Cgil Campania, i sindacalisti bassoliniani contro Susanna Camusso

 

I reduci guidati da Michele Gravano continuano a contestare il commissariamento

Negli ultimi mesi una sparuta pattuglia di ex dirigenti della Cgil Campana e partenopea, alcuni in pensione, altri ancora in attività  hanno scatenato una tempesta di attacchi e dure critiche alla leader nazionale, Susanna Camusso. Una guerra a colpi di post e di commenti sui social media(Facebook, twitter). Tanto livore.  La pattuglia di “reduci”, nella stragrande maggioranza composta da fan di Antonio Bassolino, sono “comandati” da Michele Gravano, ex funzionario di partito che per oltre vent’anni ha diretto l’organizzazione a Napoli e in Campania e altri sei anni in Calabria.

Gravano e la pattuglia di reduci bassoliniani non hanno mai perdonato a Susanna Camusso la scelta di commissariare la Cgil Napoli e Campana e la nomina di Walter Schiavella e Giuseppe Spadaro.

Una inevitabile scelta organizzativa.  La gestione Gravano ha lasciato pesanti eredità, un debito di 5 milioni di euro – sottolinea una dirigente di una importante categoria – Un milione di arretrati solo col consorzio di servizi per le pulizie. Tantissime le spese per inutili seminari e convegni, l’acquisto di libri illeggibili, le costosissime consulenze esterne,  le “sostanziose” spese di rappresentanza, le stratosferiche spese di telefoniche. Spese milionarie per il costo del  personale.  Una gestione dispotica che ha favorito il familismo e “buchi di bilancio milionari” – continua la  dirigente –  Legittimate, autorizzate  decine di assunzioni di parenti di dirigenti sindacali nel Patronato, Caf  e nelle strutture di categoria alimentando costi economici considerevoli”. Una gravissima situazione finanziaria che ha costretto gli attuali vertici dell’organizzazione a mettere in vendita il Palazzo di vetri di via Torino e trasferire gli uffici in un piccolo edificio in via Toledo, nel centro della Città.

Un trasferimento duramente criticato da Gravano e dai suoi fedelissimi. “Oggi si lascia questa storia, dopo averla commissariata  e si ritorna al centro a Via Roma –  scrive Gravano su facebook –  Nella parte di Napoli degli Uffici, del commercio consumistico e del turismo di massa, questa la scelta compiuta dalla Camusso. Senza più progetto, senza un simbolismo strategico, con la mortificazione nel cuore di tanti. Ora più che mai tanti auguri Cgil di Napoli”. Un post al veleno snobbato dai vertici dell’organizzazione.

Qualcuno nei corridoi ha sussurato: “Gravano critica la vendita del Palazzo? Senti da che pulpito viene la predica!” Perché tanto rancore? I bene informati sostengono che l’ex leader campano dopo l’esperienza calabrese avrebbe chiesto di dirigere la Cgil Pensionati nazionale. Una aspirazione subito stroncata dal gruppo dirigente nazionale. Tra i dirigenti nazionali, Gravano sarebbe stato sostenuto solo da Franco Martini, attuale componente della segreteria nazionale. Altri, a quanto pare avrebbero deciso di  non rispondere più al telefono.

 

Tantissime le critiche cje arrivano dagli impiegati e dai dirigenti “senza sponsor” che lavorano in Cgil contro il funzionario di apparato, fedelissimo di Bassolino. “Durante  il ventennio bassoliniano, la Cgil non svolse il  ruolo di associazione,  di organismo di difesa e di tutela dei diritti dei lavoratori ma si trasformò in una corrente di partito(la corrente bassoliniana), una appendice, una stampella dei governi cittadini e regionali, perdendo autonomia e indipendenza” – racconta una delegata.  “Le nostre sedi territoriali furono trasformate in comitati elettorali per le primarie, seggi elettorali, sedi di partito. E le spese di luce, gas, acqua, telefoni e altro, tutte addebitate alla nostra organizzazione” – afferma una sindacalista – Mentre la nostra organizzazione scompariva dai luoghi di lavoro, perdendo centinaia di  tessere tra i dipendenti del Comune di Napoli, alla Fiat, nelle piccole e grandi aziende private e pubbliche, diventando terza in Campania, scavalcata da Uil e Cisl”. I dirigenti sindacali che svolgevano il ruolo militante a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici furono silurati, licenziati, mobbizzati.

Clamoroso il licenziamento di Ciro Crescentini, vice segretario generale e dipendente della Fillea Cgil, il sindacato degli edili, uno dei più giovani dirigenti della Cgil.  “Mi licenziarono dopo due anni di vessazioni e d’isolamento – racconta Crescentini – La mia colpa? Denunciai senza esitazioni la violazione delle norme contrattuali e della sicurezza  nei cantieri edili, la commistione, le complicità tra gli organismi di vigilanza come gli ispettori del lavoro e delle Asl e le lobby di consulenti di lavoro. Mi occupavo di vertenze delicate mantenendo autonomia e indipendenza dai cosiddetti governi amici locali e regionali.  Sollevai pubblicamente la questione morale in Cgil.  Fui licenziato ed espulso dall’organizzazione. Utilizzarono goffamente formulette tipo ‘scadenza di mandato’, ‘normale avvicendamento’ – puntualizza Crescentini –  Fui reintegrato con una storica sentenza del Tribunale del Lavoro di Napoli e grazie all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. L’organizzazione fu condannata a  risarcirmi tre anni di stipendi e contributi previdenziali – continua Crescentini –  Gravano dichiarò pubblicamente di volere ricorrere alla Cassazione con l’obiettivo di ignorare, non rispettare la sentenza. Un comportamento da padrone delle ferriere – aggiunge Crescentini – La posizione di Gravano non fu assolutamente presa in considerazione. La sentenza fu rispettata grazie all’intervento di Susanna Camusso e del leader nazionale della Fillea Cgil, attuale segretario Cgil di Napoli,  Walter Schiavella”.

Oltre a Ciro Crescentini, furono tantissimi i dirigenti e gli attivisti sindacali  silurati e rimossi da Gravano e dai suoi fedelissimi segretari di categoria utilizzando la classica e ridicola formula del “normale avvicendamento”. Tanti i ricorsi in Tribunale. Tante le cause di lavoro. Invece, rimase al proprio posto o fece addirittura carriera chi fu coinvolto nelle parentopoli, casopoli, conflitti d’interesse, ruberie.  Gli enti bilaterali e le società miste diventarono veri e propri feudi familiari. Il figlio del segretario regionale della Fillea Cgil, Vincenzo Petruzziello fu assunto con il settimo livello alla Cassa Edile di Macerata Campania.  il genero del segretario del Sindacato Pensionati Cgil di Caserta fu sistemato alla Scuola Edile di Caserta, il genero e la rampolla di due responsabili di categoria Cgil di Napoli e della Camera del Lavoro di Caserta  assunti in altri due enti di casertani. Altri assunti e poi distaccati.  E non finisce qui. I  figli dei dirigenti sindacali furono collocati in alcune società esternalizzate dell’Alenia. I codici etici e i conflitti d’interesse caddero in prescrizione.  Lo statuto e la disciplina interna della Cgil vennero usati solo per espellere o zittire chi dissentiva o denunciava. Nessun investimento per il rinnovamento dei gruppi dirigenti. Pochissimi giovani. E i risultati negativi si sono visti a distanza di tempo. E’ 60 anni,  l’età media dei dirigenti di categoria e confederale. Un disastro.

Ora bisogna cambiare radicalmente. Chiudere con il passato.  “Bisogna uscire dai Palazzi, riconquistare gli spazi – ha più volte sottolineato la leader Camusso –  Questa è un’occasione non solo di risanamento, ma anche di investimento per Cgil napoletana e campana. Perché una struttura risanata è certamente più forte, più capace di affrontare le gradi sfide che ci attendono. E abbiamo bisogno di rimodulare la sua presenza, il suo ruolo e la sua funzione sulle aree più disagiate”

                                                                                                               Mauro Frallicciardi

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest