I delegati di Charleroi voltano le spalle al presidente del Senato, mentre Roma costruisce fake news e Landini si giustifica col cappello in mano
C’erano una volta la coerenza, l’orgoglio e la capacità di prendere una posizione netta. Oggi, al Bois du Cazier, durante le commemorazioni per il 70esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, sono rimasti soltanto i soliti rituali di facciata della destra e, cosa ancora più amara, la sconcertante timidezza del sindacalismo di casa nostra. La memoria dei 262 minatori morti nel 1956 – di cui 136 italiani inviati a morire nel buio in cambio di Carbone – meritava rispetto. E il rispetto, al Bois du Cazier, lo hanno preteso e difeso soltanto i sindacalisti belgi, mettendo a nudo per contrasto tutta la debolezza e la paura della CGIL.
Quando al podio è salito il presidente del Senato, Ignazio La Russa, i rappresentanti della Fgtb (il sindacato socialista belga) non ci hanno pensato due volte: gli hanno voltato le spalle. Un gesto pacifico, chiarissimo, rivendicato a testa alta dal segretario Vincent Pestieau: “Siamo contro la presenza dei partiti fascisti. Per noi Fratelli d’Italia è un partito di estrema destra e la sua presenza non è accettabile”. Nessuna ipocrisia, nessuna paura di risultare sgraditi. I sindacalisti belgi si chiamano ancora “compagni” senza vergognarsi e pretendono rispetto per la memoria dell’emigrazione e per i valori dell’antifascismo.
E la CGIL? Qui si consuma la vera nota dolente. Mentre la premier Giorgia Meloni si buttava a capofitto nella solita propaganda, diffondendo la notizia falsa che a protestare fossero stati i rappresentanti italiani per accusarli di disprezzo verso le istituzioni, Maurizio Landini e la CGIL si affrettavano a giustificarsi con il cappello in mano. Invece di cogliere l’occasione, rivendicare l’azione dei colleghi belgi e mandare loro massima solidarietà, la CGIL ha preferito puntualizzare quasi con timore: “Noi eravamo seduti più avanti, la CGIL non dà mai le spalle a nessuno”.
Una risposta che suona come una resa. Perché questo timore reverenziale? Perché il più grande sindacato italiano continua ad avere paura di mostrare i denti? La durezza e il rigore non sono un monopolio della destra; dovrebbero essere la prima risorsa di chi difende il lavoro. Di fronte a chi porta nel proprio bagaglio politico i busti del Duce e le commemorazioni dei repubblichini di Salò, la cortesia istituzionale smette di essere rispetto e diventa complicità. Far parlare di precarietà e di migranti chi su quei temi fa propaganda quotidiana è una provocazione che meritava una risposta forte, non una precisazione notarile.
I sindacalisti belgi hanno impartito una lezione di dignità politica, dimostrando che la tutela dei lavoratori non si fa con la diplomazia da salotto. La CGIL, invece di nascondersi dietro la scusa del “decoro”, dovrebbe prendere appunti. Continuare a subire la propaganda del governo senza mai alzare la testa non è senso dello Stato: è pura debolezza. E i lavoratori, in Italia come all’estero, meritano ben altro coraggio.
Ciro Crescentini
