I movimenti difendono l’azienda speciale idrica e accusano il Comune di voler smantellare l’esperienza nata dopo il referendum del 2011
A Napoli cresce la protesta dei comitati per l’acqua pubblica contro la possibile trasformazione di ABC Acqua Bene Comune Napoli da azienda speciale a società per azioni interamente pubblica. In piazza e nelle assemblee cittadine molti parlano di “privatizzazione dell’acqua”. Ma cosa sta succedendo davvero?
La questione nasce dal Decreto legislativo 201/2022 approvato dal governo di Mario Draghi nell’ambito delle riforme collegate al PNRR.
Ieri pomeriggio i comitati per l’acqua pubblica hanno manifestato davanti alla sede del Comune di Napoli contestando apertamente il sindaco Gaetano Manfredi e accusando l’amministrazione di voler smantellare l’esperienza di ABC nata dopo il referendum del 2011.
Che cos’è il decreto 201/2022
Il decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 16 dicembre 2022 e pubblicato pochi giorni dopo in Gazzetta Ufficiale. Non si tratta di una legge votata direttamente articolo per articolo dal Parlamento ma di un decreto legislativo emanato dal governo sulla base di una delega parlamentare.
La maggioranza che sosteneva il governo Draghi comprendeva Partito Democratico Movimento 5 Stelle Lega Forza Italia Italia Viva mentre Fratelli d’Italia era all’opposizione.
Il decreto nasce con l’obiettivo dichiarato di riordinare i servizi pubblici locali come acqua rifiuti trasporti energia e altri servizi considerati economicamente rilevanti.
Il decreto impone davvero la privatizzazione?
No. Nel testo non esiste alcuna norma che dica esplicitamente che le aziende speciali devono diventare S.p.A. oppure che l’acqua debba essere privatizzata. Le aziende speciali previste dal Testo Unico degli Enti Locali continuano infatti a esistere. Ma il punto centrale è un altro.
Il decreto introduce regole molto più rigide per la gestione dei servizi pubblici locali “a rete” cioè quei servizi strutturati su infrastrutture complesse come il servizio idrico integrato. Secondo l’interpretazione adottata dal Comune di Napoli e da diversi tecnici del settore il nuovo quadro normativo rende molto difficile mantenere il modello dell’azienda speciale nel caso dell’acqua pubblica.
Nei documenti ufficiali del Comune si legge infatti che il modello di azienda speciale “non risulta compatibile” con l’articolo 14 del decreto legislativo 201/2022 per i servizi pubblici a rete. In altre parole il decreto non ordina direttamente la trasformazione ma crea condizioni normative che spingono gli enti locali verso società di capitali anche totalmente pubbliche.
Il parere di Alberto Lucarelli: “Non esiste alcun obbligo di trasformazione”
Ma questa interpretazione viene contestata duramente dal professor Alberto Lucarelli tra i principali teorici italiani dei beni comuni e tra gli artefici politici e giuridici della nascita di ABC. Secondo Lucarelli il decreto Draghi non obbliga affatto Napoli a trasformare ABC in una S.p.A.
Il giurista sostiene che l’azienda speciale continua a essere prevista dall’ordinamento italiano che il decreto 201/2022 non la abolisce e che non esiste alcuna norma che vieti esplicitamente l’utilizzo dell’azienda speciale nel servizio idrico. Il cuore dello scontro riguarda l’interpretazione dell’articolo 14 del decreto.
Secondo Comune e consulenti il nuovo sistema limiterebbe le aziende speciali ai servizi non “a rete” e quindi l’acqua pubblica non potrebbe più essere gestita con quel modello. Lucarelli invece contesta questa lettura.
La sua tesi è semplice. Se il legislatore avesse voluto eliminare definitivamente le aziende speciali nel servizio idrico avrebbe dovuto scriverlo chiaramente. Nel decreto non viene abolito l’articolo 114 del TUEL che disciplina le aziende speciali non viene introdotto alcun divieto espresso e non viene scritto da nessuna parte che l’unica forma possibile sia la S.p.A. Per questo secondo il professore si starebbe trasformando una scelta politica in una presunta necessità tecnica.
Il referendum del 2011 e il tema dei beni comuni
Nel ragionamento di Lucarelli pesa anche il referendum sull’acqua pubblica del 2011. Secondo questa impostazione quella consultazione popolare ha espresso una volontà politica e costituzionale precisa e le norme successive dovrebbero essere interpretate in modo coerente con il principio della gestione pubblica dell’acqua.
Se esistono più interpretazioni possibili del decreto dovrebbe prevalere quella più favorevole alla tutela del bene comune. Non è un caso che ABC sia diventata negli anni un simbolo nazionale dell’acqua pubblica.
Nel 2012 l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi De Magistris trasformò infatti la vecchia ARIN S.p.A. in azienda speciale pubblica proprio per sottrarre il servizio idrico alle logiche societarie e di mercato.
La vera domanda: una S.p.A. pubblica resta davvero pubblica?
L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi respinge le accuse di privatizzazione. Secondo il Comune il servizio resterebbe interamente pubblico la nuova eventuale società sarebbe “in house” cioè controllata totalmente dall’ente pubblico e il cambiamento servirebbe soltanto a rispettare il nuovo quadro normativo. Ma i comitati temono che il passaggio a una S.p.A. anche se inizialmente pubblica al 100% possa aprire in futuro all’ingresso dei privati.
Ed è proprio qui che si concentra la critica di Lucarelli. Secondo il giurista la forma societaria introduce inevitabilmente logiche aziendalistiche e di mercato riduce gli spazi di partecipazione democratica e rende più semplice nel tempo l’apertura ai capitali privati. Per questo secondo i movimenti per l’acqua pubblica la battaglia su ABC non riguarda soltanto una forma giuridica. Riguarda una domanda più profonda: l’acqua deve essere gestita come un bene comune oppure come un servizio organizzato secondo logiche societarie?
Uno scontro destinato a diventare nazionale
La vicenda di Napoli rischia oggi di diventare un caso nazionale. Da una parte ci sono le amministrazioni e i tecnici che ritengono inevitabile adeguarsi al nuovo quadro normativo imposto dal decreto 201/2022.Dall’altra ci sono giuristi, movimenti e comitati che sostengono invece l’esistenza di margini legali e costituzionali per difendere il modello dell’azienda speciale pubblica.
Il vero nodo dunque non è soltanto tecnico o amministrativo. È profondamente politico. La trasformazione di Abc in Spa è parte integrante del cosiddetto patto/pacco per Napoli siglato tra il sindaco Gaetano Manfredi, governo Mario Draghi, Movimento 5 Stelle. Partito Democratico e dall’accordo politico tra l’attuale amministrazione comunale e il governo di Giorgia Meloni.
Ciro Crescentini

