Tre operai feriti nel cantiere della Regione Campania, cantiere sequestrato; protocolli sulla legalità mediaticamente enfatizzati mentre nessuno dei sindacati parla della vicenda dell’ispettorato
Nel porto di Pozzuoli, all’interno di un cantiere legato a un’opera pubblica strategica, si è verificato un grave incidente sul lavoro che riporta al centro non solo il tema della sicurezza, ma anche quello della trasparenza e dei controlli.
Col passare delle ore emergono dettagli più chiari: sono tre i lavoratori coinvolti. Due hanno riportato ferite lievi, mentre un operaio di 39 anni è ricoverato in rianimazione in condizioni critiche dopo essere stato trasportato d’urgenza all’ospedale “La Schiana” di Pozzuoli. L’uomo ha subito un violento impatto alla testa dopo essere stato colpito da una catena sganciata da una gru mentre si lavorava su una rampa di collegamento tra la banchina e il pontone.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari del 118, la Polizia e la Capitaneria di Porto. L’area è stata messa in sicurezza e successivamente posta sotto sequestro, mentre la polizia scientifica ha avviato i primi rilievi per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.
Non si tratta di un cantiere qualsiasi. L’infrastruttura su cui si stava lavorando è un’opera pubblica finanziata dalla Regione Campania per fronteggiare gli effetti del bradisismo, fenomeno che da anni interessa l’area flegrea. I lavori erano in corso da tempo e l’inaugurazione era prevista a breve, alla presenza del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci. Un evento ora inevitabilmente rinviato.
Ed è proprio questo elemento — la natura pubblica dell’opera — a rendere ancora più evidente la contraddizione tra narrazione istituzionale e realtà operativa. Perché mentre si moltiplicano firme e annunci su protocolli di legalità sottoscritti in Prefettura e ampiamente rilanciati mediaticamente, nei cantieri finanziati con risorse pubbliche continuano a verificarsi incidenti gravi, segno che i controlli preventivi e le verifiche sul campo non sempre risultano efficaci.
A questa distanza si aggiunge un altro elemento ancora più delicato: il silenzio attorno alla vicenda di Giuseppe Cantisano, Capo dell’Ispettorato del lavoro per Napoli e Salerno, interdetto dai pubblici uffici e gravemente indiziato, secondo le accuse, di corruzione e di coinvolgimento in un sistema illecito.
Un caso che riguarda direttamente chi dovrebbe garantire i controlli nei luoghi di lavoro, e che proprio per questo avrebbe dovuto generare un dibattito pubblico forte e trasversale. Invece, su questo punto, il silenzio è evidente.
In particolare, pesa l’assenza di prese di posizione da parte delle principali organizzazioni sindacali — CGIL, CISL e UIL — proprio sulla vicenda Cantisano. Un silenzio che contrasta con la visibilità e la partecipazione agli accordi istituzionali sulla legalità, e che lascia aperti interrogativi sulla coerenza tra dichiarazioni e azioni.
L’incidente di Pozzuoli, inserito in questo contesto, assume così un significato che va oltre la cronaca: da una parte un’opera pubblica simbolo di intervento e prevenzione, dall’altra un sistema di controlli sotto pressione e una mancanza di reazioni su vicende che ne mettono in discussione la credibilità. Una distanza che continua a pesare, soprattutto per chi nei cantieri lavora ogni giorno.
Ciro Crescentini
