Il movimento GPI attacca il Governo Meloni: «Carovita e guerre alimentano la miseria, oggi l’attacco tocca a loro ma domani a chiunque esprima dissenso»
Nei momenti in cui la pressione sociale sale e le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese, la storia insegna che il potere cerca spesso una valvola di sfogo. È questo il senso del duro comunicato diffuso in queste ore dal movimento dei Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), un intervento dai toni netti che accende i riflettori su quello che definiscono un vero e proprio attacco ai danni di due attivisti: Youssef e Sagia.
Ma cosa c’è davvero dietro il clamore degli ultimi giorni? Secondo il comunicato dei GPI, «L’operazione di polizia e il vile linciaggio mediatico nei confronti di Youssef e Sagia hanno una sola finalità: quella di distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi del carburante e del carovita e dalle naturali proteste che ne derivano».
La manovra sul carovita e la regia del Governo
Al centro delle preoccupazioni dei cittadini ci sono oggi l’ennesimo rincaro della benzina, i prezzi alle stelle e il conseguente clima di protesta sociale che sta montando nel Paese. Ed è proprio qui che s’innesca la denuncia politica degli attivisti: «È palese la regia del Governo Meloni, che vuole trovare un capro espiatorio per sfuggire ad una crisi che lo sta mettendo in trappola».
Non si tratta, spiegano i Giovani Palestinesi, di un momento di difficoltà passeggero o casuale. Nel testo si legge chiaramente: «Non si tratta di una crisi passeggera ma di una crisi strutturale che crescerà finché continueranno le guerre che la alimentano, ovvero la guerra di Stati Uniti, “Israele” ed Europa, da una parte, contro Iran e Yemen, conseguenza del genocidio in Palestina, e dall’altra, contro la Russia».
Guerra, economia e repressione del dissenso
Il testo dei GPI traccia un collegamento diretto tra la crisi economica interna e lo scenario geopolitico globale. Sono proprio le politiche belliche ad alimentare la spirale di miseria, inflazione e rincari che oggi la popolazione si trova a pagare di tasca propria. Di fronte a questa situazione, l’appello lancia una vera e propria chiamata alla mobilitazione rivolta a tutta la cittadinanza: «Chiunque abbia a cuore il futuro della nostra società è chiamato oggi a rispondere all’efferato attacco legale e mediatico che è stato mosso a Sagia e Youssef».
«Oggi tocca a loro, domani a chiunque esprima dissenso»
La presa di posizione dei GPI non parla solo alla comunità palestinese, ma si rivolge direttamente a «Chiunque esprime dissenso contro le politiche di guerra e miseria che ci vengono imposte oggi». Costoro sono chiamati «non solo ad esprimere solidarietà, ma anche a prendere una posizione netta e consapevole che, in questa fase, ognuno può essere il prossimo indagato, fermato, arrestato».
Significativo lo slogan centrale del comunicato, che rimbomba come un messaggio senza appello contro le decisioni repressive del governo Meloni: «Al fianco di Youssef e Sagia, nessun capro espiatorio per risolvere la vostra crisi!».
Ciro Crescentini

