Indagine su incesti, guerra curia di Napoli-garante per l’infanzia. “Sei sparito”. “Mentite”

La curia replica dopo l’attacco sulla mancata collaborazione all’indagine: “In 3 anni mai avute comunicazioni”. Romano: “Bugie, divulgherò i documenti”

Uno scontro senza precedenti sul tema incandescente dell’incesto. A trascinare sul ring la chiesa di Napoli è il garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Campania. Due giorni fa Cesare Romano aveva attaccato la Curia, a margine della diffusione di dati da allarme rosso nei quartieri-ghetto di Napoli e provincia. Una spaccato drammatico emerso dalla ricerca condotta con questionari anonimi, per cui non c’era stata “alcuna collaborazione dalla Curia”, aveva dichiarato Romano. Per tutta risposta largo Donnaregina rende pubblica la lettera che l’arcivescovo Sepe inviò al Garante 3 anni fa. Parole di plauso all’indagine sugli abusi ai minori, che si concludevano con l’invito a formulare “ulteriori comunicazioni”. Un’esortazione però caduta nel vuoto, secondo ambienti diocesani. “A questa lettera, in questi tre anni – specifica la Curia – non ha fatto seguito alcuna ulteriore comunicazione, a riguardo, da parte del Garante o del suo Ufficio”. Il cardinale Sepe avrebbe auspicato segnalazioni sugli intoppi al progetto che coinvolgeva le parrocchie. Ostacoli che in Curia avevano messo in conto, per l’intreccio di norme canoniche e concordatarie che tutela il segreto confessionale. Difficoltà a cui si poteva cercare rimedio con una circolazione di informazioni tra il Garante e gli uffici diocesani, che per la Curia però sarebbe mancata.

 

Versione opposta offre Romano, che si proclama “nervoso e schifato”. Il Garante spara nuovamente a zero: “Mentono spudoratamente, oggi cercherò la documentazione di email e solleciti inviata in questi anni”. Romano assicura di aver spedito i moduli con le domande al cardinale. Ora manda a dire ai vertici della Curia: “Trovate un’altra scusa senza addossare le colpe agli altri, che interesse potevo avere se non quello di riottenere indietro i questionari compilati?”. Il clima è da guerra fredda. Eppure, nella missiva datata 12 luglio 2013, regolarmente protocollata, l’arcivescovo manifestava senza esitazioni l’adesione all’indagine conoscitiva. “A tale riguardo – si legge – mi viene chiesta la collaborazione della Curia che, senza venire codificata in atti formali, può trovare manifestazione ed espressione nel Patrocinio Morale del’Arcidiocesi, che ben volentieri concedo alla iniziativa, per l’alta valenza morale e sociale”. “Pur non conoscendo il dato della delicata patologia – affermava il cardinale – posso senz’altro dire che non sfugge alla Chiesa di Napoli l`importanza del progetto che Lei intende sviluppare e che, purtroppo, trova la sua ragion d’essere prioritariamente nella caduta di valori fondamentali, quali il rispetto della persona e del rapporto parentale, oltre che nella disgregazione del nucleo familiare e nella mancanza di una sana e reale vita di famiglia”. Sepe tuttavia ammoniva: “Si tratta, pertanto, di lavorare con grande prudenza nel più assoluto rispetto della vittima e della sua fragilità, ma anche di quanti, nell’anonimato, possono offrire collaborazione e utili confidenze”. Confidenze venute meno, e resta da chiarire perché.

 

IL GARANTE DIFFONDE LETTERA ALLA CURIA SUCCESSIVA A QUELLA DI SEPE – Poche ore dopo lo sfogo contro la Curia, che aveva diffuso la lettera del cardinale Sepe in replica alle prime accuse, il Garante divulga una missiva inviata a cinque destinatari il 26 settembre 2013. Tra loro c’è la Curia, oltre al tribunale e alla procura per i minorenni. E’ una controreplica con cui vuole smentire le parole di largo Donnaregina. Nella lettera Romano quasi anticipa i risultati dell’indagine, resi noti lunedì scorso. “Dalle segnalazioni pervenute a quest’ufficio e da un primo sondaggio – scriveva – risulta che la pratica incestuosa sia da non sottovalutare considerando che spesso è elevata quasi alla normalità in alcuni quartieri delle zone metropolitane ma anche in territori ameni. Pertanto si richiede la collaborazione di tutte le istituzioni in indirizzo per mappare le aree maggiormente a rischio”. Il Garante quindi sollecita la collaborazione dei soggetti a cui si rivolge.
“Vogliate quindi fornire, per e-mail i dati in vs. possesso, sia storici che attuali, redigendo  – si legge – i questionari allegati (uno per i Centri e uno da far redigere agli Assistenti sociali). I questionari dovranno essere compilati e inviati, anche a mezzo mail, all’ufficio del Garante entro il 15.11.2013”. Ed è proprio sull’utilizzo dei questionari che si origina la rottura tra il Garante e la Curia, deflagrata con lo scontro di questi giorni.
“Nel ringraziarvi anticipatamente per la collaborazione  – aggiungeva Romano – sappiate che contribuite alla tutela dei nostri ragazzi dando modo alle istituzioni deputate d’intervenire efficacemente per contrastare tale deplorevole violazione del diritto di ogni essere umano di crescere nel migliore dei modi”.

 

ASSOCIAZIONE: “LAVORIAMO CON MINORI MA A NOI NESSUN QUESTIONARIO” – “Noi che lavoriamo con i minori mai coinvolti dal Garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza”. Nella polemica entra l’associazione gioventù cattolica (Asso.gio.ca), che dal 1997 si occupa di minori a rischio sul territorio di Napoli. “Ci sorprendono le parole del Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Campania Cesare Romano – afferma Gianfranco Wurzburger, presidente dell’Asso.gio.ca -. Non entriamo nel merito della sua collaborazione con la Curia, ma della sua presunta collaborazione con le associazioni che si occupano di minori. Come mai noi – dice Wurzburger – che siamo primi nell’elenco regionale delle associazioni della Campania istituito proprio dal Garante, e soprattutto tra i più presenti in città per attività e progetti su e con i minori, non sapevamo nemmeno dell’esistenza di un questionario di rilevamento sugli abusi?”. “Non dovremmo essere coinvolti nella “politica regionale di raccolta dati” tanto sbandierata dal Garante: in tutti questi anni  – aggiunge il presidente di Asso.gio.ca – non siamo mai stati nemmeno convocati ad una riunione conoscitiva. Di quale collaborazione– conclude Wurzburger – parla il Garante Romano, e soprattutto con quali soggetti?. L’unica che riconosciamo e che abbiamo sempre avuto è con l’Autorità garante nazionale per l’Infanzia, sempre presente sul territorio e accanto ai nostri minori”.

Gianmaria Roberti

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