Reti sociali e organizzazioni contro la nuova società per la gestione degli immobili del Comune: “Un provvedimento socialmente pericoloso”
Il Consiglio comunale del 5 marzo 2026 segna, secondo numerose realtà sociali, sindacali e politiche cittadine, un nuovo passaggio critico nel percorso di gestione del patrimonio pubblico napoletano. Nel corso della seduta è stata approvata la delibera che dà il via alla costituzione di Napoli Patrimonio, una nuova società partecipata indiretta destinata alla gestione del patrimonio immobiliare comunale.
Le organizzazioni e gli attivisti che negli ultimi mesi si sono mobilitati contro la nascita della cosiddetta New Co. hanno espresso una valutazione fortemente negativa dell’esito della seduta del Consiglio comunale.
Gli attivisti e le sigle che in questi mesi si sono opposti con varie iniziative alla costituzione della New Co. esprimono una valutazione fortemente critica sull’esito dell’ultima seduta del Consiglio comunale che ha visto, tra l’altro, il via libera alla delibera di costituzione della nuova società partecipata indiretta per la gestione del patrimonio comunale, hanno detto in una nota.
Secondo i promotori della mobilitazione, il tentativo della maggioranza consiliare che sostiene la giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi di approvare una mozione d’indirizzo non avrebbe modificato la sostanza dell’operazione.
Anche il tentativo in extremis di approvare una mozione d’indirizzo da parte della maggioranza consiliare non cambia la sostanza dell’operazione, anche perché l’aspetto più oscuro e allarmante – consistente nell’attività di supporto che la New Co. dovrà svolgere nei confronti del fondo immobiliare gestito da INVIMIT SGR, società partecipata del Ministero dell’Economia e delle Finanze che agisce con criteri prettamente privatistici – non è stato minimamente toccato, dicono.
Per i firmatari della nota, la decisione dell’amministrazione rappresenta inoltre un ulteriore segnale di chiusura nei confronti della città e delle realtà sociali che chiedevano un confronto pubblico sulla gestione del patrimonio.
“La scelta di procedere alla costituzione di Napoli Patrimonio conferma la chiusura di questa amministrazione comunale a ogni forma di reale confronto con la città – sottolineano, come si è già verificato per le note vicende di Bagnoli e per quella che definiscono la relativa “finta bonifica”.
Critico anche il giudizio sul funzionamento dell’assemblea cittadina. “La seduta consiliare con un voto quasi all’unanimità conferma, ancora una volta, che sulle questioni importanti l’attuale Consiglio è senza una vera dialettica” – aggiungono.
Secondo le organizzazioni che contestano il provvedimento, una strada alternativa sarebbe stata possibile e avrebbe evitato la creazione di una nuova struttura societaria.
“Si sarebbe potuta scegliere la strada di un effettivo rilancio di Napoli Servizi, risolvendo da parte del Comune i noti e antichi problemi di definanziamento e sottodotazione organica ed evitando così anche l’aumento dei costi di funzionamento che la costituzione di una nuova società comporta” – spiegano.
Da qui l’annuncio della prosecuzione della mobilitazione contro la nuova società partecipata.
“Continueremo l’iniziativa per contrastare un provvedimento socialmente pericoloso di una giunta antipopolare e al servizio dei poteri forti, da quelli finanziari a quelli imprenditoriali” – concludono.
La presa di posizione è sottoscritta da un ampio fronte di organizzazioni e realtà cittadine: la Rete Riprendiamoci la città – Napoli non si vende, Unione Sindacale di Base (USB), Sindacato Generale di Base (SGB), la Rete Sociale No Box – Diritto alla città, le federazioni provinciali del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (CARC), Potere al Popolo Napoli, il Collettivo politico-culturale GalleriArt, Civico 7 Liberato, l’Associazione Donne Architetto (ADA), l’Associazione Nazionale Architetti in Rete (AIR), il costituzionalista Alberto Lucarelli, il Forum Diritti e Salute e la Rete Set – Campagna Resta Abitante.
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