Vergognose dichiarazioni di Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento Nazionale, ennesima dimostrazione di incapacità e insensibilità delle autorità di fronte alla crisi. L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe Luongo: “dimettetevi”
Ieri sera, nella sede della Protezione Civile di Monterusciello, è andato in scena un incontro che avrebbe dovuto rappresentare un momento di confronto e ascolto per una comunità sotto pressione a causa della crisi bradisismica che sta colpendo l’area flegrea. Ma quello che i cittadini si aspettavano di sentire dai vertici delle Istituzioni è stato ben diverso da quanto ricevuto. Il Ministro Musumeci e il Commissario Straordinario Soccodato, attesi come risolutori di questioni fondamentali, erano assenti. Entrambi avrebbero dovuto rispondere su temi cruciali: la disponibilità di risorse per la messa in sicurezza degli edifici, per ora palesemente insufficienti e limitate ai soli palazzi sgomberati, e i tempi di attuazione degli interventi previsti dai decreti per la messa in sicurezza delle infrastrutture pubbliche, come le scuole. Ma niente.
Al loro posto, in una sala piena di cittadini esausti e impauriti, ha preso la parola Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. E qui, il delirio. Invece di rassicurare e fornire risposte concrete, Ciciliano ha scelto di rispondere a una domanda cruciale con cinismo: “Alla scossa di magnitudo 5 crollano i palazzi e conto i morti. Funziona così”.
Un’affermazione che lascia senza parole e che racconta in un colpo solo l’incapacità e la totale indifferenza delle istituzioni. Come si può rispondere a una comunità in ansia con tale freddezza? Come può un funzionario dello Stato, con così tanta responsabilità nelle sue mani, ridurre la gestione di una crisi così grave a una semplice e crudele constatazione dei fatti? Perché, di fatto, queste parole non sono altro che un’ammissione di impotenza, una resa totale dinanzi alla propria responsabilità di fronte a un fenomeno naturale che, pur essendo ben studiato e monitorato, continua a essere trattato come una calamità incontrollabile.
Non solo. In un paese normale, dopo una dichiarazione tanto sconcertante, ci si aspetterebbe che i responsabili delle Istituzioni, a partire dai vertici della Protezione Civile, passando per i Sindaci e arrivando fino ai Ministri, si facessero da parte. Dimissioni immediate, per una gestione incompetente e per i ritardi drammatici accumulati nella messa in sicurezza di una popolazione che da anni vive nell’incertezza e nella paura. Ma la realtà è ben diversa. Il Ministro Musumeci, la Premier e il Commissario Straordinario sono spariti dai radar, come se questa emergenza non li riguardasse, mentre chi è chiamato a rispondere rimane impassibile davanti al dolore e alla frustrazione di una popolazione stremata.
Eppure, i cittadini sono esausti. La continua scossa di terremoto, che ha superato ormai le 600 unità in pochi giorni, continua a inviare segnali di allarme, ma nessuna risposta concreta arriva da chi dovrebbe tutelare la sicurezza dei cittadini. Come è possibile che, in uno scenario del genere, ci siano ancora attese inutili, promesse non mantenute e un’incapacità imbarazzante di gestire una crisi che poteva essere prevista, come era stato più volte messo in evidenza dalle analisi scientifiche?
La frustrazione è palpabile, l’ansia è diventata la compagna di vita di chi vive nell’area flegrea. Mentre le scosse continuano, i cittadini chiedono semplicemente di essere ascoltati e di ricevere soluzioni pratiche e tempestive. Le app inviano messaggi incessanti, ma la risposta da parte delle autorità sembra essere quella di un totale distacco dalla realtà. La paura e l’incertezza sono il nostro presente, mentre chi dovrebbe occuparsi di noi è lontano, al sicuro, e continua a vivere nella sua bolla di potere.
Ascoltare le parole del Capo della Protezione Civile e del Direttore dell’Osservatorio Vesuviano è stato come un pugno nello stomaco. Le nostre vite sono nelle mani di persone che, anziché offrire soluzioni concrete, sembrano più interessate a mantenere il proprio potere e la propria visibilità. Le parole di speranza sono vuote, e quella che era una crisi da affrontare con solidarietà e competenza si sta trasformando in un’altra occasione persa per dare risposte ai cittadini. “A chi dobbiamo rivolgerci? Chi può aiutarci quando chi è preposto a farlo ha mostrato di non avere né la competenza né la volontà di farlo? Il tempo delle promesse è finito, ora servono fatti concreti” – evidenziano molti i cittadini.
L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe Luongo: “i vertici della Protezione Civile dovrebbero dimettersi”
Le dichiarazioni di Giuseppe Luongo, vulcanologo ed ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, hanno acceso un faro sulla necessità di dati concreti e scientificamente validi per affrontare la crisi bradisismica che da giorni attanaglia l’area flegrea. Luongo ha posto delle domande dirette, concrete ai vertici dell’Osservatorio Vesuviano e ministeriali: “Chiediamo quali sono i dati che escludono la presenza di un corpo magmatico alla profondità di 3-4 km. Non bastano le affermazioni, occorrono i dati. Quando si forniranno i dati sulla mancanza del magma, potremo discutere sulla loro attendibilità. È passato il tempo di Aristotele. Dalle registrazioni alle stazioni sismiche dell’Osservatorio Vesuviano risulta uno sciame senza fine da almeno 24 ore. Cosa accade?“
Ma accanto a queste parole di scienza, arrivano anche quelle di una comunità che non riesce più a sopportare l’apatia e l’incapacità di chi dovrebbe proteggerla. La riflessione di Luongo, che ha chiesto risposte basate su prove tangibili riguardo alla presenza di un corpo magmatico a 3-4 km di profondità, si unisce a una denuncia feroce della gestione dell’emergenza. Una grave scivolata del capo del Dipartimento della Protezione Civile. Basta questo per comprendere che egli non è adeguato per svolgere un compito così delicato. I presenti avrebbero dovuto insorgere a tale provocazione. Molti dei responsabili della nostra sicurezza hanno mostrato ieri a Monterusciello la loro totale incapacità. In un paese serio come il nostro si aspetta le dimissioni di tutti i vertici della Protezione Civile. Ora mi aspetto la difesa di ufficio di rabbiosi ignoranti che producono danno a loro stessi e alla comunità esposta a un rischio ignoto a chi deve difenderci“
In effetti, il disastroso incontro di Monterusciello ha mostrato come le Istituzioni siano lontane dalla realtà che vivono i cittadini. La freddezza del Capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, che ha risposto con parole ciniche e devastanti, e l’assenza di figure chiave come il Ministro Musumeci e il Commissario Straordinario Soccodato, hanno messo in evidenza l’incapacità di chi è chiamato a garantire la sicurezza del territorio. A fronte di questa inadeguatezza, Luongo ha espresso un giudizio severo che risuona come un atto di denuncia: “In un paese di tutti i vertici della Protezione Civile.”
Queste parole non sono solo una critica, ma un grido di allarme. In un paese che si definisce civile, non si può accettare che, di fronte a una crisi di questa portata, i responsabili di un’istituzione fondamentale come la Protezione Civile rispondano con arroganza e incapacità. I cittadini non meritano il cinismo delle risposte, non meritano l’ignoranza di chi non ha a cuore il loro benessere. La Protezione Civile ha il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini, non di alimentare la sfiducia con risposte desolanti e prive di competenza.
Luongo prosegue con un’affermazione che mette in luce l’urgenza di un cambiamento radicale: “Ora mi aspetto la difesa di ufficio di rabbiosi ignoranti che producono danno a loro stessi e alla comunità esposta a un rischio ignoto a chi deve difenderci.” Le parole del vulcanologo colpiscono nel segno: la difesa d’ufficio di chi sta gestendo la crisi non è altro che un tentativo di perpetuare un sistema che sta dimostrando di essere inefficace e dannoso. La comunità flegrea non è più disposta a tollerare l’incapacità di chi, con la propria inefficienza, sta mettendo a rischio la vita di migliaia di persone.
La richiesta di dimissioni di Luongo non è solo una posizione individuale, ma un desiderio condiviso da molti cittadini stanchi e delusi. Stanchi di promesse vuote, di comunicazioni confuse e di una gestione che, anziché rassicurare, semina paura e confusione. Il tempo della rassegnazione è finito: ora è il momento di chiedere risposte concrete e di pretendere che chi è preposto alla nostra sicurezza prenda finalmente responsabilità per i propri errori.
Il vulcanologo, con le sue parole incisive, non fa altro che esprimere il senso di disillusione e frustrazione che sta pervadendo la comunità flegrea. Un popolo che, giorno dopo giorno, si trova a vivere nell’incertezza, senza sapere se il rischio di una scossa maggiore è prossimo o lontano, e senza poter contare su chi ha il compito di monitorare la situazione e gestire l’emergenza. In questo contesto, le parole di Luongo non sono solo una denuncia, ma una richiesta di giustizia per una comunità che, da troppo tempo, è stata lasciata sola.
La scienza richiede fatti, non supposizioni. La Protezione Civile e le Istituzioni devono rispondere con serietà, non con dichiarazioni che aggraveranno solo il senso di impotenza della popolazione. Ora è il momento di agire, non di parlare.
Il sindaco di Bacoli Josi della Ragione: “i cittadini meritano rispetto”
In un contesto tanto drammatico, dove la paura e l’incertezza dominano le vite dei cittadini flegrei, emergono anche voci di chi non si arrende e si fa carico delle sofferenze della propria comunità. Josi della Ragione, sindaco di Bacoli, ha scelto di assumere un atteggiamento profondamente diverso rispetto a quello del Capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, che con le sue dichiarazioni ha solo alimentato il senso di impotenza tra i cittadini.
La Ragione ha voluto, con parole forti e umane, rispondere alle sofferenze quotidiane di chi vive il bradisismo sulla propria pelle. “Voglio soltanto dire che, tutti noi, dobbiamo imparare ad avere più rispetto della gente che dorme in auto da giorni. Di chi ha paura delle scosse. Di chi ha le crepe in casa. Di chi ha attacchi di panico. Di chi teme per i propri familiari allettati, disabili. Abbiamo il dovere di ascoltare i nostri cittadini, senza mai stancarci. È un dovere etico, istituzionale. Da cui nessuno deve sottrarsi. Perché da loro possiamo imparare a meglio affrontare questo tempo difficile. Gli sciami sismici, il bradisismo”, ha affermato, mettendo in evidenza la distanza emotiva e umana tra le dichiarazioni di chi dovrebbe gestire l’emergenza e quelle di chi vive quotidianamente il rischio e le paure di un’intera comunità.
Nel suo incontro con i cittadini di Pozzuoli, Josi della Ragione ha dimostrato un altro approccio: l’ascolto e la vicinanza. “Questa sera a Pozzuoli ho incontrato tante persone che, con dignità, hanno esposto le proprie preoccupazioni. La propria rabbia, per proprie angosce. Vi ho ascoltato con profondo rispetto, in silenzio. Perché a parlare devono essere solo i fatti, le azioni. Io vi prometto che farò ancora di più di quanto già messo in campo. Perché essere flegreo è un onore”, ha detto con convinzione, ribadendo l’importanza di mantenere vivo il legame tra le istituzioni locali e i cittadini, soprattutto in tempi così difficili.
Un chiaro contrasto con la freddezza istituzionale e la totale assenza di risposte concrete che da tempo caratterizzano la gestione della crisi bradisismica. Mentre alcuni vertici delle istituzioni sembrano dimenticare che la comunità flegrea è composta da persone reali, che soffrono e lottano con dignità, altri, come la Ragione, mostrano il volto di un governo locale che non si sottrae al dovere di stare al fianco dei propri cittadini.
“Presto terremo un’assemblea pubblica anche a Bacoli. Perché la conoscenza è ricchezza. Un abbraccio a tutti voi. Vi prometto che non vi lasceremo soli. Siamo tutti uniti per raggiungere un unico obiettivo. Le istituzioni sono e saranno al vostro fianco. E sappiatelo: noi sindaci, saremo sempre il vostro megafono. Saremo sempre al vostro fianco. Insieme, siamo più forti. Quanto è bello essere figlio dei Campi Flegrei. Un passo alla volta”, ha concluso il sindaco, sottolineando la forza della comunità e l’importanza dell’unità in un momento di grave crisi.
La critica del consigliere della X Municipalità Diego Civillo, tra snobismo e mancanza di concretezza.
Tra le voci che si sono alzate dopo l’incontro di Monteruscello, una in particolare ha destato non poca sorpresa: quella del consigliere della Decima Municipalità Diego Civitillo. A quanto pare, l’esponente politico ha seguito l’incontro pubblico con la Protezione Civile, i Sindaci dei Comuni Flegrei e l’INGV, ma la sua critica è giunta con un tono che definire snobistico sarebbe un eufemismo.
Civitillo ha definito l’incontro “caotico” e ha lamentato “pochissimi punti di aggiornamento reale”, attribuendo alle domande dei cittadini e alle risposte istituzionali la responsabilità di aver perso l’occasione di dimostrare “la capacità di governare non tanto il fenomeno naturale, ma le comunità”. Un giudizio che non solo è di difficile comprensione per chi ha vissuto la tensione e la paura di chi si è trovato a fare domande per cercare risposte concrete, ma che lascia anche perplessi riguardo alla sua posizione di “riferimento” per le cosiddette associazioni antagoniste sul territorio.
Se Civitillo avesse davvero seguito l’incontro con il giusto spirito critico, la domanda che ci sorge spontanea è: perché non ha scelto di intervenire? Se riteneva che le risposte istituzionali fossero insufficienti e inadeguate, perché non ha alzato la voce per chiedere chiarimenti, soprattutto su temi cruciali come la sicurezza delle case e i tempi di intervento per le scuole e le infrastrutture pubbliche? Se davvero si sente responsabile della comunità che rappresenta, perché limitarsi a osservare e a criticare passivamente, senza mettere in campo una proposta concreta o una domanda in grado di smuovere le acque?
Il vero nodo non sta nel “caos” dell’incontro, ma nella sua incapacità di fare fronte alla realtà di un territorio fragile, che da anni chiede risposte rapide e soluzioni tangibili. E mentre i cittadini, stremati dalla paura delle scosse e dalla mancanza di certezze, sono rimasti ad ascoltare parole vuote, qualcuno, come Civitillo, ha preferito rimanere in disparte, facendo osservazioni che non fanno altro che allontanarsi dalla vera essenza della politica: quella di ascoltare e rispondere ai bisogni reali della gente.
Le parole di Civitillo, lontane dalla quotidiana sofferenza dei flegrei, rivelano una distanza abissale dalla realtà che, invece, ogni rappresentante dovrebbe sforzarsi di comprendere, accogliere e, soprattutto, affrontare con serietà. La critica è legittima, ma deve essere sempre accompagnata da azioni che dimostrano concretamente l’impegno verso una causa che riguarda la vita e la sicurezza di centinaia di migliaia di persone.
CiCre
