Napoli, presidio precari  sanità davanti alla sede della Regione

Il grido d’allarme della Cisl Funzione Pubblica

La Cisl Funzione Pubblica della Campania torna a mobilitarsi dopo la manifestazione del 15 giugno scorso, che vide il primo comizio dopo un anno e mezzo di silenzio a causa della pandemia, con un presidio permanente a palazzo Santa Lucia per chiedere il rilancio della sanità pubblica nella regione, alle prese con gravi problemi dovuti alle “scelte politiche fatte negli ultimi anni con il taglio dei posti letto, lo svuotamento di professionalità e servizi nel territorio, la diminuzione delle prestazioni erogate ai cittadini, la drastica riduzione del personale (medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici e amministrativi)”.

Dal sindacato si alza un forte grido di allarme perché tutto questo “ha causato tempi lunghi d’attesa per visite, esami e interventi chirurgici, e ha lasciato sguarnite aree d’intervento essenziali, come la prevenzione, la non autosufficienza, la presa in carico delle cronicità, la disabilità e la salute mentale, con pesanti ricadute sui cittadini a partire dai più fragili e vulnerabili sempre più spesso costretti a farsi curare in altre regioni con un costo di 500 milioni di euro all’anno”.

il segretario generale della FP Cisl, Lorenzo Medici

Il segretario generale della categoria Lorenzo Medici chiede a gran voce una serie di interventi mirati ed immediati per salvare un settore che anche durante l’emergenza Covid ha dimostrato capacità professionali straordinarie, esaltate in tutto il mondo: “Ora – dice il leader della FP – bisogna procedere subito alla stabilizzazione e il mantenimento in servizio di tutti i precari attivando contratti di almeno 36 mesi come da indirizzo del Consiglio Regionale della Campania

Allo stesso tempo occorre cambiare il modello organizzativo valorizzando la programmazione del tutto carente, rafforzando la Medicina territoriale, i Distretti sociosanitari con Case della Comunità e Ospedali di Comunità, come previsto dal PNRR, e il Dipartimento di Prevenzione, promuovendo la medicina di prossimità, facilitando l’accesso ai servizi. È urgente – aggiunge Medici – adeguare gli organici falciati da 10 anni di commissariamento, che hanno generato una perdita di operatori sanitari di circa 20 mila unità rispetto ai fabbisogni reali, superando i vincoli finanziari per stabilizzare tutti i precari, che rappresentano appena 1/3 del reale fabbisogno, e che si sono fatti carico, in questi mesi, di essere le prime linee della lotta al covid-19, mettendo in gioco le loro stesse vite, accettando turni massacranti anche di 12-13 ore, talvolta lavorando con dispositivi di protezione individuali insufficienti. La battaglia della Cisl, che ha ormai raggiunto un respiro nazionale stante i 66 mila precari in attesa di stabilizzazione in tutta Italia  – conclude – non si fermerà perché la salute è un bene comune e un diritto che il servizio sanitario deve assicurare in misura eguale a ogni persona”.

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