doveva essere di sport si è trasformata in un incubo nel giro di pochissimi minuti. Lo scontro, violentissimo, ha visto opposte le fazioni flegree e quelle del Portici. A ricostruire la dinamica dell’aggressione sono stati i carabinieri della compagnia di Pozzuoli, insieme ai poliziotti del locale commissariato e agli agenti della Digos della Questura di Napoli. I primi fondamentali dettagli sono emersi proprio nelle fasi più concitate dei soccorsi: arrivati in ospedale, i tifosi ospiti hanno fornito le descrizioni somatiche dell’aggressore. L’incrocio immediato tra le testimonianze, i rilievi fotografici e i fotogrammi estratti dalle telecamere di videosorveglianza della zona ha permesso di stringere il cerchio attorno al responsabile.
A sferrare il colpo che ha ridotto in fin di vita il 34enne è stato Emanuele Alfano, appena 19 anni. Messo di fronte alle proprie responsabilità e all’evidenza dei filmati, il giovane flegreo ha ceduto crollando durante l’interrogatorio: ha confessato l’aggressione e ha poi accompagnato i carabinieri nel luogo in cui aveva nascosto la mazza di legno usata per il pestaggio, consentendone il recupero e il sequestro. Per lui l’accusa è pesantissima: lesioni gravissime e rissa aggravata.
Le manette e la svolta normativa
Oltre ad Emanuele Alfano, gli uomini dell’Arma hanno fatto scattare le manette ai polsi di Emanuele Barretta, 19 anni, e Giovanni Jonathan Pastore, 18 anni, insieme a un diciassettenne, tutti residenti a Pozzuoli. Sul fronte opposto, gli agenti di Polizia e la Digos hanno arrestato Gennaro Pio Volpe, 19enne di Napoli, e persino un tifoso della squadra ospite, amico della vittima: Eduardo Marino, 38 anni, di Portici. L’elenco si completa con altri due diciassettenni flegrei.
L’operazione, coordinata in sinergia dalla Procura della Repubblica di Napoli e dalla Procura per i Minorenni, riveste una rilevanza storica dal punto di vista procedurale. L’arresto in flagranza differita nei confronti dei tre giovanissimi rappresenta il primissimo caso di applicazione delle nuove norme sulla sicurezza urbana entrate in vigore pochissimi giorni fa. Una risposta durissima da parte dello Stato per frenare la deriva violenta dei giovanissimi legati al tifo organizzato.
Il dolore e la speranza
Le novità investigative arrivano a ventiquattro ore dalle parole piene di disperazione pronunciate dalla sorella di Mario Spedaliere, che ieri aveva lanciato un drammatico appello in lacrime davanti alle telecamere, implorando i responsabili di metterci la faccia e consegnarsi alle forze dell’ordine. Mentre la giustizia muove i suoi passi e delinea le singole responsabilità, la comunità si stringe attorno alla famiglia del 34enne. Ore d’ansia e di attesa all’esterno del nosocomio di Pozzuoli, dove i medici mantengono la prognosi riservata, mentre la città attende con il fiato sospeso notizie da quel letto d’ospedale.
Alessandro Manna
