La morte di Ulderico, il fallimento del sistema di accoglienza

Il tabaccaio ucciso a Napoli per una lite con un mendicante immigrato: dietro la fine di un uomo, la resa delle politiche di controllo e integrazione

Oggi “Rico” muore! La vita di un uomo,  marito, padre e amico finisce così, tra le pagine di giornali e preghiere e saluti sui social. Un uomo la cui vita ricca di amore si è interrotta prematuramente per una lite, per un “pugno”, nella metropolitana di Chiaiano,  in un giorno come tanti nel quale si recava a lavoro. Sul palco della scena un nigeriano, clandestino e senza fissa dimora. Dietro le quinte la storia di un altro uomo, la cui vita è logorata da un sistema di accoglienza “fantasma” nel quale le promesse di intervento non trovano risposta concreta. Non è il diverso colore della pelle che crea la comune selezione dei buoni e dei cattivi, ma la condizione disumana nella quale si conduce una vita senza stimoli, senza gratificazione e senza obiettivi. Sempre più spesso ci si trova a leggere notizie nelle quali persone immigrate nel nostro paese sono attori di atti ingiustificati, ma mai ci si sofferma a leggere il copione di chi scappa da terre aride per provare a vivere una vita “normale” nella quale è possibile mangiare e dormire in una casa, lavorare ed essere per questo retribuiti, camminare per strada tra le genti e parlare del meteo o del vicino di casa. Il nigeriano, di cui mai si legge il nome, è ancora una volta schiavo di un paese che lo ha voluto attore di un atto terribile e senza ritorno. Il nigeriano ha ucciso un uomo, senza motivo, senza coscienza, senza pensarci, ma se apriamo il sipario del palcoscenico sul quale popoli diversi si interfacciano ogni giorno, un motivo che conduce ad un atto forse “prevedibile” potremmo leggerlo tra le righe. Il nigeriano è solo il sicario di una storia nella quale le Istituzioni sono mandanti. Nessun controllo, nessuna accoglienza, nessuno tra carabinieri, polizia e finanza ha mai denunciato e provveduto ad integrare un uomo che da anni sedeva a terra all’ingresso della stazione della metropolitana a chiedere soldi ai passanti che infastiditi lo ignoravano. Oggi Ulderico muore, ucciso da un paese nel quale è più comodo non vedere, è più facile puntare il dito e lavare le mani. Muore ucciso da una amministrazione che apre il portone di un palazzo e lascia i suoi ospiti chiusi in cantina senza luce né cibo e soprattutto senza una scala che conduce alla porta di una nuova “casa”.

Oggi.. Ulderico Esposito, uomo,  marito, padre e amico chiude i suoi occhi per sempre..

Noi apriamo i nostri, diventiamo regia di un Mondo a colori che porti armonia e mai più lacrime!

Marika Franco

(Psicologa)

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest