Ercolano, bufera sul museo Mav: sprechi, assunzioni senza bandi e dipendenti demansionati

Ricorsi al Tribunale del lavoro e imminenti interrogazioni consiliari

La Fondazione Cives, organismo di gestione del Museo archeologico virtuale di Ercolano, è finita nell’occhio del ciclone. Dipendenti sul piede di guerra, direttore generale nominato 13 anni fa per cooptazione e ancora in carica, assunzione di una segretaria con contratto a tempo indeterminato senza il ricorso ad un bando di evidenza pubblica. E nelle prossime ore non si esclude la presentazione di interrogazioni in consiglio regionale. Una situazione alquanto scandalosa e imbarazzante che coinvolge un ente  che gestisce denaro pubblico.

Andiamo per ordine. Nel 2003, il Comune di Ercolano e la Provincia di Napoli sottoscrivono un protocollo d’intesa per la riqualificazione dell’ex edificio scolastico Iaccarino di Ercolano, destinandolo a sede del Museo Archeologico Virtuale, composto da scenografie e istallazioni in realtà virtuale sulla storia dei luoghi della Provincia di Napoli.

Il 30 dicembre del 2005 la Provincia di Napoli e il Comune di Ercolano costituiscono la Fondazione Cives per la gestione del Museo Archeologico Virtuale e dei servizi culturali connessi. Il Mav viene inaugurato il 9 luglio 2008. A maggio del 2009 la Regione Campania aderisce alla Fondazione Cives

Attualmente il presidente del consiglio d’amministrazione della Fondazione è Luigi Vicinanza, ex responsabile della redazione napoletana del quotidiano “Repubblica”, vicino all’area del Pd. Con il Presidente Vicinanza gli altri due consiglieri sono Ciro Cozzolino (designato dal Comune di Ercolano) e Gaetano De Rosa (designato dalla Città Metropolitana di Napoli).

Il direttore generale è Ciro Cacciola, nominato senza alcun bando ad evidenza pubblica nel 2009, privo di esperienza professionale nel settore del Museo Archeologico Virtuale. “Cacciola è un fedelissimo del governatore Vincenzo De Luca. Ad oggi.  dopo 13 anni è ancora in carica, ci si chiede come sia possibile. E non solo. Cacciola ha attivato le procedure per l’assunzione di una segretaria con contratto a tempo indeterminato, non ci risulta la pubblicazione di un bando o di un avviso pubblico” – spiega un dipendente del Museo Virtuale – Nel 2008 l’ente ha assunto 10 dipendenti. Attualmente sono rimasti in cinque. I lavoratori stanno scappando perché costretti a lavorare con contratti part time, salari da fame, inquadramenti, livelli professionali e contrattuali umilianti – continua il lavoratore – Inoltre, molti dipendenti hanno deciso di presentare ricorsi al Tribunale del lavoro perché la Fondazione non ha pagato da 11 anni molte indennità contrattuali previste dal contratto nazionale“.

E non finisce qui. La fondazione Cives collabora con la Scabec, azienda partecipata della Regione Campania per la promozione e l’organizzazione di mostre presso il  museo Mav. Emergono, però, perplessità e dubbi sulle procedure e le spese sostenute. “Qualche esempio? – aggiunge il lavoratore del museo – Non si conoscono i costi della mostra di Gennaro Regina  al museo Mav in collaborazione con la Scabec. L’ultima mostra realizzata al Mav del 2019. La fondazione Cives paga un bonifico di circa 100 mila euro all’artista Peter Greenaway e alla moglie per la mostra “happy death” e non c’è alcuna pubblicazione sul sito del Mav sui costi all’artista o i costi per l’allestimento o le procedure di affidamento dell’incarico. Ovviamente la gigantesca mostra produsse  un notevole danno economico alla Fondazione”.

Molti punti dello statuto della fondazione non sarebbero stati rispettati: non c’è il comitato scientifico, la nomina del direttore generale dovrebbe durare 5 anni ma in questo caso è rinnovabile a vita.

CiCre

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