Barista uccisa nel Casertano, arrestati due fratelli di San Cipriano

Contrasti economici il movente ipotizzato dagli inquirenti per l’omicidio di Mariana Veronica Sologiuc, la rumena trovata cadavere nel maggio scorso nelle campagne di Villa di Briano

AVERSA –  Gestiva un bar a Parete, nel Casertano, e il suo cadavere fu trovato nella notte tra il 19 e il 20 maggio scorsi, con tre ferite alla testa provocate da proiettili di una pistola calibro 7,65. La sua auto venne incendiata e abbandonata in una località limitrofa. Svolta nelle indagini per l’omicidio di Mariana Veronica Sologiuc, la rumena rinvenuta cadavere nelle campagne di Villa di Briano. Sono stati arrestati Cipriano e Arturo Cioffo, due fratelli di San Cipriano d’Aversa, di 35 e 39 anni, indagati per omicidio aggravato, porto e detenzione illegale di arma da fuoco e incendio doloso aggravato. La Procura di Napoli nord, che ha chiesto e ottenuto dal gip la misura cautelare, ipotizza il movente di contrasti per interessi economici di natura illecita.

 

L’INDAGINE – L’indagine dei militari dell’Arma di Aversa, si è conclusa lo scorso settembre e si è svolta attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e una perquisizione a casa dei due fratelli che vivevano insieme in una villa bifamiliare. Secondo gli inquirenti, la donna aveva con i due assassini un rapporto di interessi illeciti, soprattutto truffe assicurative e traffico di autovetture, gestiti nel suo bar, e aveva una relazione con Cipriano Cioffo, uno dei due indagati. Sarebbe stata uccisa per un contrasto nato da questi rapporti. In particolare per un debito nei confronti dei due fratelli. A essere ascoltate dai carabinieri come testimoni anche le mogli degli arrestati. Gli investigatori hanno esaminato i tabulati dei telefoni della vittima e dei due fratelli, e le immagini di alcune telecamere nei pressi del luogo del delitto e dell’abitazione dei Cioffo. Dai controlli sono emersi i contatti telefonici con la Sologiuc poco prima dell’omicidio e il passaggio delle loro autovetture nella zona del Santuario. “Allora che devo fare, lo devo uccidere come ho fatto per la donna di Villa di Briano”. E’ una delle intercettazioni su cui si basa l’ordinanza cautelare che portato al provvedimento restrittivo. “Hanno cercato di mettere in piedi una esecuzione – sostiene il procuratore capo Greco – cercando di depistare le indagini sia bruciando l’auto, sia nella modalità dell’omicidio che nel mettere in bocca alla donna un anello con testa di serpente rinvenuto durante l’autopsia”. Nel corso di una perquisizione a casa dei Cioffo è stata trovata anche una scarpa, all’interno della cui suola vi erano documenti appartenenti alla vittima, due codici pin e una tessera sanitaria. Sulla scarpa, così come sul cruscotto dell’auto di Cipriano Cioffo, sono emerse tracce biologiche sia della 35enne che degli indagati. Dalle intercettazioni è emersa anche la preoccupazione espressa dai due fratelli per le indagini e in cui facevano riferimento alla benzina utilizzata per incendiare l’auto e alle scarpe.

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