La testimonianza di una dipendente di un sindacato di categoria
Una vicenda assurda che coinvolge ancora una volta un sindacato di categoria della Cgil di Napoli, un sindacato che dovrebbe dare un esempio nella difesa e l’affermazione dei diritti dei lavoratori, la tutela delle donne lavoratrici, le pari opportunità. Un sindacato che dovrebbe mobilitarsi contro il Carovita, il rincaro delle bollette, la disoccupazione, la guerra e l’invio delle armi in Ucraina. Nella realtà si comporta peggio dei padroni delle ferriere, dei capomastri avallando atti vessatori, isolamenti, trasferimenti selvaggi. Eppure dovrebbe dimostrare con i fatti, in primis con i propri dipendenti, l’etica e la responsabilità sociale.
Significativa la testimonianza raccolta da Il Desk.it. La testimonianza di una dipendente di una delle principali categorie dell’organizzazione guidata da Maurizio Landini dotata di grande professionalità ed esperienza nell’ambito del settore dei servizi. Una dipendente che per ovvie ragioni ci ha chiesto di rispettare l’anonimato.
“Sono una mamma separata, ho tre figli, sono da anni dipendente del sindacato. Ho sempre svolto il mio lavoro con abnegazione, entusiasmo e spirito di appartenenza – racconta la dipendente della Cgil di categoria – Alcuni mesi fa ho contattato il segretario generale, ovvero la responsabile legale della mia organizzazione di categoria a pagare puntualmente le spettanze salariali considerata la delicata situazione familiare. Non l’avessi mai fatto, sono stata praticamente presa di mira, tormentata a colpi di isolamento e trasferimenti selvaggi”.
E non finisce qui. Nelle ultime ore la lavoratrice ha ricevuto una contestazione disciplinare. “Mi hanno accusato di abbandonare il posto di lavoro – aggiunge la dipendente della Cgil – Accusa assurda. Al contrario il segretario generale mi ha proposto di recarmi in tre sedi sindacali ubicate in comuni distanti chilometri l’uno dall’altro, ho la netta sensazione che sia in atto una manovra per costringermi alle dimissioni o addirittura avviare le procedure per un licenziamento”.
Un situazione lavorativa che ha prodotto effetti devastanti sul piano psico-fisico. La lavoratrice è stata costretta a rivolgersi ad una struttura pubblica di psicopatologia del lavoro e conferito l’ incarico di assistenza e difesa ad un noto avvocato giuslavorista napoletano.
A quanto pare della vicenda sarebbe stato informato il segretario generale della Cgil di Napoli, Nicola Ricci e i vertici nazionali dell’organizzazione di categoria che avrebbero preferito fare orecchie da mercante.
CiCre
