Dopo Ungheria e Polonia, ora tocca al nostro Paese. Il governo italiano smentisce. Senza prove e senza avvisi, il leader ucraino lancia accuse nel vuoto
Volodymyr Zelensky torna a far parlare di sé, ma questa volta non per motivi militari, bensì per un post pubblicato sui social che ha sollevato un’ondata di perplessità e irritazione tra le capitali europee. Secondo il presidente ucraino, “l’Italia potrebbe essere il prossimo obiettivo” di presunte incursioni con droni russi. Nessun dettaglio, nessuna prova, nessuna comunicazione preventiva con il governo italiano: solo una dichiarazione a effetto lanciata nel vuoto, che ha messo in allarme la stampa e spiazzato le istituzioni.
A Roma, l’uscita è stata accolta con fastidio. Le autorità italiane non hanno ricevuto alcuna segnalazione ufficiale che giustifichi simili timori. L’ipotesi di una minaccia concreta al nostro spazio aereo viene definita “non realistica”. Di fronte a uno scenario così delicato, non è tollerabile che questo personaggio lanci messaggi allarmistici senza alcuna prova. Il suo scopo è alimentare solo tensione e provocare uno scontro tra Nato e Russia.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha mantenuto una linea prudente ma chiara: l’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina, ma non è disposta a farsi trascinare in una narrazione allarmistica e priva di fondamento. Tajani ha ribadito che l’Italia “non è nemica di nessuno” e che il suo ruolo è quello di costruire pace, non di alimentare una spirale di tensione incontrollata. Il governo italiano sostiene Kiev, ma chiede trasparenza, concretezza e soprattutto rispetto delle regole della comunicazione internazionale.
A peggiorare il quadro si aggiunge la crisi diplomatica tra Kiev e Budapest. Zelensky ha accusato anche l’Ungheria di aver violato lo spazio aereo ucraino con un drone militare. L’accusa, anch’essa priva di prove pubbliche concrete, ha fatto infuriare il governo ungherese. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha reagito duramente, accusando Zelensky di “aver perso la testa” e di essere ossessionato dall’Ungheria. Dall’entourage del premier Viktor Orbán si parla apertamente di provocazione e disinformazione. L’Ucraina, secondo Budapest, tenta di usare la tensione come arma politica per indebolire chi non si allinea totalmente alla sua strategia bellica.
Anche la Russia ha voluto dire la sua. Dal palco dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha negato categoricamente che Mosca abbia mai preso di mira Paesi europei, inclusi quelli della NATO o dell’Unione Europea. Secondo Lavrov, eventuali incidenti non fanno parte di alcuna strategia offensiva e non esiste alcuna intenzione ostile verso l’Europa. Parole che, seppur pronunciate da una fonte evidentemente di parte, mettono comunque in discussione la retorica allarmista che Kiev continua a promuovere.
Quello che emerge con crescente chiarezza è un atteggiamento comunicativo da parte di Zelensky sempre più improntato alla drammatizzazione. La sua narrazione si sta trasformando in una macchina propagandistica che punta a evocare paure diffuse per ottenere attenzione, supporto politico e aiuti militari. Ma questa strategia, fondata più sull’effetto emotivo che sui dati, rischia di danneggiare l’immagine dell’Ucraina proprio nel momento in cui servirebbe maggiore credibilità.
Il sostegno occidentale non è infinito e non può essere dato per scontato. Le opinioni pubbliche europee cominciano a manifestare segni di stanchezza, e i governi non possono più ignorare le richieste di maggiore trasparenza. Zelensky dovrà scegliere se continuare sulla strada della retorica a effetto, o se tornare a un linguaggio responsabile e rispettoso dei partner internazionali.
La credibilità non si conquista a colpi di tweet allarmisti e la disinformazione, ma dimostrando affidabilità, rigore e rispetto per le istituzioni con cui si chiede di collaborare. E soprattutto impegnandosi nel favorire negoziati di pace con la Russia.
Red

