La denuncia di Alessandra Caldoro sul rimpallo tra Governo e Campania: Roma può attivare la procedura in piena autonomia.
Sale la tensione e si fa sempre più pesante il bilancio sociale nei Campi Flegrei dopo la violenta scossa di terremoto che lo scorso 31 luglio ha scosso la terra ed evidenziato la fragilità di un territorio che vive in costante simbiosi con il bradisismo. I dati aggiornati e diffusi dal Comune di Pozzuoli tracciano un quadro critico: gli edifici sgomberati sono ormai 125, per un totale di 729 nuclei familiari evacuati. Le persone assistite dall’amministrazione locale sfiorano quota duemila (1.995 complessivamente, di cui 1.843 in sistemazione autonoma, 85 accolte negli alberghi e 67 ospitate presso il PalaTrincone). A queste si aggiungono 780 richieste di Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS), che coinvolgono 2.033 cittadini, tra cui 376 ultrasessantacinquenni e 335 persone con disabilità.
Un supporto economico che può essere richiesto anche in assenza di un’ordinanza di sgombero formale, purché la necessità di abbandonare l’abitazione sia certificata da un fonogramma dei Vigili del Fuoco.

In questo contesto si inserisce il recente Decreto Legge Campi Flegrei (DL n. 144), che mette sul piatto 6 milioni di euro per il sostegno alle famiglie con abitazioni inagibili — con contributi variabili da 400 a 900 euro in base alla composizione del nucleo familiare — e uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro distribuito tra il 2026 e il 2027 per interventi di rafforzamento sismico. La percentuale di contributo per gli interventi di riqualificazione aumenta così dal 50% al 70%.
Vengono inoltre affidati fondi al commissario straordinario Fulvio Maria Soccodato per il ripristino delle reti idriche di Pozzuoli e Bacoli, mentre la messa in sicurezza dei costoni rocciosi passa sotto la gestione della struttura commissariale, seppur senza risorse aggiuntive dedicate. Il provvedimento si avvia ora all’esame del Parlamento per la conversione e l’eventuale discussione degli emendamenti.

Sul piano politico ed istituzionale, tuttavia, resta aperto il contenzioso sulla gestione complessiva della crisi e sulla dichiarazione dello Stato di Emergenza Nazionale. Un tema sul quale il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, propone un cambio di prospettiva radicale rispetto al dibattito con il Governo ed il ministro Nello Musumeci:
«Io ritengo che la priorità sia una legge speciale, su tutto il resto ne possiamo parlare con il Governo seguendo, come faro, il principio di leale collaborazione», ha dichiarato Fico a margine di un vertice al Centro Operativo Comunale di Pozzuoli. «Quello che succede qui purtroppo è la normalità per le persone, quindi noi dobbiamo riuscire a farle convivere con questo fenomeno, abbattendo maggiormente il rischio, tramite una legge di Stato, una legge speciale, che possa definire tutto quello che noi oggi conosciamo perfettamente».
Ad attaccare l’impostazione comunicativa ed istituzionale delle ultime settimane è anche l’attivista sociale Alessandra Caldoro, che solleva una precisa questione giuridica sulla normativa di Protezione Civile: «Premesso che per affrontare la situazione attuale non è affatto indispensabile lo stato di emergenza, continuare a far credere ai cittadini che l’unica strada sia aspettare la richiesta della regione Campania per dichiarare lo stato di emergenza significa dire una cosa semplicemente non vera», sottolinea Caldoro. «E qui ci sono solo due possibilità: o la politica non conosce come funzionano le leggi che essa stessa approva, oppure sta scientemente prendendo in giro i cittadini per scaricare il barile. In entrambi i casi la cosa è molto grave».
Richiamando l’articolo 24 del Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018), Caldoro evidenzia come la norma stabilisca che la proposta del Consiglio dei Ministri possa nascere «anche» su impulso regionale, una parola chiave che non attribuisce alcun monopolio di iniziativa alla Regione. «Quel “anche” è dirimente. La norma non attribuisce affatto un monopolio di iniziativa alla Regione: l’impulso primario spetta direttamente al governo centrale», conclude l’attivista. «Basta con il rimpallo delle responsabilità e con gli alibi da campagna elettorale. Fissarsi ossessivamente sulla richiesta dello stato di emergenza serve solo a spostare l’attenzione dai veri problemi. Sui Campi Flegrei servono responsabilità, prevenzione e risposte concrete per una comunità che chiede solo sicurezza».
Ciro Crescentini

