Campania, gli ispettori del lavoro trasformati in consulenti e “conciliatori”: pochi controlli nelle aziende

Intanto aumenta lo sfruttamento dei lavoratori

Aumenta il lavoro nero, il lavoro grigio, la precarietà, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici a Napoli e in Campania. Un sistema attuato da imprenditori senza scrupoli interessati solo al guadagno, all’accumulazione dei profitti.

Un sistema, un’organizzazione produttiva che trasforma le persone in ‘schiavi moderni’. Un sistema che continua a dominare anche per la mancanza di controlli da parte degli organismi di vigilanza.

Gli ispettori del lavoro, per esempio sono scomparsi. Da settimane non vengono effettuati controlli nei cantieri edili, nei negozi, nei centri commerciali, nei bar, nelle pizzerie, nelle aziende della ristorazione. Complicato segnalare gli abusi e le violazioni delle norme contrattuali. Addirittura, bisogna compilare un modulo online senza garantire l’anonimato e la tutela del denunciante da eventuali rappresaglie imprenditoriali. Un disincentivo a denunciare gli abusi. Una volta acquisita la denuncia, l’intervento ispettivo viene effettuato dopo quattro mesi.  Una situazione insostenibile.

E non finisce qui. Gli ispettorati del lavoro, spesso, si trasformano in consulenti aziendali, avallando verbali di conciliazione e atti transattivi che legittimano notevoli danni economici per i lavoratori e un’inaccettabile violazione dei diritti.

Qualche esempio negativo? I verbali di conciliazione sottoscritti dai lavoratori nell’ambito di un trasferimento d’azienda tra due aziende partecipate del Comune di Napoli. Circa 300 lavoratori e lavoratrici dipendenti della società Napoli Sociale ceduti alla municipalizzata Napoli Servizi furono costretti a sottoscrivere un verbale presso la direzione territoriale del lavoro che sanciva la rinuncia dei diritti acquisiti. Una situazione gravissima e paradossale. L’avvocata  del lavoro,  Giuliana Quattromini procuratrice e difensore di alcuni  ex Napoli Sociale inviò una nota ai vertici locali e nazionali dell’ispettorato.

Secondo quanto riferito dagli assistiti della sottoscritta, con la firma di tale verbale essi sono stati costretti a rinunciare a far valere nei confronti della cessionaria Napoli Servizi i crediti e di tutti gli altri diritti maturati verso la cedente Napoli Sociale – evidenziava l’avvocata Quattromini – il tutto senza alcuna reale contropartita . Sempre secondo quanto riferito dai lavoratori, la costrizione è consistita nella prospettazione, rivolta ad essi da Napoli Servizi, di un male ingiusto e notevole, ossia nella prospettazione di non farli più lavorare con Napoli Servizi medesima”.

Un gruppo di 30 lavoratori firmarono l’atto transattivo, ma si  autodenunciarono dichiarando di non condividere i contenuti del verbale e di firmarlo solo perché costretti dalla necessità di mantenere il proprio posto di lavoro. Dopo qualche mese furono presentati ricorsi al Tribunale del Lavoro. I ricorsi furono accolti dai giudici, i verbali di conciliazione annullati. I vertici locali e nazionali dell’Ispettorato del Lavoro non attivarono iniziative adeguate per dare seguito alle segnalazioni e denunce delle lavoratrici firmatarie dei verbali di conciliazione.

L’8 marzo del 2019 i  “pubblici ufficiali” del Ministero del Lavoro risposero  all’avvocato Quattromini utilizzando il solito linguaggio burocratese: “I lavoratori sono stati edotti del contenuto  del verbale che avrebbero sottoscritto in quella sede, avendo modo di acquisire consapevolezza, nell’ambito della discussione aperta dei singoli aspetti dell’intesa oggetto della controversia con particolare riferimento al carattere definitivo dalla soluzione data alle questioni poste e, conseguentemente, alla inoppugnabilità della conciliazione”.

Comportamento da novelli Don Abbondio. Comportamento pilatesco.

CiCre

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