Camorra e narcotraffico, 27 misure cautelari tra i clan della faida di Scampia

Le indagini riguardano l’alleanza tra i clan Di Lauro e Vanella Grassi

Ci sono due finanzieri ritenuti collusi tra le 27 persone arrestate nel blitz di polizia e guardia di finanza contro i clan camorristici Di Lauro e Vanella Grassi, protagonisti della terza faida di Scampia. Claudio Auricchio, 40enne di Nocera Inferiore, accusato di aver fatto parte della Vanella Grassi e aver finanche partecipato al commando che 5 anni fa tentó di uccidere Giovanni Esposito del clan Abbinante, cosca nemica. Auricchio, come il collega Giacomo Baldassi (che risponde di traffico di stupefacenti), fu già arrestato nel febbraio di due anni fa in provincia di Foggia: i due militari, in forza al reparto speciale dei Baschi Verdi di Napoli, furono sorpresi a bordo della loro auto con circa venti chili di hashish. Per loro scattò la sospensione dal servizio.  Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea (23 in carcere e 4 ai domiciliari), anche anche Salvatore Di Lauro alias terremoto, uno dei dieci figli del capoclan Paolo Di Lauro.

 

 
Le indagini che accendono i riflettori sul patto tra i Di Lauro e i Vanella Grassi, cosche di Secondigliano un tempo in guerra. Di Lauro jr sarebbe stato a capo dell’alleanza per il narcotraffico dei due clan, una sorta di joint venture che inondava di droga Napoli, la provincia e anche il nord della Puglia. Tra i clienti anche i clan dell’area occidentale del capoluogo, come i Pesce-Marfella di Pianura. Un business con molte ramificazioni, che si contrapponeva agli scissionisti del cartello Abete-Abbinante-Notturno. Una guerra sanguinosa, passata agli archivi come Terza faida di Scampia, iniziata nel 2012 e che lasciò molti cadaveri per terra. Ai 27 indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico di droga al tentato omicidio pluriaggravato, dall’estorsione al favoreggiamento e alla detenzione illegale di armi.

 

 

Nell’ordinanza è ricostruita la fase nella quale il clan Di Lauro si riavvicinò alla Vanella Grassi nel tentativo di eliminare gli storici nemici degli Abete-Abbinante, che nel 2004, assieme agli Amato-Pagano diedero il via alla scissione all’origine della prima faida, quella con 84 vittime in sei mesi. Fu Marco Di Lauro, latitante da oltre dieci anni, ad andare direttamente nel quartier generale della Vanella Grassi a parlare con i vertici dei cosiddetti “Girati”. Appianarono i conflitti sorti dall’omicidio di Antonello Faiello, ucciso il 14 aprile nel 2011. Lui era un fedelissimo di Raffaele Di Lauro, presente la sera dell’omicidio, ma graziato in quanto figlio del boss noto come Ciruzzo ‘o milionario. Colpito dalla misura cautelare anche Umberto Accurso, un tempo reggente della Vanella Grassi: è il giovane boss che avrebbe ordinato di sparare – la notte tra il 19 e il 20 aprile 2016 – contro la caserma dei carabinieri di Secondigliano, per vendicarsi dello Stato che gli aveva sottratto i figli con lo scopo di difenderli da ritorsioni dopo il pentimento del fratello. Non solo droga. Se gli stupefacenti erano il cuore degli affari tra clan, non venivano trascurati nemmeno i furti con gli il “cavallo di ritorno”, il riscatto chiesto in cambio della restituzione di auto e moto rubate nell’area nord di Napoli.

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