Commissario sanità, gli eletti campani M5S a Conte: “Applicare la legge, via De Luca”

La lettera al premier dei 60 parlamentari e dei 7 consiglieri regionali, dopo le rivelazioni sull’infiltrazione di camorra al San Giovanni Bosco. Si chiede con urgenza un Cdm per la nomina di un successore, in forza dell’incompatibilità del governatore, e un decreto come quello per la Calabria, prevedendo poteri commissariali più incisivi

A prendere carta e penna, per scrivere al premier Conte, sono i 60 parlamentari campani e i 7 consiglieri regionali dei 5 stelle. Uno schieramento senza precedenti, per chiedere con urgenza di convocare un consiglio dei ministri, rimuovere il commissario alla sanità campana Vincenzo De Luca, e nominare un sostituto. Sarebbe il modo di applicare una legge approvata 6 mesi fa, per vietare il doppio incarico governatore-commissario ad acta. Gli eletti campani del M5S non si limitano a questo. Invocano pure un decreto Campania, sulla falsariga di quello per la sanità calabrese, dotando il nuovo commissario di poteri più ampi. “Chiediamo, infine, la possibilità che – si legge nella missiva al presidente del consiglio – una delegazione di parlamentari e consiglieri regionali sia da Ella ricevuta, di modo da poter apprendere, dalla viva voce di chi vive ed affronta quotidianamente le criticità cennate, la gravissima situazione in cui versa da anni il nostro sistema sanitario regionale”.

 

L’AFFONDO DOPO IL BLITZ. L’iniziativa arriva all’indomani del blitz anti camorra, nel cui calderone finiscono le infiltrazioni dei clan all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. “Illustrissimo Presidente, le scriviamo – spiegano i firmatari – poiché convinti che la Campania necessiti di un intervento urgente ed ormai improcrastinabile che ponga fine alle innumerevoli distorsioni, alla acclarata inefficienza e alla diffusa illegalità che permea il sistema sanitario regionale e che tante volte abbiamo denunciato inascoltati. Ormai non è più soltanto una questione di disorganizzazione, di inefficienza amministrativa, di inadeguatezza gestionale ma di illegalità diffusa e di ordine pubblico, gravemente compromesso dal dominio incontrastato della camorra che si insinua e penetra il sistema sanitario, orientandone le scelte”. Al premier si rammenta quanto chiede il ministro della salute al Comitato nazionale per la sicurezza e l’ordine pubblico: esautorare i vertici dell’Asl Napoli 1 e insediare una Commissione di accesso. “Ed è possibile, come del resto riporta la stampa – aggiunge la lettera-, che i condizionamenti camorristici non siano limitati all’ospedale San Giovanni Bosco ma siano replicati in altri nosocomi, quale conseguenza di una vera e propria spartizione tra clan del controllo delle strutture ospedaliere della città di Napoli”.

 

I NODI DELLA SANITÀ CAMPANA. Parlamentari e consiglieri pentastellati attaccano l’assenza “di controlli da parte degli organi regionali preposti”, e reclamano “l’adozione di misure straordinarie”. Inoltre sottolineano una “realtà dei fatti” che “si presenta fortemente diversa” dai “risultati eccellenti” rivendicati da De Luca. Un cortocircuito di cui sono vittime “i cittadini utenti”. Segue una lunga lista di problemi. “Livelli di prestazioni al di sotto dello standard minimo nazionale (come emerge dalle ultime verifiche ministeriali relative alla griglia Lea); primo posto per morti evitabili; mancata attivazione della rete Stroke, della rete trauma e della rete per le emergenze materno infantili. Prima regione italiana – prosegue l’elenco – per mortalità materna. Ultima per aspettativa di vita. Offerta sanitaria territoriale inesistente. Grave inadeguatezza dell’offerta di strutture residenziali per anziani, disabili e pazienti terminali. Pronto Soccorso cronicamente affollati e ridotti a dei veri e propri lazzaretti, dove non si riesce a garantire neanche la dignità e la pudicizia di morenti ed ammalati. Strutture ospedaliere non in possesso del requisito minimo per esercitare, ossia l’autorizzazione sindacale”. Non ultimi, ci sono “i gravosi oneri economici” a sostegno del servizio, con “addizionali Irap e Irpef più alte d’Italia, il superticket e tetti di spesa che si esauriscono così celermente da coprire solo un mese sui tre programmati, negando e pregiudicando soprattutto le fasce più deboli”. Un quadro a tinte fosche. “Si comprende, perciò, come il riequilibrio della gestione contabile, pubblicamente decantato dal Governatore/Commissario ad acta – aggiunge la missiva -, sia stato conseguito non solo a discapito dell’erogazione di cure essenziali, smantellando e svuotando gli ospedali, ma anche e soprattutto incidendo in maniera gravosa ed iniqua sui bilanci già esigui delle famiglie campane”.

 

LA RESA DEI CONTI. L’atto d’accusa prelude alla resa dei conti con De Luca, ma anche con l’alleato leghista, “quinta colonna” deluchiana al governo. L’arma finale è la norma “anti De Luca” approvata a dicembre, i cui termini imponevano di eliminare l’incompatibilità entro 90 giorni, ma “rispetto alla quale non si assumono le dovute decisioni”. Questo però sarebbe solo il primo step. I 5 stelle campani vogliono dall’esecutivo “più incisivi poteri di gestione e – chiarisce la consigliera regionale Valeria Ciarambino – di nomina dei dirigenti sanitari, mediante adozione di un decreto emergenziale, analogamente a quanto determinato per la Regione Calabria”. De Luca dentro o fuori: è pressing su Conte.

Gianmaria Roberti

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