Le scarpe made in Napoli tra le più apprezzate al mondo

Un settore in crescita grandi ai suoi artigiani e alla grande qualità del prodotto

Il Made in Napoli, funziona e viene apprezzato dai grandi brand internazionali. A dirlo è Carlo Casillo, presidente della sezione moda e design dell’Unione Industriali di Napoli che nel lanciare la due giorni, che prenderà il via domani, di Congresso Mondiale delle Calzature che vedrà partecipare a Palazzo Reale oltre 300 persone provenienti da 15 paesi del mondo. “Ogni giorno da Napoli e dai centri della provincia partono diecimila paia di scarpe per i grandi brand internazionali che conoscono e apprezzano l’affidabilità degli artigiani napoletani. “Digitalizzazione e sostenibilità” sono temi al centro del congresso, organizzato dalla Confederazione Europea della Calzatura, con otto tavole rotonde alle quali parteciperanno 35 relatori e dove domani è atteso il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. La scelta di portare l’evento in Italia non è casuale. Con 4.708 calzaturifici, il Paese è il primo produttore europeo di calzature e la Campania rappresenta una delle nove in Europa con il maggior numero di dipendenti nella produzione di calzature e prodotti in pelle. La Campania, con 390 calzaturifici e produttori di calzature a mano e su misura, è la quarta su territorio nazionale per numero di aziende e quinta per numero di addetti, 6.461, come emerge dai dati 2017.”La tradizione italiana ed europea – spiega il presidente della Cec Sagripanti – sta incontrando in questi anni la digitalizzazione, uno strumento per permettere all’artigianalità di competere e vincere nel mondo. L’export è infatti determinante per il settore visto che il mercato interno soffre da decenni, mentre la crescita si registra in Nordamerica e in Estremo Oriente. Grazie a questo le imprese riescono a investire e crescere nelle collezioni. Ma serve anche riavviare il mercato interno”. Occhio anche all sostenibilità della produzione che, come spiega Sagripanti, “è importante soprattutto nel tracciare la filiera e seguire che i fornitori seguano le regole e che i materiali non ci tengano sostanze nocive”.

Monica De Santis

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